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ott
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7 dicembre 1995 - 7 dicembre 1998, Serghei arriviamo

di Donatella ed Ernesto Carnovali

7 dicembre 1995 - 7 dicembre 1998, Serghei arriviamo
28 dic 2004

Finalmente era ora! Fra pochi istanti metteremo piede nel paese dove è nato nostro figlio. Alle nostre spalle abbiamo lasciato tre anni di traversie, di momenti belli e meno belli, ormai è tutto passato. Serghei stiamo arrivando, tutto il resto è ormai un ricordo sbiadito, tutto tranne il giorno che abbiamo saputo con certezza che c'eri, chi eri e com'eri. Un pomeriggio, il pomeriggio del 10 luglio, un venerdì, ci ha pervaso una sensazione bellissima, indescrivibile, una gioia che solo chi prima di noi ha provato può immaginare. Atterriamo, vento gelido, neve, l'immagine di Lenin di fianco alla scritta Aeroporto Rostov Sul Don, capeggia ben visibile davanti ai nostri occhi, militari in divisa, la divisa vista moltissime volte nei film e nei telegiornali, il simbolo sbiadito dell'ex partito comunista sui vetri dell'aeroporto: il sogno si sta avverando siamo in Russia, immaginavamo fosse proprio così, nei nostri sogni. Fuori oltre i controlli, Irina e Sasha ad aspettarci per condurci a casa della famiglia che ci ospiterà in questo nostro periodo di permanenza a Rostov. Il tragitto che ci separa dall'aeroporto all'abitazione della famiglia non ci permette di osservare nulla di particolarmente spettacolare, vuoi per l'ora tarda, vuoi perché i vetri del pulmino sul quale viaggiamo ha i vetri oscurati. Arriviamo a casa di mamma Irina, un agglomerato di palazzi dormitorio, identici a quelli che si vedono nelle periferie delle grosse città. La prima cosa che balza agli occhi nonostante l'oscurità, è la noncuranza esterna delle abitazioni, la mancanza di pulizia, la sporcizia e l'abbandono, cui sembrano tenuti da anni gli interni. Alcuni piani sembra siano disabitati. Mamma Irina ci accoglie a braccia aperte, abbiamo subito una buona impressione ci sentiamo a nostro agio con mamma Irina che ci mostra la nostra stanza, la sala da pranzo, il bagno: questa sarà casa nostra per tutta la durata del soggiorno. Trascurato e sporco l'ambiente esterno, pulito ed accogliente l'interno della casa, Serghei siamo più vicini. Ci addormentiamo stretti stretti e sereni, domani finalmente, potremo conoscere ed abbracciare il nostro bambino. E' già mattina mamma Irina ci ha preparato una buona colazione ed un ottimo pranzo, conosciamo Zina (la mamma di Irina), è molto in gamba, il tempo fortunatamente sembra volare. E' l'una, cominciamo a torturarci, il momento è vicino: facciamo avanti e indietro per la stanza un'infinità di volte, il bersaglio preferito è la finestra che da sulla strada per osservare se è arrivato il pulmino di Sasha che ci porterà dal nostro bambino. Abbiamo così il tempo ed il modo di osservare fuori dalla finestra, due bambini giocano con uno slittino, qui la neve non manca, il traffico all'apparenza sembra meno caotico che da noi, i palazzi intorno sono proprio brutti. Si vedono dei condizionatori, strano, chiedo a mamma Irina molto garbatamente mi fa capire che in estate, soprattutto nel mese di luglio la temperatura raggiunge i 40°. Le 14,30 non arrivano più. Per stemperare la tensione mamma Irina ci offre un caffè fatto con la moka e ci tiene sereni raccontandoci della sua famiglia. Finalmente Sasha e Irina arrivano, per portarci da Serghei, saliamo sul pulmino, si parte! Rostov non ci fa una brutta impressione, non si arriva più, attraversiamo un ponte dove sotto scorre un fiume "sarà il Don?", ci spiegano di no e che tutte le altre coppie che passavano di qua per la prima volta facevano la stessa domanda. Le strade sono brutte, il traffico intenso, si svolta a sinistra e si entra in una stradina stretta, dove ai lati si trovano dei caseggiati che sembrano dei depositi. Sasha fa manovra col pulmino, forse siamo arrivati. Sì, sembra proprio di sì, non ci siamo subito accorti di essere fuori dall'istituto forse perché l'immagine che c'eravamo dipinta dentro era completamente diversa. Probabilmente non entrando dall'ingresso principale il caseggiato che avevamo davanti agli occhi non dava l'impressione di assomigliare ad un istituto. Entriamo da una porticina, saliamo una rampa di scale, si odono bambini piangere e si sente forte l'odore della pappa. Arrivati in cima alle scale ci dicono di aspettare, vediamo passare infermiere e donne indaffarate, avanti ed indietro, c'è parecchia confusione in noi, da dietro una porta si sente piangere un bambino, sarà lui! Dopo qualche attimo si apre la porta dalla quale proveniva il pianto, scorgiamo un'infermiera con in braccio un bambino, si avvicina lentamente, si spalanca la porta e ci appare un bambino: il nostro bambino! Un brivido ci pervade, ci guardiamo intensamente negli occhi, è lui. Quante volte abbiamo immaginato e sognato questo memento ed ora è lì, davanti a noi, è tutto così incredibile! Lo prendiamo in braccio, piange ma è solo un attimo. C'indicano una stanza dove portare il nostro bambino per farlo giocare e soprattutto per fargli sentire il nostro calore ed affetto: è nostro. Rientriamo a casa da mamma Irina, ci sembra di camminare sull'acqua, telefonano da casa per avere notizie del nostro bambino, mangiamo, parliamo tra noi di quello che c'è appena successo: è già mattina. Questo è un giorno importante perché anche burocraticamente il bambino potrà essere nostro. Nel pomeriggio, peccato, potremo vedere Serghei solo per pochi attimi, ci sarà l'udienza in tribunale. Conosciamo Natascia, la traduttrice, insegna italiano nelle scuole ai ragazzi di Rostov. Il giudice sembra una persona gentile ed alla mano, l'udienza dura circa un'ora ma la cosa non ci pesa, dopo averci ascoltato, aver sentito la responsabile dell'istituto e gli altri funzionari statali presenti emette la sentenza d'adozione. Ora anche per la Federazione Russa il bambino è nostro. La commozione è tanta, non solo da parte nostra, il giudice abbandonando l'aula si trascina, impigliata fra la tonaca, la bandiera della Federazione. Via di corsa da Serghei anche se per poco, a comunicargli la lieta notizia SEI NOSTRO capirà!!!!!! Trascorriamo i restanti quattro giorni fremendo nell'attesa quotidiana dell'arrivo de pulmino che ci porta all'istituto da nostro figlio. Ci sentiamo a nostro agio a casa di mamma Irina, conosciamo sua figlia e la sua nipotina Ania. Fortunatamente grazie alla cordialità ed affabilità della famiglia che ci ospita il tempo trascorre serenamente, nonostante la nostra ansia quotidiana per andare da nostro figlio. Alla mattina usciamo da casa a fare quattro passi nel mercatino, entriamo a curiosare nei negozi, compriamo un giocattolo per il nostro Serghei ed un ciuccetto per vedere se non mette più il dito in bocca. Fuori fa freddo ma è sopportabile, notiamo una indifferenza incredibile fra le persone che incrociamo tra le strade, non tanto nei nostri riguardi ma soprattutto tra di loro. Incredibile stasera trasmettono alla TV russa Inter Real Madrid non si può perderla. E' già sabato dobbiamo lasciare da solo il nostro bambino per qualche giorno, il momentaneo distacco è molto toccante, siamo commossi e dispiaciuti, a risollevarci il morale ci pensa mamma Irina, in quanto è già al corrente sulla data del nostro ritorno per prenderci definitivamente il nostro bambino, fortunatamente è prima di quanto ci aspettassimo. La sera trascorre trascrivendo, nonostante le notevoli differenze di lingua, delle ricette di alcune pietanze che mamma Irina ci aveva preparato e che ci erano piaciute. E' stupendo Zina e mamma Irina che mimano l'azione di preparare dei cibi, mostrandoci i vari ingredienti e noi indaffarati nel comprendere e trascrivere il tutto. Domenica mattina: è ora si riparte, salutiamo mamma Irina e Zina, emozionandoci, ci hanno fatto sentire come a casa nostra. Fuori nevica e fa molto freddo. Il viaggio verso casa trascorre senza problemi. Siamo a casa, contiamo anche i minuti che ci separano dalla partenza per andare a prendere Serghei per non lasciarlo più. Mamma mia sembra che le ore non passino mai! Fortunatamente dopo un paio di giorni sono pronte le foto fatte in istituto, le divoriamo con gli occhi ripercorrendo emotivamente la settimana trascorsa a Rostov con il nostro Serghei. Sono emozioni bellissime che la passionalità e l'emozione che trasmettiamo nel descriverle, rendono a sufficienza quello che stiamo provando. Serghei grazie per quello che ci stai facendo provare, ti dobbiamo già tanto. I familiari, soprattutto, ma anche amici e conoscenti si compiacciono con noi osservando le foto del bambino: il nostro bambino. I nonni non stanno più nella pelle. I vestiti, i biberon, i pannolini, sembra che ci sia tutto, si riparte. Vediamo Mosca sotto di noi, atterriamo, saliamo su di una macchina che ci stava aspettando per condurci all'aeroporto da dove partono gli aerei per i voli interni. Incredibile come siano scorrevoli ed ampie le strade, sembra di essere in autostrada però non si vedono i caselli per pagare il pedaggio, il traffico è intenso ma molto scorrevole. La cosa singolare si era vista anche a Rostov, quando un auto, per un problema meccanico si ferma, non si accostano, come di solito si fa da noi sul ciglio della strada ma rimangono fermi nel punto dove l'automezzo si è fermato, sia che si trovi ad un incrocio in mezzo alla strada oppure in corsia di sorpasso, sono gli altri automobilisti che si devono preoccupare di evitare il mezzo fermo sulla carreggiata. Durante il tragitto che ci separa dall'altro aeroporto si notano tanti palazzoni ammassati uno di fianco all'altro e distese di spazi vuoti dove c'è il nulla. Arriviamo all'aeroporto per imbarcarci sull'aereo che ci porterà a Rostov, purtroppo c'è un problema tecnico, di conseguenza riusciamo solo dopo cinque lunghissime ora d'attesa a decollare. Dopo un paio d'ore di volo atterriamo, siamo stanchissimi ma strafelici, ad aspettarci nonostante il notevole ritardo ritroviamo i nostri Sasha ed Irina. Arriviamo a casa di mamma Irina che è già notte fonda, è sulla porta di casa ad attenderci: è bellissimo rivedersi. Porgiamo contentissimi a mamma Irina dei piccoli doni per lei e la sua famiglia, ci riempie di gratitudine; era il minimo che potessimo fare per ripagarla della meravigliosa ospitalità riservataci! E' già mattina fra un attimo il bambino sarà tutto nostro per sempre. Mamma Irina si ricorda di un piatto che c'era piaciuto tantissimo, lo ritroviamo per colazione. Il pulmino è arrivato, mamma Irina ci fa capire come sarebbe stupendo, se noi ritornassimo ancora per prendere un altro bambino quando Serghei sarà più grande. Sarebbe bellissimo per noi rivivere un'altra esperienza così coinvolgente, non fosse altro per il tempo che si prende la burocrazia. Spieghiamo a mamma Irina che per arrivare a dove ci troviamo adesso ci sono voluti tre lunghi anni, fra l'altro il fato ha voluto che partissimo per prendere il bambino esattamente il 7 dicembre, lo stesso giorno di tre anni fa quando è iniziato il nostro cammino per adottare un bambino.Ci salutiamo con un pizzico di commozione, si va a prendere Serghei… arriviamo all'istituto, saliamo di corsa, consegniamo i vestitini per vestirlo, espletiamo una piccola formalità burocratica, eccolo arriva … mamma mia com'è bello! Ci sorride, si ricorda di noi, ci sciogliamo come ghiaccio al sole, non ci ricordiamo già più delle lungaggini per preparare e consegnare i documenti, le corse al tribunale e i timbri e i bolli, le notti passate a pensare quando sarà, come sarà, ora è qui davanti a noi, dobbiamo solo prenderlo in braccio e stringerlo forte forte. Serghei sei una meraviglia! Si va in aeroporto per arrivare a Mosca.. Serghei fra un attimo comincerai a vedere il mondo! Sia sul pulmino che in aereo, il bambino è di una tranquillità stupefacente, mentre in precedenza in noi era forte la preoccupazione per come si sarebbe comportato in questo cambio d'abitudini giornaliere. Con noi a Mosca ci accompagna Irina che con la sua discrezione e capacità, ha fatto si che per noi tutto fosse semplice e senza intoppi, occupandosi oltre che dei documenti utili per l'adozione, anche delle nostre eventuali necessità. Atterriamo a Mosca dove ad attenderci troviamo un pulmino che con Irina ci porta in albergo. Le strade che conducono verso il centro della città sono trafficate, ma molto scorrevoli, è bello osservare dal vetro del pulmino con di fianco il nostro bambino. Arriviamo e ci sistemiamo nella stanza: è un ambiente confortevole, Serghei piange, avrà fame! Il giorno dopo portiamo i documenti in nostro possesso in Ambasciata. C'incamminiamo con il bambino verso l'ambasciata, Mosca è meravigliosa. Arriviamo, la immaginavamo diversa l'ambasciata, ci accoglie con simpatia il funzionario, consegniamo i documenti per la traduzione ed ascoltiamo le informative necessarie che ci saranno utili quando rientreremo in Italia, rimaniamo d'accordo di rivederci tra un paio di giorni per ritirare la nostra documentazione. Approfittiamo quindi del tempo che abbiamo per visitare Mosca con serenità e tranquillità, oramai è tutto a posto. E' stupendo camminare per le strade di Mosca con nostro figlio, chi l'avrebbe mai immaginato! Sarebbe un suicidio essere qui a Mosca e non andare a vedere la Piazza Rossa, il Cremlino: ci andiamo e ne rimaniamo estasiati, con la neve di contorno è magica, sembra di essere dentro ad un libro delle favole, i colori, l'architettura delle chiese che circondano la piazza, San Basilio è magnifica, il mausoleo di Lenin, le torri del Cremlino, Serghei avvolto nella sciarpa dell'Inter per tenerlo al caldo: è una giornata indimenticabile. Acquistiamo dei souvenir che riusciamo a pagare in lire, incredibile. Fa freddo ma tra noi tre sentiamo un calore reciproco, che ci rende immuni dal gelo. Mosca è molto affascinante, perlomeno le parti della città che siamo riusciti a vedere, con i suoi mercatini caratteristici, le bancarelle ed i chioschetti che puoi trovare nei sottopassi che vengono usati per poter attraversare gli incroci, la metropolitana rivestita in marmo è un incanto. E' bello passeggiare per le isole pedonali, entrare o solo soffermarsi ad osservare le vetrine dei negozi più caratteristici, entrare nei centri commerciali, osservare l'architettura dei palazzi governativi, sono veramente caratteristici. Sarà forse la presenza di Serghei che rende il tutto molto più godibile. Ci piace sia per il pranzo che per la cena, fare la spesa in un supermercato che si trova vicino all'albergo che ci ospita, assaggiare specialità della cucina russa che non sono tutto sommati disprezzabili ed anche convenienti per il nostro portafoglio, il che non guasta; i dolci sono di una bontà incredibile. Sembra di essere in un altro mondo, siamo a -18 ma non sentiamo freddo. I documenti sono pronti è tutto in ordine per rientrare tranquillamente a casa con il nostro bambino. Salutiamo Irina, che rientra a Rostov, è stata encomiabile, è il suo lavoro ma per noi lo attua anche con grande umanità e semplicità, trasmettendo ai futuri genitori un senso di grande tranquillità, GRAZIE IRINA. Ancora un giorno da trascorrere gironzolando per Mosca e poi finalmente si vola a casa. E' stato tutto fantastico, indimenticabile! Stiamo aspettando di salire sull'aereo che ci porterà a casa, è in ritardo ma non importa oramai il bambino è con noi. Stiamo per atterrare probabilmente stiamo sorvolando casa nostra, è fatta siamo arrivati, passiamo l'ultimo controllo e si apre davanti a noi la porta automatica dell'uscita: sono baci ed abbracci. Di corsa a casa, ci siamo riusciti, è stato tutto emozionante e stupendo. Ci sentiamo di ringraziare di cuore chi ci ha dato una mano per poter realizzare questo sogno, in modo particolare Rino, per averlo con il tempo saputo apprezzare come uomo e persona coerente, impegnata sul piano umano e morale a rendere il nostro sogno realtà, grazie. Per concludere, sarebbe stupendo un giorno poter ritornare a rivedere i luoghi ma soprattutto poter ritrovare le persone che in un modo o nell'altro hanno contribuito a far sì che la nostra favola diventasse realtà.