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Le nostre storie…Jalil, Hasnae e Thi Thu

Fam. Giarrusso

Le nostre storie…Jalil, Hasnae e Thi Thu
14 dic 2004

Io, Manuela, e mio marito Giacomo, possiamo dire di aver toccato, di nuovo, il cielo con un dito qualche mese fa, con l'arrivo in famiglia della nostra terza figlia Thi Thu, nata ad Ha Noi , in Vietnam, e ora, che siamo a casa con i nostri tre gioielli, la felicita' e la serenita' si puo' toccare con gli occhi.La nostra storia inizia dieci anni fa quando, come tutti, si varca la soglia del Tribunale dei Minorenni per consegnare la domanda di adozione. Non stiamo ad elencare date di ricorrenze varie o passaggi burocratici, perche' oggi come oggi, sembra che l'interesse primario sia la tempistica di quando arrivera' la famosa idoneita', per cui i futuri genitori siamo sicuri che saranno ferratissimi su queste informazioni. Vogliamo invece dire che ci siamo accostati all'adozione con umilta', cercando di avere dei contatti concreti con famiglie adottive non per sapere con ingordigia dopo quanto tempo hanno avuto il bambino, ma per confrontarci con loro, per esprimere i nostri sentimenti inizialmente timidi e poi, man mano che il tempo passava diventavano sempre piu' forti, perche' ci rendevamo conto di maturare a poco a poco. Volevamo essere pronti e ben maturi all'incontro con nostro figlio e non abbiamo mai guardato l'orologio per vedere quanto tempo era passato dal giorno della consegna della domanda. Mi ricordo che incontravamo le famiglie alla sera dopo cena, andando a casa loro, restavamo parecchio, perche' si sa che una parola tira l'altra, rimanendo affascinati dai loro racconti. Quello che ci apriva il cuore era ascoltare cosa provavano all'incontro con il loro bimbo, ci interessava sapere le reazioni del bimbo, le reazioni dei genitori, come si faceva ad adattarsi vicendevolmente, non essendosi mai conosciuti. Quando tornavamo a casa, il viaggio in macchina era silenzioso, ognuno assorto nei propri pensieri, riflessioni e anche sogni,ma sempre con la mano nella mano. Una volta arrivati a casa cercavamo la nostra intimita' tenendoci abbracciati sotto il caldo e colorato piumone e incominciavamo a parlare, a scambiarci opinioni e ogni giorno che passava era una vera e propria attesa serena e felice, anche perche' questo ritrovarsi ci ha insegnato a parlare molto fra noi due, abbiamo imparato ad esternare con tranquillita' pensieri positivi e negativi e abbiamo scoperto lati di noi che ancora erano chiusi in un cassetto. Abbiamo ascoltato tutte le altre esperienze, e ci siamo resi conto che la strada intrapresa era quella giusta. L'amore che abbiamo dentro di noi non ha confini, non ha religioni, non ha sesso, non ha eta' e nemmeno colore. La nostra prima adozione e' iniziata il 29 Giugno 1993 quando abbiamo ritirato la nostra idoneita' al tribunale di Milano. A quell'epoca, la legge permetteva ancora di poter affrontare l'adozione internazionale autogestita, ma noi, per sicurezza ci siamo affidati ad un'associazione che ci e' stata consigliata da altre coppie che avevano gia' adottato. Partiamo il 30 novembre 1993 per andare a stingere il nostro Jalil, nato a Rabat in Marocco, un bel torello di tre mesi che pesa Kg. 8,5. Non avevamo nessun elemento in mano, neanche una foto, per cui il nostro cuore, in aereo sognava il suo visino e diceva : "Figlio mio, aspetta ancora un po', la tua mamma e il tuo papa' stanno arrivando". Essendo arrivati di sabato, abbiamo dovuto aspettare il lunedi' per entrare in istituto……. gia' l'istituto! Per quanto ci siamo sforzati di immaginare un posto simile e cercato di prepararci ad una visione non idilliaca, lo "spettacolo" che si e' presentato ai nostri occhi era inverosimile: all'entrata ci ha assaliti un puzzo tremendo di…tutto: cacca, pipi', odore di latte acido rigurgitato, sembrava che una scatola di spilli ci si era conficcata nel naso, e questo solo all'entrata. Ci hanno portato alla cameretta di nostro figlio attraversando un corridoio e durante il tragitto, in automatico, io e Giacomo abbiamo trattenuto il respiro per non vomitare, in effetti, oltre a noi, c'erano anche ospiti…..indesiderati,dei bei scarafaggioni neri che giravano qua e la'. Entriamo in una cameretta maleodorante,e l'assistente sociale ci indica un lettino: "ecco, questo e' vostro figlio!". Ci chiniamo su di lui, scoppiando in un pianto di felicita' indescrivibile, lo prendiamo in braccio e ci accoccoliamo per terra per alcuni minuti, accarezzandolo e parlandogli dolcemente. Jalil ci ha risposto con un sorriso smagliante e sdentato: amore a prima vista? No, molto di piu' perche' abbiamo iniziato ad amarlo quando abbiamo saputo solo il suo nome. Ma anche con tutto l'amore che avevamo dentro di noi, abbiamo dovuto aggiungere molta pazienza e forza d'animo perche' la parte piu' difficile e' stata la burocrazia. Non avendo nessun referente che ci potesse dare un aiuto per svolgere le pratiche necessarie in un paese straniero ci siamo dovuti arrangiare con l'assistente sociale e con amicizie trovate sul luogo. Mentre io, Manuela, passavo le mie giornate in orfanotrofio, Giacomo si dedicava tutti i giorni alla preparazione e alla legalizzazione di tutti i documenti di Jalil. Non serve dire che il tempo passato all'interno dell'istituto non e' stato dei migliori, ma voglio dirvi che il vedere dei bambini morire sotto ai miei occhi e' una stata una cosa indescrivibile, non ci sono parole adeguate per esternare un simile sentimento. Anche vedere degli insetti aggirarsi sui lettini, pronti con ingordigia a …papparsi il rigurgito dei neonati e' un disgusto immane, eppure ho visto anche questo e….di peggio. Giacomo dal canto suo correva qua e la' per gli uffici e alla sera arrivava stanco morto a casa. Siamo rimasti in Marocco quasi un mese, ed ogni giorno avevamo degli stati d'animo sempre diversi, un giorno sembrava che i documenti erano tutti in ordine, il giorno dopo era tutto bloccato, il giorno dopo avevamo risolto il problema, ma il giorno dopo ancora si presentavano ulteriori problemi. Questo per tutto il periodo, ma queste difficolta' non facevano altro che temprare il nostro carattere e ci davano la forza e la carica per continuare ad andare avanti perche' nostro figlio Jalil aveva tutti i diritti di avere una famiglia, e non certo per qualche documento sbagliato ci si puo' fermare. Essendo anche per noi la prima adozione ci siamo trovati impacciati, insicuri e preoccupati nell'accudire in toto per la prima volta il nostro bimbo, perche' trovato anche in una situazione igienica spiacevole. Jalil era sano, ma igienicamente era un disastro: due dita di crosta lattea sulla testa,con sotto tutto il pus: Tutti i giorni all'istituto la grattavano via e non vi dico il sangue che dalla testina usciva!! Quando mi lasciavano cambiare e lavare Jalil, mi veniva la pelle d'oca: nove anni fa non usavano i pannolini, ma sacchetti di plastica, per cui preparatevi a quanto sto per dirvi: Jalil, sotto, era una piaga unica, ma non mi sono persa d'animo, ho reagito immediatamente e, anche se lui urlava come un aquila reale, l'ho curato con tutta la disperazione di chi vuole guarire, ho fatto tutto da sola, perche' non c'era nessuno ad aiutarmi. Ma il solo guardare Jalil negli occhi ci ha fatto comprendere che per qualsiasi problema c'e' sempre una soluzione. Il giorno 27 settembre 1997 siamo partiti per la seconda adozione, sempre in Marocco avendo ormai un'esperienza sul campo e pur con tutte le difficolta' ci e' rimasto un bel ricordo del paese. Abbiamo adottato, sempre con l'associazione, Hasnae, una bimbetta di 2 mesi. La burocrazia per questa seconda adozione e' peggiorata, diventando molto fiscale ed allungando di molto i termini dell'adozione. Per Hasnae abbiamo dovuto fare due viaggi, tempo intercorso fra un viaggio e l'altro un anno. Tempo trascorso in Marocco una quarantina di giorni per viaggio. In questa situazione sempre piu' critica, ci siamo sentiti abbandonati dall'associazione, non vi raccontiamo in questa lettera i particolari, ma siamo arrivati al punto di prendere le distanze da loro per il bene di nostra figlia. Ancora una volta, in questo momento di particolare difficolta', l'amore nostro e per i nostri figli ha messo in secondo piano tutti questi piccoli ma continui ostacoli che non hanno pregiudicato l'esito positivo dell'adozione. Anche Jalil ha partecipato ai due viaggi per adottare sua sorella. Io e Giacomo abbiamo cercato di preparare nei migliori dei modi nostro figlio a tutto quello che avrebbe visto, descrivendogli lo stato deprimente dell'istituto, parlandogli dei bambini che avrebbe visto e di come li avrebbe trovati, mettendolo in guardia anche del ….."profumino" che avrebbe sentito,ovviamente il tutto alla portata di un bimbo di 4 anni!! Mi ricordo che quando siamo entrati tutti e tre all'istituto per prendere Hasnae , io e Giacomo ci siamo presi per mano, attendendo la reazione di Jalil: il puzzo ha avuto il suo effetto, ma e' corso ugualmente tra i tanti lettini pieni di bimbi, a toccare le loro manine ed accarezzando i loro visini, mi ricordo la sua ripetuta frase: " mamma guarda questo…..e questo……prendi in braccio questo….anche questo" nei suoi occhi non c'era tristezza o paura e nemmeno compassione, ma la voglia di portarli a casa tutti. Ancora una volta io e Giacomo avevamo vinto! Eravamo stati capaci di trasmettere a Jalil l'amore per un bimbo che non aveva una famiglia, ma che, come lui, ne aveva tutto il diritto di averne una. Cosi' la nostra famiglia e' aumentata e tutti contenti siamo ritornati a casa. Il tempo trascorreva, i bimbi crescevano, ma cresceva anche dentro di noi una sensazione di ….."incompletezza", cosi', ben presto, abbiamo scoperto che nel nostro cuore c'era ancora tanto amore da donare ad un altro bimbo. Questo sentimento lo abbiamo esternato ai nostri figli, perche' non lo abbiamo ritenuto un desiderio egoista solo per mamma e papa', ma l'arrivo di un altro fratellino o sorellina doveva essere un lieto evento anche per loro. Naturalmente, l'arrivo di un terzo figlio comportava determinati cambiamenti di comportamento, ossia abbiamo fatto capire ai nostri figli, che avrebbero sentito dire da mamma e papa', molto spesso, certe frasi, tipo …attendi un attimo….ora non si puo'…..silenzio…..e cosi' via, perche' si avrebbe dovuto dare la priorita' alle necessita' del nuovo fratellino arrivato. I nostri figli hanno dato la loro promessa che si sarebbero impegnati a fare i bravi bimbi e che anche loro volevano un altro bimbo a cui volere bene, per cui, all'unanimita', il giorno seguente abbiamo ripresentato la terza domanda di adozione. A quel tempo, non era ancora in vigore la legge che obbligava le coppie a rivolgersi ad un ente autorizzato, per cui, conoscendo tutta la strada, e avendo avuto dei grossi dispiaceri con la prima associazione, abbiamo deciso di contare solo sulle nostre forze. Ma non sapevamo cosa ci aspettava!! La terza adozione e' stata una sofferenza unica, a partire da quelle ……"carissime e simpaticone" delle assistenti sociali, che hanno fatto di tutto per provocarci e per mettere in crisi la nostra famiglia, compresi i bambini, ma, siccome siamo una famiglia vera e unita e l'amore che c'e' in tutti noi e' forte e pulito, ancora una volta abbiamo vinto l'ostilita' di chi ci stava di fronte. Per la terza volta abbiamo ritirato la nostra idoneita' e l'abbiamo presentata al Consolato del Marocco, il quale ci ha fatto da tramite con il governo straniero. Anche questa volta abbiamo dovuto fare due viaggi, ma Jalil e Hasnae ci hanno seguito solo durante il secondo viaggio, visto che arrivava il fratellino. Siamo rimasti in Marocco per due mesi, durante i quali abbiamo sofferto le pene dell'inferno, perche' ogni giorno dovevamo recarci tutti quanti in uffici diversi, per sentirci dire che i nostri documenti erano in ordine ma che per il momento il tutto era bloccato in attesa di una nuova legge, che doveva essere emanata a giorni. Ma piu' passavano i giorni e piu' aumentava in noi il dubbio della buona riuscita del nostro viaggio. Vi diciamo solo che la nostra forza ci ha portato a bussare a tutte le porte possibili immaginabili, supplicando di darci delle risposte,ma con sorrisi smaglianti tutti ci dicevano che non potevano fare niente per noi. Presi dallo sconforto totale abbiamo avuto il coraggio di presentarci a Palazzo Reale e ci siamo fatti ricevere dal sottosegretario del Re, il quale ci ha consigliato di tornarcene a casa in attesa di una chiamata. Purtroppo il governo Marocchino non fa piu' adozioni internazionali. Potete immaginare cosa abbiamo provato: rabbia, dolore e senso di colpa anche verso Jalil e Hasnae per aver fatto provare a loro il dolore di un ritorno a casa soli senza fratellino. Ritornati a casa abbiamo ritrovato il senso della ragione,e la tranquillita' che la propria casa trasmette. Nel frattempo in Italia con la nuova legge sono state riconosciute le associazioni per le adozioni internazionali. Abbiamo conosciuto il NAAA tramite coppie di nostri amici che hanno adottato con loro, ed abbiamo deciso di andare a conoscere di persona l'operato dell'ente. Rino ci ha accolto a braccia aperte, si e' stretto attorno a noi e ci ha lasciato sfogare tutta la rabbia che avevamo dentro per il dispiacere appena passato, facendoci capire pero', che ora era il momento di guardare avanti e pensare al futuro della nostra famiglia. L'affettuosita', l'armonia e i sorrisi di Rino ci hanno subito messi a nostro agio e gli abbiamo aperto il nostro cuore facendogli capire che il volere cosi' cocciutamente il terzo figlio non era per sfidare la sorte, ma perche' lo volevamo con tutte le nostre forze. Abbiamo chiesto di seguirci, di starci vicino, ma soprattutto di essere onesto e sincero con noi se caso mai fossero sorti problemi durante il percorso dei documenti, perche' solo con la sincerita', con l'onesta' e la volonta' si superano i problemi. Cosi' abbiamo iniziato a camminare insieme al NAAA, i contatti con Rino erano telefonici e affettuosi, ci e' stato vicino ancora prima di partecipare allo zig zag e di entrare nel vivo della preparazione dei documenti. Mi ricordo che ogni tanto ci si telefonava solo per scambiare quattro chiacchiere e la sua cordialita', la sua spontaneita' e la sua allegria mi infondeva sempre piu' coraggio e tranquillita'. Rino aveva capito che avevo bisogno di un contatto leale ma soprattutto costante e duraturo. Nel mese di Giugno 2001 siamo stati invitati a partecipare allo zig zag dove abbiamo conosciuto Cinzia: per noi Cinzia e' una mamma adottiva dolcissima, ma soprattutto una donna acutissima, perche' solo con……"lo sguardo", come si suol dire, e con pochi elementi in mano, e' capace di fare la radiografia della famiglia che le sta davanti e, per noi, difficilmente sbaglia. Dopo aver partecipato allo zig zag, si e' proceduto alla preparazione dei documenti: io e Giacomo ci siamo stupiti di tanta serieta' durante questa fase delicata, da parte del NAAA, perche' in qualsiasi momento si aveva bisogno, anche per una sciocchezza, trovavamo dall'altro capo, sia chiamando la sede e sia chiamando i referenti locali, una risposta tranquillizzante ma soprattutto molta gentilezza. Sapevamo che non dovevamo disturbare la sede, ma in mancanza di Rino, ci veniva spontaneo chiamare Torino,ma lo abbiamo fatto sempre con educazione e chiedendo per favore, ma mai con arroganza e pretenziosita'. Tutto questo perche' pensiamo che alla sede i telefoni siano roventi per mille ragioni, e non troviamo giusto assumere un tono di prepotenza perche' noi abbiamo il diritto di avere o sapere… Dopo minuziosi controlli e dopo aver appurato che tutti i documenti erano perfetti, li abbiamo consegnati assieme a Rino, alla sede, dopodiche' e' partita tutta la procedura all'estero ed e' iniziata la nostra attesa: era il mese di Gennaio 2002. Questa volta devo dire che tutta la famiglia era tranquilla e si aspettava con serenita' la chiamata fatidica, egoisticamente prevista fra un anno. Jalil ha terminato la scuola brillantemente, Hasnae ha terminato l'anno di scuola materna e cosi' si pensava alle vacanze estive. Una bella mattina di Agosto, mi telefona Rino e ho pensato a quanto fosse delicata la sua sensibilita': salutarmi prima di andare in ferie!! Ma non sapevo che di li' a poco mi avrebbe acchiappato un infarto! Dovevo preparare in fretta e furia le valige, perche' dovevamo partire alla volta di Ha Noi dove una fagottino rosa di 20 giorni ci stava aspettando! Di solito le mamme che hanno piu' figli dicono che l'emozione piu' forte si prova col primo, poi via via che arrivano gli altri, essendo gia' preparati all'evento, l'intensita' dell'emozione si affievolisce un po', ma nel nostro caso, vi possiamo assicurare, avrebbe potuto anche essere il centesimo figlio,ma l'elettricita' che abbiamo provato nel ricevere la notizia ci ha folgorato di gioia come se fosse il primo figlio in arrivo! Il 23 Agosto 2002 abbiamo decollato da Malpensa, alla volta del Vietnam, eravamo in compagnia di Paola e Danilo, rivelatasi coppia semplice, ma ricca di affettuosita' e senso dell'umore, per cui abbiamo legato immediatamente. Jalil e Hasnae, pero', sono rimasti a casa, con nostro grande dispiacere, ma abbiamo preferito lasciarli con la nonna, perche' ci aspettava un periodo pressoche' lungo di permanenza all'estero, per cui dovevamo fare i conti anche con gli impegni scolastici. Una volta arrivati a destinazione ci siamo subito ambientati al nuovo hotel, il Nam Hai Hotel, dove siamo stati calorosamente accolti da Alberto e Cristina, genitori della piccola Yen e da Ivan e Raphaela, genitori del piccolo Daniel. La sera stessa abbiamo conosciuto anche i referenti NAAA: Francesco e sua moglie Hang. Referenti??? Siiiiiii!!!!!!! Miracolo!!!!! Evviva!!!!! Finalmente c'era qualcuno all'estero che rappresentava l'associazione e se ci fossimo trovati in difficolta' con i documenti, avremmo avuto un punto di riferimento per risolvere i problemi. Ma non avevamo ancora capito che in Vietnam avremmo fatto la pacchia!!!!! Si, perche' a differenza del Marocco, dove,come gia' detto abbiamo dovuto sbatterci come dei matti per i documenti, in Vietnam di tutto cio' si sono preoccupati Francesco e Hang. E noi? Non credevamo ai nostri occhi: due mesi di ferie, in albergo, serviti e riveriti,come non avevamo provato mai in dieci anni della nostra storia adottiva. In questo periodo ci siamo goduti tutto e di piu': abbiamo trascorso due mesi con Thi Thu, avendola avuta quasi subito in albergo; abbiamo avuto il tempo di goderci il popolo di Ha Noi in tutta la sua semplicita' e dignita', abbiamo avuto il piacere di girare tutte le viuzze avendo contatti con la gente, sempre disponibile ad un sorriso e a un consiglio quando guardavano la bimba. Credevamo di trovare un paese povero ma abbiamo trovato un popolo ricco d'animo e di amore, cose che diventano difficili da trovare qui in Italia, essendo noi abituati al benessere. Abbiamo trovato una gentilezza da parte di tutta la gente che non ci sembrava vero avendo tutte le nostre diffidenze verso una civilta' diversa dalla nostra. Abbiamo fatto compere, siamo andati nei ristoranti vietnamiti, abbiamo girato la citta', abbiamo fatto amicizie, ed ora che siamo a casa nostra, il pensiero viaggia ad Hanoi, ogni volta che vediamo una persona con occhi a mandorla. Tutta questa gioia verso il Vietnam oltre a nostra figlia, e' scaturita anche dal fatto di una concreta sicurezza dell'andamento delle pratiche burocratiche, tutto questo grazie ai referenti nostri amici Francesco e Hang, che sono stati molto sinceri e non hanno mai illuso le coppie, anche se a prima impressione sembrano lontani, invece il loro lavoro lo svolgono egregiamente senza farlo pesare a nessuno. Questo puo' essere interpretato come un menefreghismo da parte di chi non comprende, ma queste due persone hanno aiutato molte coppie a formare la famiglia tanto desiderata, e i numeri ne sono la prova lampante. Durante tutto questo periodo abbiamo stretto rapporti molto umani con tutte le coppie che alloggiavano nel nostro Hotel, l'atmosfera che si respirava era quella di una grande famiglia, pronta ad aiutarsi in caso di bisogno. Ma ora, lasciateci personalmente esternare tutto l'affetto possibile immaginabile a Cinzia: lei era lontana, ma seppur cosi' lontana, seppur cosi' impegnata col suo lavoro, e' stata costantemente presente via e-mail, sia nei momenti di gioia, di tristezza e di difficolta'. Eppure non c'eravamo solo noi ad adottare, ma in tutti gli altri paesi c'erano altre coppie, eppure, ogni mattina, trovavo il suo buongiorno e la sua dose di coraggio giornaliero. Per noi e' stato molto importante questo contatto e il poter credere in qualcuno aumenta la sicurezza generale. Crediamo che la parola Grazie sia superflua da pronunciare al NAAA, quello che c'e' di bisogno e', forse, dimostrare e prodigare la serieta' di queste persone, che, secondo noi non accalappiano le coppie, ma stringono intorno a loro tutte le famiglie: grazie a loro si capisce materialmente che la famiglia e' un dono prezioso e non ha prezzo. Vorremmo dare un consiglio alle nuove coppie , vivete l'adozione con serenita' e tranquillita' , perche' il tempo che si trascorre fuori dalle mura domestiche in un paese straniero, non e' nulla in confronto al tempo che passera' con l'amore dei propri figli. Lasciatevi trasportare e cullare dal NAAA, abbiate fiducia in loro, perche', anche loro come voi, aspettano il fagottino tanto atteso. Vogliamo anche dirvi che, sicuramente, passerete momenti felici ma anche momenti di difficolta' e tristezza e quando sarete in questa situazione guardate negli occhi vostro figlio: solo lui potra' darvi la carica e il coraggio per avere la pazienza necessaria per superare tutte le difficolta' ed arrivare al bellissimo giorno del rientro in Italia. Con questa nostra testimonianza, auguriamo a tutti felicita' e amore, come lo sentiamo noi nella nostra famiglia. Ciao da Giacomo Manuela Jalil Hasnae e Thi Thu.