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Microcredito: come funziona.

Lettera22 - 14.10.06

21 ott 2006
Prestare in piccolo per pensare in grande. Si potrebbe riassumere così la filosofia del sistema di microcredito inventato dal bengalese Muhammad Yunus, fresco vincitore del Nobel per la pace. Il sistema è semplice: finanziare piccole attività economiche con somme ridotte, riducendo così il rischio di insolvenza e sostenendo lo sviluppo. L'obiettivo dei mini prestiti è quello di incoraggiare le migliaia di piccole attività rurali e urbane svolte dai più poveri, per i quali è impossibile rivolgersi alle banche tradizionali senza poter offrire garanzie concrete. L'ammontare medio dei crediti, nei paesi in via di sviluppo, si aggira intorno ai cento dollari. L'idea ha avuto tanto successo che la storia di Yunus diventerà presto un film. Il regista palermitano Marco Amenta ha infatti acquistato un anno fa i diritti de “Il banchiere dei poveri”, il libro autobiografico in cui il premio Nobel racconta la sua avventura. Ma qual è la genesi del microcredito? La ragione di fondo si ritrova spulciando tra le statistiche ufficiali: secondo lo United Nations Development Program (Undp), il 20% più ricco della popolazione ottiene il 95% del credito mondiale. Insomma, si presta quasi solo a chi i soldi già ce l'ha, perpetuando un circolo vizioso che allarga il divario tra nord e sud del mondo. Lo strumento si è presto diffuso dal Bangladesh in altri paesi, con esperienze di successo in Bolivia, Uganda, Cambogia, Filippine e Mozambico. Ma ormai il microcredito è diffuso in tutto il mondo (sono più di 7mila le istituzioni di microfinanza) ed è in continua crescita. La diffusione per continenti vede al primo posto l'Asia, seguita dall'Africa e dall'America latina. Anche in Italia, dove il volume complessivo dei prestiti si aggira intorno ai 75,6 milioni di euro per oltre 7mila beneficiari, il microcredito è in ascesa. Questo tipo di prestito si propone quindi come un vero e proprio strumento di sviluppo, inteso a invertire i meccanismi tradizionali dell'economia e a dare ai più sfortunati un'opportunità. La formula di finanziamento è adatta, in particolare, a sostenere le attività delle donne, spesso condotte nei ritagli di tempo lasciati liberi dagli impegni familiari. Sono oltre 66 milioni le donne che nel mondo beneficiano di prestiti ad hoc. Grazie al microcredito, secondo le Nazioni Unite, lo status sociale di molte di loro è molto migliorato e il gentil sesso ha acquisito fiducia e maggiore intraprendenza. Non mancano però le critiche al microcredito. I detrattori ricordano che tale sistema ha successo solo in un contesto di sviluppo generale e di trasformazione industriale dell'economia. Proprio le condizioni che a volte mancano in molti paesi africani, asiatici o latinoamericani. C'è poi chi punta il dito sui tassi di interesse troppo alti e sulla scarsa trasparenza di alcune banche, poco disposte a permettere verifiche sui dati forniti. Le critiche hanno dato il via a un dibattito ancora in corso tra tecnici del mondo della cooperazione. Ciò nonostante, resta la forza innovativa del microcredito, che è nato in uno dei paesi più poveri del mondo per poi affermarsi a tutte le latitudini. Lettera22 - 14.10.06