Dopo mesi di attesa, di suppliche e di appelli il governo di Phnom Penh ha sbloccato la situazione «Concluso un incubo».
La mail è arrivata in redazione pochi giorni fa: «Parto il 29 luglio. Fra meno di un mese abbraccerò il mio cucciolo», scriveva Marco Biella ad Avvenire. Così è finalmente arrivato, il momento – lungamente atteso – di prendere l’aereo, andare in Cambogia, diventare finalmente una famiglia di cui anche Pheara, 3 anni e mezzo, faccia parte a pieno titolo. Il 'caso Cambogia', di cui avevamo scritto all’inizio del gennaio 2010, sta pian piano giungendo a soluzione. Erano 150, le coppie che si erano viste bloccare le pratiche a causa di una nuova legge che poneva restrizioni all’adozione internazionale: esclusi gli aspiranti genitori che già hanno un figlio, o che hanno più di 45 anni, esclusi anche i bimbi con più di 8 anni. Una 50ina di coppie, come Marco Biella e la moglie, avevano già l’abbinamento, cioè un nome, una foto, un bambino in carne e ossa che aveva lo status di figlio, almeno sulla carta. A gennaio la situazione sembrava disperata, gli aspiranti genitori adottivi temevano di dover ricominciare tutto da capo, con l’amarezza di sapere che nel frattempo quel figlio tanto atteso cresceva da solo in un orfanotrofio. Le 150 coppie si erano appellate a Napolitano, chiedendo un suo intervento con il governo cambogiano perché almeno per le pratiche già avviate rimanesse valida la vecchia legge sull’adozione. In silenzio la diplomazia si è mossa, il governo italiano è intervenuto con quello del Paese asiatico e lo scorso marzo una legge cambogiana ha risposto alle attese delle 150 coppie. Alla spicciolata sono state concluse alcune pratiche e a tutt’oggi 6 bambini sono già entrati in Italia, altre coppie si trovano nel Paese asiatico e altre ancora partiranno nei prossimi giorni. Per una 50ina di loro, quasi tutte seguite dagli enti Cifa, Apa e Comunità di Sant’Egidio, il traguardo è vicino. Restano incerte le sorti delle altre, anche se è stato loro assicurato che entro la prossima primavera tutte le coppie avranno il loro bambino. Certo resta qualche incomprensione sui criteri per i quali alcune pratiche sono state sbloccate e altre no. Non tutto è trasparente, nel sistema delle adozioni in Cambogia, e per questo gli operatori hanno accolto con favore la nuova legge che dovrà mettere ordine e fare pulizia di tanti abusi. Nei giorni scorsi il Naaa, ente autorizzato con sede principale a Ciriè (Torino), ha scritto una lettera al presidente della Commissione per le adozioni internazionali (Cai), Carlo Giovanardi, lamentando di non avere risposte da dare a 9 coppie che hanno già l’abbinamento da due anni. A quando anche per loro arriverà il giorno di salire su un aereo per la Cambogia?
fonte: http://avvenire.ita.newsmemory.com/ di
Antonella Mariani
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