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feb
2018
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"L'adozione? Un'altalena di emozioni"

La storia di papà Giuseppe e mamma Claudia e i loro bimbi provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Vietnam

"L'adozione? Un'altalena di emozioni"
Foto: Mamma Claudia e papà Giuseppe con i piccoli Marina e Matteo
05 feb 2018

“L’adozione? Un’altalena di emozioni”. Così Giuseppe, 44 anni, impiegato in una società di telecomunicazioni, riassume la propria esperienza. Era il 2008 quando lui e la moglie Claudia, 45 anni, impiegata in un’università salesiana, decidono di intraprendere il percorso adottivo. Passano quattro anni prima della partenza per la Repubblica Democratica del Congo – assistiti da un altro ente autorizzato – dove abbracciano la loro Marina, che all’epoca aveva due anni e mezzo. “Ansia, paura, insicurezza – prosegue – questi erano i nostri stati d’animo, ma tutti largamente preventivati. Un’esperienza indimenticabile, che ci ha cambiato la vita”. Una volta rientrati in Italia, nel 2012, i due coniugi di Romasposati dal 1998 – decidono di voler adottare un secondo bambino. “Purtroppo il nostro decreto era per un solo minore – svela – così abbiamo dovuto ripartire da capo”. Giuseppe e Claudia vorrebbero ritornare in Africa. Purtroppo, però, arriva il blocco delle adozioni internazionali voluto da Kinshasa ed i tempi si allungano. Così i due sono costretti a cambiare percorso. “L’ente con cui abbiamo concluso la prima adozione e a cui ci siamo rivolti inizialmente per la seconda – racconta – ci ha consigliato di rivolgerci al NAAA. Ci siamo fidati ed è andato davvero tutto bene”. Giuseppe e Claudia affidano il proprio mandato al NAAA e dall’Africa si spostano nel sud-est asiatico, in Vietnam, dove ad aspettarli c’è Matteo, due anni compiuti a metà dicembre. “Il nostro rientro in Italia era previsto a Pasqua – dice – invece siamo arrivati con qualche mese di anticipo. Meglio di così proprio non poteva andare”. Sono passate tre settimane dal ritorno a casa. “Marina è molto contenta – conclude – gelosa al punto giusto, com’è normale che sia. Il piccolo sta iniziando ad ambientarsi, ma sta bene. Siamo davvero felici di aver voluto andare avanti e affrontare anche questo secondo percorso. Siamo stati seguiti in tutto e per tutto dagli operatori e dai professionisti del NAAA: quando non si è soli, non c’è nulla di insormontabile. Il confronto e la condivisione aiuta molto".