di Maria Pia e Pier Claudio Marenco Galleggiamo immobili,
l'aria e' quieta nella penombra del mattino. Sotto di noi il mare di nubi; manca
poco ormai, ho seguito la rotta sul video per quasi tutta la notte ed ora,
all'orizzonte, le vette maestose dell'Himalaya danno il benvenuto...
Finalmente Nepal, finalmente Sarsoti'. Da alcune settimane mi porto a spasso
un'ansia, un'emozione, un pensiero fisso, in breve, un nodo allo stomaco.
Dissimulavo vivendo normalmente e, con la scusa della passione per la bici, in
questo periodo ho macinato piu' chilometri di Coppi, la concentrazione e la
stanchezza fisica scioglievano il nodo di poco, per alcune ore, rendendomi
l'attesa della partenza piu' sopportabile.
Come sia possibile innamorarsi
immediatamente di un nome e di una fotografia non lo capisco, pero' e' successo.
Quando il Naaa ci ha chiamati, informandoci del possibile abbinamento con una
bimba dell'eta' di 4 anni, io e Maria Pia siamo rimasti per alcuni minuti in
silenzio, inebetiti, confusi da questa notizia tanto attesa eppure cosi'
improvvisa.
Anche l'attesa, quando dura qualche anno, puo' diventare
un'abitudine. Quattro anni, ecco la nostra paura: una bimba con un carattere, un
passato e dei ricordi, degli affetti a cui riferirsi, una lingua, una cultura,
una religione.
Potra' mai accettarci come genitori? Riusciremo a costruire un
rapporto vero? Ci amera'? Saremo in grado di dargli tutto l'amore di cui ha
bisogno? Ci siamo portati appresso questi pensieri per alcuni giorni, alternando
euforia e terrore, poi, al Naaa, ci siamo confidati con Cinzia che, con in mano
la busta contenente la fotografia, ascoltandoci pazientemente, confermava la
liberta' di scelta: tale doveva essere esprimendo con un si od un no la nostra
volonta'.
In quel momento abbiamo capito quanto veramente volevamo essere
genitori, al disopra di ogni dubbio, remora, incertezza, il desiderio e la
necessita' di amare un figlio era una realta' che non poneva la necessita' di
una scelta.
Per tutta la notte hai cercato ostinatamente un sonno che non
arrivava, ed ora finalmente ti vedo assopita. Conosco bene il tuo viso: in
questi dieci anni di vita insieme ho imparato a leggerti le emozioni e i
pensieri anche nelle espressioni piu' minute, nel tuo sonno senza quiete leggo
ora di questi tre anni trascorsi, del desiderio, dell'attesa esasperante, della
gioia ad ogni passo avanti e lo scoramento per le continue difficolta'.
Mi fa
rabbia pensare che l'adozione sia un percorso cosi lungo ed estenuante, come se
i genitori adottivi debbano dimostrare chissa' quali doti rispetto a chi, con un
gesto naturale, procrea senza relazioni dei servizi sociali e sentenze di
tribunali, documenti tradotti, giurati e asseverati, timbri, firme ed impronte
digitali di dritto e rovescio!
Ecco il verde brillante delle risaie intorno a
Kathmandu, le case, le strade, ora siamo cosi' bassi che posso scorgere sempre
piu' particolari di questo paesone cresciuto troppo, dove sei Sarsoti'?
Il mio
nodo allo stomaco e' un crampo ormai.
Un turbine di umanita' ci accoglie
all'uscita dell'aeroporto, bagagli, portabagagli, carretti, tutti intorno
vocianti, mani che chiedono mance: ma quanti sono? Pare che per ogni valigia ci
siano 4 facchini. Finalmente serrate le fila su di un piccolo e traballante
pulmino partiamo alla volta dell'hotel.
Kathmandu ti da' il benvenuto: il caos,
auto moto motocicli biciclette carri carretti di corsa o lenti autobus roboanti
e puzzolenti nuvole di fumo e gente, quanta gente! Qui si vive in strada, gente
che va e che viene, chi immobile guarda, facce sorridenti tristi indifferenti
osservano, dignita' e sofferenza piccoli negozi con grandi scritte
incomprensibili minuscole bancarelle vendono pannocchie di mais abbrustolite sul
fuoco li di fianco, donne eleganti in sari colorati camminano indifferenti nel
caos con una dignita' regale, altri rovistano nel sudicio dei rifiuti cercando
qualunque cosa possa essere recuperata, templi piccoli e grandi, logorati dal
tempo, Ganesh, e Shiva, Parvati e Budda con Bairab ( bianco o nero), Indra e
mille altri, chi prega assorto in strada nell'indifferenza o nella normalita'
offre fiori e incensi agli dei, piccole monete ai monaci e alle vacche annoiate
frutta e fiori (quando camminate per strada attenti a dove mettete i piedi
).
Quanti bambini! Giocano liberi e allegri nei cortili, come da noi nei nostri
ricordi, altri nelle botteghe dei falegnami, nei laboratori di tessitura o nelle
fornaci ad impilare mattoni hanno gia' terminato la loro infanzia per poche
rupie al giorno, un faccino moccioloso e sorridente mi guarda dal piccolo
finestrino di un'ansimante tuk-tuk.
Con un ultimo sobbalzo il pulmino si ferma
davanti all'ingresso dell'hotel.
L'attesa del direttore dell'Istituto e' carica
di ansia, che cosa ti avra' detto, mia piccola Sarsoti'? Oggi e' un giorno
importante, conoscerai i tuoi nuovi genitori, noi siamo preparati, siamo in due,
siamo adulti, dopo tre anni di attesa ora siamo felici d'incontrarti, ma tu? Tu
non hai chiesto tutto questo. Tua madre, tuo padre dove sono? Quante volte li
avrai cercati, pianto per loro, inutilmente atteso, desiderato l'odore
famigliare e rassicurante di tua madre. Il tuo bisogno d'amore ti spingera'
verso di noi o sentirai ancora piu' forte il dolore dell'abbandono?
Il sapore
amaro della solitudine, il vuoto infinito di chi sente il pianto, la paura ed il
freddo nell'anima perche' non conosce la parola orfano; ad un bambino sembra
impossibile che chi lo ha generato, nutrito e cresciuto per un po', lo abbia poi
abbandonato.
Dopo i convenevoli di rito ora siamo in viaggio verso l'istituto,
facce sorridenti e crampo allo stomaco. Un cancello metallico si apre sul
cortile del fabbricato: visita di rito, tanti bimbi: Sarsoti dove sei, non ti
vedo! Ultimo piano, terrazza, il direttore che ci precede si volta e indica
dietro di noi Sarsoti'. Piccina! Immobile nel tuo abitino bianco, con un broncio
lungo un metro e lo sguardo basso; il mio cuore e' fuori controllo, credo di
avere un sorriso ebete, non so come difendermi da questa emozione sconosciuta,
guardo Maria Pia: lei ti osserva con un'espressione dolcissima e commossa, poi
si accuccia, cerca delicatamente la tua mano, ti accarezza il capo e bacia
timidamente la guancia.
Immobile non reagisci, ma chissa' che cosa pensi. Io
provo ad accarezzarti ma temo di metterti ancor piu' in difficolta', mi sento il
cuore gonfio di emozione.
Per reagire a questa tempesta decido di nascondermi
dietro la telecamera e filmarti mentre Maria Pia cerca di fare breccia. Con
impegno filmo, scelgo inquadrature e primi piani, ma ahime' per l'emozione non
mi accorgo che la telecamera e' in "stand-by".
Una piccola bambolina
bionda ti apre un timido sorriso, rapide occhiate ci studiano furtive, una
caramella, i colori, ecco: inizia il gioco.
Accarezzi la tua bambolina mentre
Maria Pia scioglie la felicita' in un fiume silenzioso ed inarrestabile di
lacrime. Non vorrei far torto alla memoria delle tante cose belle che mi sono
successe nella vita, ma solo oggi ho provato un sentimento cosi' grande, lieve e
profondo al tempo stesso.
Come se tutto cio' che e' accaduto nei miei quarantuno
anni di vita passata trovasse soluzione logica in questo incontro, Un lieto fine
al quale io non sapevo di essere destinato e che ora attribuisce alla mia
esistenza un significato nuovo.
Guardo al passato con serenita', cosi' anche i
fatti che piu' mi hanno fatto soffrire ora appaiono sopportabili. Anche il
futuro sara' bello ora che siamo finalmente insieme, io, Maria Pia e Sarsoti' Il
mio unico rammarico e' quello di non poter condividere la mia gioia con mio
padre, spentosi improvvisamente in una tiepida giornata d'autunno di 14 anni fa.
Al NAAA un grazie di cuore per averci permesso di realizzare questo sogno.
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