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Tra noi, la storia

Tra noi, la storia
29 apr 2009

Hai amato sfogliare i libri di storia fin da quando non sapevi ancora leggere. Sapevi raccontare a noi adulti chi erano e dove vivevano gli antichi, come si atteggiavano i cavalieri medievali, persino le cause di una guerra mondiale. Bambino curioso, non ti accontentavi delle notizie scarne che la tua maestra vi dava da studiare, approfondivi a modo tuo, con poco metodo e molta passione.

Un giorno di primavera, durante un viaggio in Spagna a trovare amici conosciuti cinque anni prima durante il nostro soggiorno in Nepal, un episodio mi ha illuminato sulla natura di questa tua passione. Una dei figli di questi amici era anche lei adottata. Vi eravate visti là, ma proprio visti perché tu avevi cinque anni e lei due, ma era una piccolina che ancora non camminava né parlava. In questi anni, ci sono state un paio di altre vacanze insieme durante le quali vi eravate subito riconosciuti, sorrisi, presi per mano come fratelli. Ma questa volta (erano trascorsi due anni dall’ultima), quel giorno in un ristorante sul mare, lei ti è salita in braccio ed avete iniziato a giocare, a farvi il solletico, ed a ridere all’unisono. Ridevate con lo stesso timbro e lo stesso felice abbandono, gli occhi socchiusi, le teste coi vostri bei lucidissimi capelli neri piegate all’indietro. Fratelli di pelle e cuore, sembravate, eravate.

La madre della bimba, che ora ha sette anni e i tuoi stessi occhi a mandorla luminosi, ha osservato: sono trascorsi cinque anni e loro giocano con la stessa spontaneità di allora. Io stessa vi stavo osservando, magnetizzata dalla vostra famigliarità infantile, dal vostro riconoscervi dopo cinque minuti, che veniva esteso al resto della famiglia...Età, lingue e storie diverse potevano meno di quella misteriosa affinità che perdura nel tempo, che commuove e diverte (la mattina la piccina veniva a svegliare te con il solletico sotto i piedi, prima di suo fratello o della tua sorellona). Forse la storia, il fatto che ciascuno di voi due avesse già avuto una propria storia prima di iniziare quella con la nostra e la sua famiglia, dà la linfa e costituisce la stoffa di quella complicità istintiva. Come una fratellanza di pelle e comune nascita, o meglio di comune rinascita, che lega nel profondo te e quella bimba, e anche le vostre famiglie adottive. La tua storia e quella della tua amichetta si sono intrecciate per caso, quel novembre di sei anni fa, e quel nodo non è di quelli che si sciolgono col tempo. Tu ami la storia dell’uomo e vorresti conoscerla sempre meglio.

D’altra parte, da quando sei cresciuto, ripeti spesso che “il passato è passato” e non ti va di rivedere le foto delle scorse vacanze, né di ripensare troppo al Nepal. Neppure i negozi o i ristoranti che si occupano di prodotti del tuo paese di origine ti incuriosiscono, non ti attraggono più. I libri sui romani si possono leggere, mamma, mi risponderesti, la mia storia passata lasciamola lì, meglio stare sul futuro e nel presente. Me ne occuperò da grande, del mio paese di origine, per aiutarli: lo dici spesso,e hai gli occhi seri e convinti. Sei saggio, ragazzino, per i tuoi neppur compiuti undici anni.

In questo ultimo anno sei tanto cresciuto in altezza che ormai hai raggiunto la tua mamma, ami ancora perderti per ore nei tuoi giochi e scherzi come scherzano i bambini della tua età, ingenui e un po’ goffi, sgraziati e teneri nel non saper prendere le misure...Hai iniziato la prima media e tra poco entrerai in un’età di passaggio, che fa tenerezza. Perchè sei con noi da sei anni e la tua è stata una breve infanzia. Prima ancora so che giocavi, ma eri troppo libero per i tuoi pochi anni.

Ti mancava non l’affetto, ma certo una guida. A volte penso, quando ti accompagno a scuola in bici e brontoli e mi parli,e fino a un anno fa eri molto meno in confidenza e mi parlavi meno, che ti ho regalato una breve infanzia, anzi ce la siamo regalati tutti noi quattro, grazie a te. Breve e intensa, amici ed anni di scuola, viaggi e vacanze, silenzi e pensieri, per lo più poche ombre nei tuoi occhi. E quasi senza accorgercene siamo arrivati pian piano ad un traguardo. Ci sono voluti anni ma ora tu sei e ti senti e ci comunichi di essere molto meno estraneo. Un giorno dopo l’altro abbiamo costruito il legame. Sembra un dato ovvio, scontato: ma con un figlio adottivo, una piccola persona che un bel giorno arriva in una famiglia che già c’è, e anche lui già c’è, il legame si deve costruire. E quando poi lo senti, quasi ti sorprendi di questa intimità e complicità tra te e quel piccolo amato ragazzetto con gli occhi a mandorla. Perchè l’amore istintivo immediato che abbiamo provato per te all’inizio era molto, ma il legame che sento presente oggi è infinitamente più vero. E’ fatto di giorni e anni vissuti insieme, delle tue tristezze e dei molti silenzi, delle ombre nel tuo sguardo che capivamo, di altre che non capivamo e rispettavamo. Della tua rabbia che trattenevi o esprimevi giocando in modo estenuante alla guerra, e armi e lotte di ogni tipo ti prendevano la mente...E’ fatto delle attese e delle ore in cui giocavi solo o ti alzavi da tavola perché non volevi chiacchierare con tua sorella e noi,e magari ti sentivi davvero estraneo. Poi la sera prima di dormire mi abbracciavi e volevi le coccole, ma eri comunque sempre un pochino altrove.

Ci sono voluti quattro anni, forse cinque: ora sei tra noi davvero. Diverso, e del tutto tra noi. C’è voluta la nostra storia, che oggi sta iniziando ad essere più lunga della tua precedente. Ed ora l’affetto e le tante cose vissute con papi e mami e sorellina ti hanno avvicinato a noi, hanno creato la nostra storia. Oggi sei solido, comunicativo, aperto. I tuoi silenzi di isolamento in te stesso sono più rari, e quando accadono io non mi inquieto più. La storia costruita insieme ci ha reso complici, e ti capisco meglio.

Tu oggi rifletti, ma sento che non hai più quelle paure che ti inscurivano lo sguardo. Ci vuole una storia comune, per imparare a conoscersi. L’amore conta, ma non è tutto.

Perché tu hai adottato noi come noi te, e siamo tutti molto diversi l’uno dall’altro e ti abbiamo dato protezione, ma ci voleva anche questo lungo susseguirsi di giorni luminosi e giorni più grigi, perché tu imparassi a conoscerci e a fidarti di noi, e noi a conoscere te. A prendere i tuoi musi come vengono, senza preoccuparsi tanto passano subito. E ad accogliere sereni ogni tuo cambiamento, tanto la tua forza d’animo più grande dei tuoi anni ci ha insegnato ad avere fiducia. La tua storia, la mia, la nostra. La tua infanzia con noi è stata breve, ma una bella pubertà ed un lungo futuro ti attendono, bambino. Un abbraccio lungo da qui al Nepal.

La tua mamma, Paola Terrile con Giuseppe Virciglio, genitori di Bikash