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Post adozione...

di Angelo Leva

Post adozione...
27 apr 2011

Il post adozione per noi nasce un attimo dopo avere stretto nelle nostre braccia la nostra piccola Minh Ha. Una piccolina sconosciuta veniva tra di noi e portava con sè poche cose: un vestitino pulito, un nome, un verbale di ritrovamento, due occhi che ci guardavano in silenzio mentre noi la sballottavamo di qua e di là per riempirla di baci. Eravamo in tre ad averla immaginata fino a quel momento, io mia moglie e la nostra figlia maggiore Gloria che in quel momento, era il 19 dicembre 2006, aveva 10 anni.

Penso che ognuno di noi tre avrà avuto percorsi diversi di immaginazione ma ci siamo sempre detti durante il percorso e l'attesa che non doveva essere diverso da una piccolina che nasceva dalla pancia, non avremmo saputo niente di lei, neanche del carattere, fino a quando non sarebbe venuta alla luce. Che fosse femmina non me l'aspettavo anche se noi avevamo detto al NAAA che non ci sarebbe interessato né il sesso né il paese e il continente di provenienza, che tanto ci saremmo appassionati di qualunque paese avesse dato la vita alla nostra bambina. Dunque, ad un certo punto Minh Ha arriva, dopo tanta attesa, tra di noi.

Al NAAA ci avevano detto una cosa che ci appariva curiosa e un po' inspiegabile e cioè di fare foto in Vietnam alla bambina, a noi stessi, ai luoghi, di comprare oggetti del posto, di conservare tutto soprattutto della bambina perché un giorno ci sarebbero serviti per parlare con lei. Non lo capivamo allora ma oggi il significato è chiaro, serve tutto questo a ricostruire la sua identità, per darle risposte.

Una bambina come la nostra Gloria non ha bisogno di questo perché guardandoci in faccia conosce in ogni istante da chi proviene, di chi è figlia, di quali caratteristiche ha ereditato nei pregi e nei difetti, e gode adesso che è grande sentire dai racconti dei parenti la storia della sua famiglia, il passato e i luoghi dove la nostra famiglia è cresciuta ben prima che lei nascesse. Lei si sente rassicurata dal sapere che la sua origine e identità affondano le radici in qualcosa di solido, presente, toccabile, constatabile. Lei valuta nei suoi pensieri le differenze tra appartenere alla sua famiglia di origine e appartenere a famiglie diverse, di diversa cultura, di diverso paese. La piccolina invece immagino e vedo che non ha la possibilità di verificare queste cose semplici che invece cominciano a diventare un qualcosa che tiene occupata la sua mente ogni tanto. Lei comincia a chiedersi delle differenze somatiche e delle sue origini e noi fin dall'inizio abbiamo sempre detto la verità, nella sua semplicità, ponendola come una realtà che ci coinvolge tutti, che è entrata in noi fin dall'inizio. Ma è difficile considerare di avere due mamme e due papà, ed è difficile capire perché una mamma e un papà non ci sono più. Non è facile condividere queste cose ma è facile vedere che oggi siamo una bella famiglia, unita e felice; si la parola giusta è "felice".

Negli anni abbiamo visto la nostra piccola crescere con quella grande, stare nella nostra famiglia allargata di nonni e parenti vari, andare all'asilo e sviluppare il suo carattere. E' diventata la persona più ambita nella nostra famiglia, tutti vogliono stare con lei e lei è contenta di parlare e giocare con veramente tante persone. Solo ogni tanto cala dall'alto questo momento di riflessione in cui lei viene totalmente presa, forse innescato da uno spunto preso camminando per strada, forse osservando qualcuno o qualche pubblicità, forse sollecitato dal contatto e dagli scambi di parere dei suoi compagni di asilo. Lei allora si chiede e ci chiede da dove viene. E' proprio lì che ci rendiamo conto che lei dalla sua esperienza ha portato con sé veramente poco: un vestitino, un nome, delle foto, dei ricordi. E queste poche cose diventano improvvisamente preziose, di vitale importanza. Viviamo in un paese dove c'è un'alta concentrazione di adozioni e non è difficile incontrare giornalmente gente con bimbi asiatici, sudamericani, russi e anche africani. Nel nostro paese di residenza c'è anche una bella attenzione alla realtà della famiglia (padre, madre e figli) e dell'adozione e questo crea un ambiente dove questi temi educativi, che sono propri solo delle famiglie adottive, vengono discussi, condivisi.

Prima o poi questi bimbi diventeranno grandi e cominceranno a parlare tra di loro e finalmente condivideranno una esperienza comune, capiranno che la loro adozione a figli è stato un evento naturale che fa parte della loro storia, esattamente come qualunque altro evento, e capiranno anche che per un fatto misterioso hanno perso una famiglia e per un altro fatto misterioso ne hanno trovata un'altra. Capiranno infine che il senso di tutto questo è l'amore che ad un certo punto ha fatto incontrare "quelle" persone tra tante in "quel" posto particolare del mondo.