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dic
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Vy

di Fam. Carvin

Vy
14 dic 2004

La nostra avventura e’ cominciata esattamente a Dicembre 1997. E non e’ ancora terminata ….. Anzi e’ appena iniziata…… Vi risparmiamo tutto quello che e’ stato prima del 20/08 u.s. (giorno della telefonata dal NAAA) perche’ comunque pensiamo sia piu’ o meno cio’ che voi tutti, che state leggendo, abbiate vissuto. Il nostro vuole semplicemente essere il racconto della nostra esperienza dalla partenza in poi. Lo diceva sempre CinziaEd e’ stato proprio cosi’; nel giro di pochi giorni (per la precisione 9) ci siamo ritrovati a cercare un volo (impresa abbastanza ardua visto il periodo), preparare le valigie (impresa ancora piu’ ardua!!!!) e a chiudere casa prevedendo una permanenza in Vietnam di circa 30 giorni. A pensarci adesso, sorridiamo al pensiero di quanta roba abbiamo stipato nelle valigie (nonostante le raccomandazioni dell’ agenzia di non superare i chili ammessi), quando laggiu’ avremmo potuto trovare tutto quello che ci sarebbe servito (accontentandosi comunque!!!). Sabato 1/9, nel primo pomeriggio, siamo all’aeroporto a Bologna al check-in con biglietto Air-France. Cominciamo subito bene. Visto che avevamo sforato con il peso delle valigie, solamente di circa 30 kg (avete capito bene!!!) dobbiamo pagare una sovratassa che, grazie al buon cuore dell’addetta, si riduce a circa £. 300.000. Riusciamo pero’ a fare l’imbarco delle valigie direttamente per Ho Chi Min City (Saigon) senza fare check-in intermedi. Finalmente siamo in volo. Dopo avere fatto scalo a Parigi si riparte verso le 20,00 con il volo per Saigon via Bangkok. Il tempo trascorre veloce e i comfort offerti dalla compagnia (videogiochi, film, musica, pasti, snack e bevande) permettono di non annoiarci. La nostra mente sta gia’ viaggiando. Adesso che siamo finalmente vicino alla tanto sospirata meta ci assalgono mille paure e dubbi. Rigiriamo tra le mani alcune foto del nostro piccolo. Un esserino magro, di circa 2 anni (e’ nato il 15/9/99….. che bello festeggeremo il suo compleanno insieme!!!!) spaurito con due enormi occhi neri (sembrava Bambi!!). “Vy (e’ il suo nome) stiamo arrivando, fra qualche giorno ti potremo stringere tra le braccia”. Siamo quasi arrivati. Dopo aver fatto uno scalo di circa 40 minuti a Bangkok, dove cominciamo ad assaporare il caldo soffocante che ci aspetta al nostro arrivo, ripartiamo e in circa 2 ore siamo a Saigon. Nonostante i racconti letti sul giornalino Naaa, i libri, i consigli di Cinzia durante il corso, l’impatto con il paese e’ abbastanza duro. Appena scesi dall’aereo, stanchi e con un bisogno urgente di lavarci, ci rendiamo conto di essere a 10.000 km di distanza in un paese con un clima che definire afoso e’ un eufemismo (umidita’ circa 90% con 34-36 gradi) in mezzo a gente che parla una lingua oscura e che ti guarda come se arrivassi direttamente dalla luna. Fuori c’e’ un incaricato dell’Hotel Evergreen a prenderci. Caricate le valigie partiamo. Al corso ci avevano avvertito che il tragitto aeroporto-albergo sarebbe stato come vivere dentro ad un enorme videogioco, dove vince chi evita di scontrarsi con moto, motorini e biciclette (un’infinita’ , quasi come un fiume in piena). Dopo lo shock iniziale ci ridiamo sopra e presto giungiamo a destinazione. Trascorriamo 3 giorni (in attesa dell’arrivo di altre 3 coppie italiane) a visitare Saigon. Il caldo soffocante non ci aiuta molto a fare i turisti come siamo soliti fare, pero’ nonostante cio’ riusciamo a vedere la citta’. Riusciamo anche a visitare il famoso quartiere cinese Cho-Lon con tutti i suoi mercati. Cerchiamo di imprimere nella nostra mente piu’ ricordi possibili, scattare foto; ci saranno utili quando il nostro piccolo “chicco di riso” incomincera’ a farci le prime domande sulle sue origini. Finalmente arriva mercoledi’ 5/9. Partiamo all’alba con le altre coppie, destinazione Soc-Trang. Siamo con due furgoncini. Mano a mano che ci allontaniamo da Saigon ci rendiamo conto di quanto sia diverso il Vietnam visto dalla citta’ rispetto alla campagna. Enormi distese di risaie e tanta tanta acqua. Rigagnoli, torrenti, fiumi; ovunque ti giri ci sono persone in bicicletta che trasportano qualcosa. Disseminati qua e la’ nella campagna vietnamita troviamo i loro cimiteri, crocchi di tombe in mezzo alle risaie. Nel primo pomeriggio, dopo aver fatto una sosta per il pranzo a Can-Toh, siamo ormai quasi giunti a destinazione. Mano a mano che la strada scorre sotto i nostri mezzi l’agitazione aumenta. Siamo in fibrillazione. Fuori stiamo costeggiando un fiume. Intorno solo baracche di lamiera o legno. Bambini quasi nudi, sporchi ai cigli della strada. Arriviamo a Soc-Trang e dopo aver attraversato la piazza del paese ci dirigiamo lungo una via che ci porta di nuovo verso la campagna. Entriamo in un cancello. Arrivati!!! Costeggiamo due costruzioni basse da cui intravediamo alcuni bambini. Ci fermiamo davanti ad una di queste costruzioni. Il cielo e’ molto bigio, non promette niente di buono. Entriamo in questa casetta bassa, che poi scopriamo essere l’ufficio della direttrice la quale ci accoglie sorridente, ci fa accomodare intorno ad un tavolo e ci offre da bere e delle banane (piccolissime e dolcissime!!!). Attendiamo qualche minuto l’arrivo del funzionario della Casa del Popolo. La Direttrice si rivolge a Thai (il nostro accompagnatore) e chiede di conoscere i genitori di Vy. Ma siamo noi!!! Cosa sta succedendo??? Ci guardiamo piuttosto preoccupati e con sguardo interrogativo ci rivolgiamo alla direttrice. Con molta tranquillita’ ci fa capire che il nostro piccolino ha 5 punti di sutura sulla fronte per un taglio causato da una caduta durante un’arrampicata su di un albero. Andiamo bene, le premesse non sono delle migliori!!! Iniziamo la cerimonia del dare e ricevere. Dopo aver ascoltato il discorso della direttrice in vietnamita prontamente tradotto da Thai in inglese, passiamo alle firme di registri e documenti. Ci consegnano i passaporti dei nostri piccoli. Poi Thai ci fa segno che e’ il momento di consegnare i nostri regali per le persone presenti. Passa altro tempo ma i nostri piccoli non si vedono!!!!!! Ma siamo venuti per loro o semplicemente per portare i nostri regali???? Ci fanno capire che, se vogliamo, possiamo usare il bagno per rinfrescarci un po’. E, sorpresa, mentre quasi tutti siamo alla toilette, cominciano ad arrivare i bambini. Vy e’ per mano con una “tata”. Appena vede il papa’ grande e grosso e per di piu’ con la barba nera, spaventatissimo incomincia ad urlare. Ce lo danno in braccio. Ha un enorme cerotto in fronte. Strilla come un pazzo. S'irrigidisce e urla a squarciagola. Facciamo appena in tempo a cambiargli i vestiti che la Direttrice ci fa cenno di prendere le nostre cose e partire. Siamo tutti allucinati, con i nostri piccoli urlanti e piangenti in braccio. Saliamo sul pulmino e ripartiamo. Inizia a piovere. Il nostro piccolo stringe tra le braccia un orsacchiotto, che ci siamo portati dietro per cercare di distrarlo. Non accenna a smettere di piangere pero’ e’ molto incuriosito da tutto cio’ che vede fuori del finestrino. Un mondo tutto nuovo a lui completamente sconosciuto. Ogni tanto scopriamo che ci osserva furtivamente (sempre piangente e urlante!!!) probabilmente chiedendosi chi siamo. Si stringe sempre piu’ al suo orso. Come e’ difficile vederlo cosi’ sofferente ed impaurito e sentirsi impotenti ed inadeguati!!! E’ proprio vero che non si e’ mai preparati a sufficienza a quello che ti aspetta in queste situazioni. Noi piangiamo in silenzio con lui. Verso sera incomincia a calmarsi. La stanchezza e lo stress dei momenti vissuti lo stanno vincendo. Finalmente si addormenta, sempre con il fedele orso vicino, abbracciato alla mamma. Verso le 21,00 arriviamo a Saigon in albergo dove veniamo accolti dal personale di servizio che ci aiuta a far mangiare il nostro piccolo. Dopo un bagno sommario, ci mettiamo a letto sotto le coperte. Dormiamo (o meglio tentiamo di dormire!!) abbracciati a lui che sembra abbastanza tranquillo, a parte qualche crisi di pianto, all’apparenza inconsolabili ma che improvvisamente cessano cosi’ come sono venute. La mattina dopo si riparte. All’ora di pranzo ci accompagnano all’aeroporto di Saigon dove un aereo ci aspetta ed in circa 2 ore siamo ad Hanoi. Ci vengono a prendere all’aeroporto con due furgoni. Appena Vy vede i furgoni, probabilmente a causa dei ricordi, ancora troppo freschi, del giorno precedente, comincia ad urlare e non ne vuole sapere di salire. Finalmente ci riusciamo ma il pianto e gli strilli continuano. La periferia di Hanoi ci accoglie e cio’ che vediamo ci spaventa un po’. Ma come, ci avevano detto che era piu’ bella Hanoi di Saigon!!! Perplessi osserviamo tutto cio’ che ci circonda. Entriamo in citta’ e tutto cambia di nuovo. Effettivamente cio’ che vediamo ci conforta un po’. Arriviamo in una via piena di negozi e ci fermiamo davanti al Claudia Hotel. Miracolo!!! Vy ha smesso di piangere e guarda incuriosito la marea di motorini e biciclette che ci circonda. Ci accoglie una signora sorridente, che scopriamo essere la mitica Mrs. Twin, e due coppie di ragazzi italiani: i Polidori d'Urbino e i Vaudagna di Torino. Finalmente qualcuno che parla la tua lingua e ti capisce. Prendiamo possesso della nostra camera. Molto piccola, rispetto all’Evergreen di Saigon, ma pulita e con tutto quello che ci serve. Questa sara’ la nostra casa per almeno due settimane! I primi giorni trascorrono abbastanza veloci, soprattutto per la compagnia e il conforto delle altre coppie conosciute qua da Mamma Claudia. Purtroppo per noi e per fortuna per loro, pero’ il loro viaggio e’ al termine. L’ambasciata italiana ha rilasciato i visti di entrata in Italia per i loro piccoli e quindi possono ripartire. La loro partenza ci butta un po’ nello sconforto: anche se il tempo per conoscerci e’ stato poco, ci hanno aiutato molto con i loro consigli a farci superare i momenti di crisi con il nostro piccolo. I giorni successivi trascorrono abbastanza veloci tra documenti da preparare, visite mediche, incontri con Bobo, corse per i vari uffici e qualche breve passeggiata intorno al lago. Vy comincia a regalarci qualche sorriso; le sue crisi di pianto all’apparenza inconsolabili si fanno via via sempre piu’ brevi e meno intense. Si lascia abbracciare da entrambi senza problemi ed incomincia a trovare un po’ di serenita’. Ci stanno aiutando molto anche i consigli di Cinzia, che via mail sentiamo quasi quotidianamente. I nostri amici ci scrivono quasi quotidianamente mail che ci aiutano a rendere meno pesante l’attesa del rientro. A guastare un po’ la tranquillita’ che siamo riusciti a costruire con il nostro piccolo, giunge la notizia degli attentati del 11/9 negli Stati Uniti. Siamo seriamente preoccupati che scoppi una guerra: le notizie che apprendiamo dalla CNN (la televisione dell’hall dell’albergo e’ sintonizzata giorno e notte su questo canale) non ci confortano. Iniziamo a tampinare in modo piuttosto pressante l’ambasciata italiana, nella persona della Dott.ssa Rivelli, per i nostri visti. Le nostre pressioni pero’ sembrano non spostare le posizioni della Rivelli. Allora piuttosto arrabbiati chiediamo un incontro con l’ambasciatore che molto gentilmente ci riceve nel giro di poche ore nella sua abitazione. Un po’ le pressioni sull’ambasciatore, un po’ quelle di Ingrid (la sig.ra Maria Teresa Maccanti- Presidente NAAA n.d.r) sulla commissione a Roma, sortiscono i loro effetti. Mercoledi’ 19/9 alle 16,00 siamo in ambasciata a ritirare i nostri visti: nella mattinata Mrs. Twin ci aveva trovato i posti in aereo per il ritorno. Salutiamo Mrs Twin e la sua famiglia. Sono tutti persone eccezionali, in particolare Mamma Claudia che ci ha aiutato, seguito e consigliato, come una mamma appunto. Senza il suo aiuto in certi momenti non ce l’avremmo fatta. Alle 17,00 siamo sul taxi che ci porta verso l’aeroporto. Durante il viaggio la commozione ci assale. Piangiamo abbracciati al nostro piccolo, che osserva con occhi curiosi cio’ che avviene fuori del finestrino. Salutiamo a nostro modo la terra che ci ha regalato il nostro piccolo chicco di riso. Non dimenticheremo mai i volti sorridenti della gente che ti guardava con sguardo interrogativo quando vedeva il nostro piccolo, i bambini che ti fermavano per strada per venderti qualcosa, i colori, le case, gli odori e i profumi, le piante e i fiori, le vie piene di negozi, le enormi risaie, le baracche lungo la strada per Soc-Trang, insomma in poche parole questa splendida terra che ci ha fatto il regalo piu’ bello della nostra vita. E qui mettiamo la parola “Fine” al nostro racconto e chiudiamo con i ringraziamenti. Volevamo ringraziare il NAAA, che oltre ad aiutarci a realizzare il nostro sogno, ci ha permesso di conoscere tanti veri amici in particolare Anna ed Enrico Girardi e tutte le altre coppie del nostro gruppo. Ringraziamo Cinzia per averci preso per mano e con pazienza aiutato a percorrere il nostro cammino verso la meta, senza mai lasciarci, anche in momenti dove altri al suo posto ci avrebbero mandato “al diavolo”. Ringraziamo anche chi ci ha ostacolato in ogni modo e negato l’aiuto in questo lungo cammino, perche’ il loro comportamento ci ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta e niente e nessuno al mondo ci avrebbe fermato. Concludiamo dicendo, a tutte le coppie in attesa di un abbinamento (non importa il paese!!!), di non mollare perche’ essere genitori, e’ si’ molto impegnativo, ma anche molto gratificante. Siamo perdutamente innamorati del nostro piccolo chicco di riso e un suo sorriso ci ripaga di tutto.