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Il viaggio di una stella: Simone Vinh

Fam. Lorella, Enrico e Simone Vinh

Il viaggio di una stella: Simone Vinh
08 lug 2009
“Stella stellina, stammi sempre vicina...stella stellina, portami alla mia casina...stella stellina, illumina il mio cammino...”

Questa è una parte della filastrocca che canticchiavo da piccola, e mi piace continuare a credere che ognuno di noi abbia una propria stella che ci guida e protegge nel corso della vita, illuminandoci il cammino in ogni istante... a volte poi, queste stelle diventano più luminose quando incontrano la loro compagna, per brillare ancora più intensamente all’arrivo di un bimbo...

Ed anche per noi, la nostra stellina è scesa dal cielo, anzi è letteralmente precipitata come una meteora, la mattina del 13 settembre del 2007, con l’ormai classica ed ermetica telefonata di Elisa che pronunciava la fatidica parola “abbinamento” e ci lasciava interdetti e senza fiato. Abitando a Torino e lavorando entrambi in centro, abbiamo potuto catapultarci in men che non si dica alla sede del NAAA, per vedere la documentazione del nostro bambino... la nostra prima ed unica ecografia!! Incredibile, solo una settimana prima eravamo ancora in pieno relax a Bali, in ferie, per riposarci da un’annata di lavoro assai faticosa e da un altrettanto trasloco nella nuova casa, fantasticando sulle tempistiche dell’adozione e su quando avremmo potuto stringere fra le braccia il nostro cucciolotto, dopo aver consegnato tutti gli incartamenti per il Vietnam a luglio, ed ecco che eravamo improvvisamente diventati “mamma Lorella” e “papà Enrico”.

Inutile tentare di descrivere le nostre emozioni o quanto ci siamo detti mentre in auto ci dirigevamo a Ciriè; chi leggerà questo diario e ci è già passato sa esattamente di cosa stiamo parlando e per tutti gli altri in attesa sarà sicuramente emozionante poterlo sperimentare sulla propria pelle, anche perché ognuno di noi vive in maniera diversa e con intensità diversa le vicende della propria vita... Comunque, sta di fatto che alle 12,30 dello stesso giorno, stringevamo al petto, fra l’altro, la foto del nostro amato bambino di quasi 5 mesi: faccino serio, sguardo penetrante, pugnetti chiusi, tutina bianca e calzette bleu... Il nostro bellissimo e straordinario bambino dagli occhi a mandorla, tanto sognato e desiderato era diventato una realtà in carne ed ossa, vero e tutto nostro... il nostro VINH... la sua Stella ci aveva finalmente trovati ed ora ci stava conducendo da lui!

Al ritorno in ufficio, ancora increduli, mentre Enrico, mio marito, spargeva qualche lacrima e tirava su col naso, ed io invece non riuscivo nemmeno a respirare, cercavamo di riprendere il controllo della nostra vita, senza neanche lontanamente immaginare che di controllo ce ne sarebbe stato poi ben poco non appena avremmo avuto quel frugoletto con noi... cercando di ipotizzare una data di partenza, di come dirlo a parenti ed amici e soprattutto di decidere una volta per tutte il nome italiano… Alessandro o Simone?

Intanto i giorni trascorrevano fortunatamente per noi veloci, nel tran tran quotidiano, con il pensiero sempre rivolto a lui: abbiamo deciso scaramaticamente di non preparare la sua cameretta, ma di concentrarci su quello di cui potevamo avere bisogno per la permanenza sul posto, contattando anche altre famiglie che erano tornate da poco dal Sud del Vietnam per avere più info possibili al riguardo. Abbiamo instaurato un piccolo rituale tutto nostro: la mattina appena alzati guardavamo con insistenza la sua foto scannerizzata e lo salutavamo con un bacio, come per augurargli una buona giornata e poi, la sera, prima di dormire, gli parlavamo come se lui fosse già lì con noi, pregando che stesse bene e che ci aspettasse, con la speranza di poterlo abbracciare il più presto possibile!

E poi, finalmente, Elisa, cogliendoci ancora una volta di sorpresa, il 27 di ottobre, ci ha richiamati per dirci che avevamo già il volo confermato per il mercoledì successivo, 31 ottobre, destinazione Ho Chi Min (Saigon) per poi recarci a Vung Tau per diventare una famiglia a tutti gli effetti!

La nostra avventura vietnamita inizia dunque così: con le corse per recuperare lettino, seggiolone, seggiolino auto, marsupio bimbo, pannolini, tutine e tutto quello che pensi possa servire al tuo bambino, essendo ancora un genitore poco esperto... Devo ammettere che a distanza di tempo abbiamo apprezzato il fatto di aver saputo di partire con così breve anticipo, tutto sommato è vero che abbiamo concentrato le migliaia di cose da fare in 4 giorni, ma è anche vero che in questo modo, per il nostro carattere, ci siamo stressati ed agitati molto, ma molto meno, dovendo correre come pazzi! All’aeroporto di Malpensa conosciamo la prima coppia di futuri zii adottivi Laura e Massimo, che tentavano di individuarci in mezzo alle tante altre persone in coda al check-in: così, le ore di volo trascorrono velocemente, un po’ perché noi siamo allenati a tratte così lunghe, in più, stavolta, siamo in compagnia e continuiamo a fantasticare sui nostri due splendidi maschietti, Alessandro Ming Hung e ( ? ) Vinh.

Dopo 17 ore di volo, fuso orario compreso, ci ricongiungiamo all’aeroporto di Ho Chi Min City con le altre due coppie che da ben due ore si chiedevano che faccia avessimo, gli altri zii: Renzo e Monica ed Alessandro e Simona, genitori di due splendide bimbe di nome Sara Hoa e Kim Chi, e, dato che eravamo tutti belli freschi e riposati, sbrigate ancora qualche piccola formalità doganale, saliamo su un pulmino che dopo altre 3 ore di caldo piuttosto soffocante, ci scarica davanti al nostro Hotel di Vung Tau. Preso possesso delle stanze e finalmente docciati, sorge spontanea sulla bocca di tutti una domanda, visto che al nostro arrivo non abbiamo trovato nessuno ad accoglierci: ...e adesso? E Bobo, il nostro referente? E i nostri bambini?

Come a rispondere a tutti gli interrogativi, eccolo comparire dal nulla: alto, moro, di poche parole proprio come dettoci da Cinzia ed Elisa, che porta subito via i costernati ma felicissimi Alessandro e Simona a prendere Kim che sta in un istituto un po’ lontano e laconico dice a noi altri di presentarci l’indomani mattina nella hall dell’hotel, puntuali alle 8,30. Fortuna che tra tutti ormai non solo si è rotto il ghiaccio, ma abbiamo già instaurato un bel feeling, così, per ingannare il tempo, decidiamo di gironzolare un po’ per la cittadina di mare di Vung Tau, acquistare scorte di latte da portare all’istituto dove ci sono i nostri figli e stemperiamo l’agitazione per il giorno appresso davanti a noccioline e bottiglie di birra, in attesa dell’ora di cena e di vedere la prima cuccioletta! Sarà stata la stanchezza accumulata e la birra bevuta o l’emozione provata per la gioia stampata sul volto dell’altra coppia di ritorno con Kim Chi, che noi siamo crollati addormentati in un sonno profondo e ristoratore, e meno male, perché la giornata successiva in quanto a forti emozioni non ci ha proprio risparmiato nulla!

Il 2 novembre, alle 9,00 di una mattina vietnamita afosissima ed appicicaticcia, una deliziosa e dolcissima Didi mi metteva fra le braccia il mio tanto sognato ed amato topolino... eccolo, così piccolo ed indifeso, nella sua tutina corta a righe bianche e rosse, (ora gelosamente custodita nella scatola dei ricordi) dallo sguardo curioso ma anche un po’ smarrito, che mi guarda, si guarda attorno (in mezzo al trambusto di pianti, esclamazioni di gioia di tutti e gridolini degli altri bimbi), guarda un commosso e sudatissimo papà e stringendosi al mio collo forte forte, si abbandona sulla mia spalla, senza piangere ma teneramente, come per dirmi: finalmente ci siete!! Siete arrivati a prendermi!! ....e vi posso garantire, care o future mammine, che la frase che tutti ci hanno sempre ripetuto prima di questo momento, migliaia e migliaia di volte “mamma di cuore e non mamma di pancia” ti sembra vuota e priva di qualsiasi significato, perché nel preciso istante in cui ho stretto tra le mie braccia il corpicino di mio figlio ho provato un rimescolamento incredibile sia nella mia pancia, che nel mio cuore, che sulla mia pelle, provando un senso di appartenenza a lui mostruoso. Non finivo più di pensare che era mio, mio, mio, oltre che meravigliosamente bello... ed incontrando gli occhi di mio marito Enrico, mentre ci stringeva entrambi a lui in un fortissimo abbraccio, ho capito che anche lui stava provando le stesse mie identiche emozioni... adesso eravamo diventati una splendida famiglia, adesso sapevamo di comune accordo che il nome adatto per il nostro cucciolo era SIMONE! Nel trambusto generale, di genitori al settimo cielo e di bambini fra le braccia, lasciamo quanto abbiamo comprato per l’istituto (tra l’altro molto ben tenuto e pulito, ogni bimbo aveva un lettino e le pareti erano colorate e disegnate a tinte vivaci), piacevolmente sorpresi che ci avessero preparato un mini kit di sopravvivenza: ogni bimbo aveva un sacchetto con 4 pannolini e metà scatola di latte in polvere, oltre a 2 biberon con il nome riportato sopra, come se fossero consci del fatto che per quanto potessimo essere attrezzati, avevamo tutti sbagliato a portarci dietro le taglie dei pannolini, così, di ritorno in albergo, dopo la cerimonia alla Casa del Popolo molto sbrigativa e formale, i neo papà con un campione di pannolino sono poi andati a farne provvista. E poi tutto è stato spontaneo e naturale, abbiamo guardato Simone Vinh fare il suo primo riposino sereno nel lettone con noi, come ipnotizzati, pervasi da una gioia immensa e molto commossi... la stessa gioia di quando oggi, a distanza di 11 mesi, proviamo incontrando il suo sguardo birichino o accarezziamo il suo testolino nero, mentre dorme beato nel suo lettino o ci corre incontro felice, urlando papì o mamì!

Peccato che si resti solo un giorno a Vung Tau e si debba fare immediatamente la sfacchinata del trasferimento pullman/aereo sino ad Hanoi per il disbrigo delle formalità in ambasciata... perché da questo momento in poi incomincia un’altra parte di avventura, quella più forte ed impegnativa, che ci ha davvero rinforzato e rinsaldato ancora di più come famiglia, cementando ancor di più il rapporto di coppia e quello con gli altri genitori (di qui l’appellativo zii e zie reciproco). Altro che turisti e visitatori del Vietnam, della famosa baia di Halong tanto nominata nei giorni antecedenti e come tutti noi avevamo letto in altri diari di viaggio... noi tutti abbiamo trascorso i 15 giorni di permanenza nella capitale tra ripetuti bagni di vomito, scariche diarroiche, rotavirus e bronchiti virali... perché i nostri beneamati pulcini hanno pensato bene di testarci subito come genitori, per vedere di che stoffa eravamo fatti, e noi, abbiamo rischiato di perdere Simone dopo solo 5 giorni da che era diventato nostro figlio!

Eh sì, il nostro topo di 5,6 Kg ci ha aspettati con forza e tenacia, perché abbiamo scoperto solo in extremis che soffriva di ernia inguinale scrotale destra, peraltro non visibile né percepibile, che stava già strozzando il suo piccolo intestino... e se non fosse stato per i suoi ripetuti ed improvvisi attacchi di vomito stile indemoniato da esorcizzare, comparsi di punto in bianco una mattina all’alba, mentre beveva il latte dal suo bibe, nonché la bravura dei medici francesi e vietnamiti dell’Ospedale Francese che con una lastra ed un’ecografia hanno individuato il problema e ce l’hanno operato nel giro di un’ora, d’urgenza, il nostro bimbo non sarebbe qui con noi ogni giorno a riempirci la vita e la nostra fiaba non sarebbe stato a lieto fine!

“Il bimbo è piccolo, denutrito, sottopeso, non possiamo garantire nulla, dipende se l’ernia ha necrotizzato l’intestino oppure no, potrebbe non farcela...” queste parole pronunciate dal chirurgo vietnamita in perfetto francese ci rimbombavano nella testa come martellate mentre attendevamo sgomenti nel corridoio dell’ospedale in attesa di veder spuntare dall’ascensore l’equipe di medici che ci aggiornasse sulla situazione... ricordo di quando ho dovuto consegnare il corpicino del mio bimbo alle infermiere della sala operatoria già pre-addormentato e con quanta trepidazione sono andata a riprenderlo ad intervento terminato, con la flebo steccata al suo braccino... alla prima notte trascorsa nel letto con lui mentre lo cullavo tra le mie braccia e lui singhiozzava aggrappandosi a me ed a come nei giorni seguenti, Enrico ed io eravamo diventati veramente il suo papà e la sua mamma.

Quei giorni così terribili sono stati comunque molto intensi e, nel loro complesso, anche stranamente belli, abbiamo sentito la solidarietà dei medici, del personale ospedaliero sempre molto presente e gentilissimo, degli altri genitori che a turno ci aspettavano per pranzare o cenare con uno di noi per un supporto morale, di Elisa che ci ha scaricato la scheda del telefono e mandava sms a qualsiasi ora del giorno e della notte, di Simone che già dal giorno successivo all’intervento ci regalava sorrisi ed abbracci affettuosi, ripagandoci per ogni trepidazione e spavento passato... per non parlare del caloroso abbraccio del personale dell’albergo o del comitato di benvenuto organizzato dagli zii, zie e cuginetti adottivi di ritorno dall’ospedale... o dei brevi momenti di tranquillità trascorsi poi tutt’insieme a passeggiare al parco Lenin, o in riva al lago, o a pranzo al Ristorante francese “Le Cyclo” o a quello italiano” Il Mediterraneo”, che ci portava anche il cibo in hotel quando eravamo troppo stanchi per uscire... adesso, ripensando a tutto quanto abbiamo vissuto in Vietnam, ci sembra davvero di raccontare una fiaba, la meravigliosa fiaba di SIMONE VINH, del nostro cucciolo di topo, forte come un leone, tenero e dolce ed al contempo così pieno di vita, che dal 2 di novembre del 2007 sta crescendo con noi e ci riempie la vita come mai avremmo immaginato!

Lo guardiamo con immenso amore mentre si stringe al collo, ride di gusto scoprendo i suoi 8 dentini, urla i nostri nomi continuamente a partire da quando si sveglia saltellante nel lettino, o quando corre per la casa trascinando il camion, o sulla spiaggia al mare la sua carriola rossa più grossa di lui... o ancora quando ride allegro con i nonni... ora ha 17 mesi, sta bene, cresce e scopre il mondo giorno per giorno con curiosità e felicità e soprattutto lo fa riscoprire anche a noi. Mio marito Enrico alto 1,93 cm sembra una montagna accanto al suo trottolino di appena 73 cm: “il gigante ed il topolino”, come l’hanno battezzato gli zii adottivi, e guardandoli giocare insieme mi commuovo continuamente... ci saranno sicuramente altri momenti duri come quelli vissuti in Vietnam, altri spaventi dietro l’angolo, altre trepidazioni, ma tutto questo fa parte del meraviglioso mondo dei genitori, e noi, siamo immensamente felici di farne finalmente anche noi parte. E quando guardiamo il cielo, la sera, con Simone estasiato, e si accendono le stelle, sappiamo che lassù, da qualche parte, ce n’è una che adesso brilla più di tutte... la Nostra!

Un immenso grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa splendida avventura e che ci saranno ancora al fianco per quelle che verranno.