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Alba e Alina: le sorelline a cui è vietato stare insieme

fonte: www3.lastampa.it del 17 agosto 2009 di Letizia Tortorello

17 ago 2009
Una è adottata a Torino, l'altra vive in Ucraina.Alba e Alina sono sorelle, nate in Ucraina, 11 ed 8 anni fa. Sono uguali come due gocce d’acqua. Che il destino ha diviso forse per sempre, separandole di 3.000 chilometri. Veselinovo il loro paese d’origine: 400 chilometri da Kiev, nel cuore della ex Unione Sovietica: qui Alba e Alina hanno vissuto insieme per tre anni. Un giorno, però, la burocrazia ha deciso di allontanare da casa Alba (la grande), finita adottata da una famiglia torinese, su segnalazione dell’associazione nazionale per le adozioni straniere di minori, la Naaa, in accordo con il Tribunale di Torino e le autorità di quel Paese che si occupano di minori. Così Alba lascia la sua città: destinazione Italia. Nel 2005, dopo aver cambiato diverse famiglie, ed un orfanotrofio, è pronta ad essere accolta dai nuovi genitori torinesi, G. R., quarantasei anni, dipendente di banca, e sua moglie, M., di 44 anni. Con l’aiuto dei genitori, si integra perfettamente nel nuovo tessuto cittadino, si fa degli amici, dimentica il passato. Fino a che, nel gennaio 2008, non arriva la notizia inaspettata. «Alba ha una sorella - spiega il padre - come ci ha segnalato l’ispettrice ucraina che aveva seguito la pratica». E la bimba conferma, si ricorda di aver vissuto i primissimi anni dell’infanzia con lei. La ricerca inizia, a chilometri di distanza e con le difficoltà che due lingue così diverse comportano, tra interpreti, psicologi e mediatori culturali. Alba scopre che la sorella vive in Ucraina, sotto la tutela legale di due coniugi, parenti (la legge prevede che siano i familiari fino al quarto grado di consanguineità ad occuparsi dei minori senza più genitori). «Ma nessuno ci ha mai saputo spiegare se fossero zii o cugini», aggiunge G.R. In un primo momento si rendono disponibili ad organizzare un incontro, con tanto di comitato di benvenuto della scuola elementare di Veselinovo, a marzo del 2008, per farle ritrovare. «Scene indimenticabili», dicono i genitori di Alba. «Dopo un attimo di titubanza le due ragazze si sciolgono: nel cortile della scuola iniziano a giocare insieme, si abbracciano, si rincorrono inventando i giochi innocenti da bambini». Facendosi beffa delle difficoltà linguistiche. Alba ha dimenticato il russo: è cresciuta in Italia, i ricordi di otto anni fa sono fragili e opachi. Dopo un breve soggiorno, è ora di ripartire, con la promessa di non dimenticarsi: restano amiche. Si scrivono, dalla primavera del 2008, ogni 3 o 4 mesi: sono lettere tenerissime, piene di quei disegni e quella spontaneità nelle parole che trovi solo tra i bambini. Poi l’imprevisto. Gli affidatari ucraini si rifiutano di ricevere il padre di Alba, in visita a Veselinovo, nel novembre 2008. «Mi ero già mosso ufficialmente per ottenere il nulla osta del tribunale dei Minori di Torino per l’adozione nominale della sorella, e dopo che avevo già scritto al Ministero della Gioventù ucraina». I coniugi torinesi tentano anche la strada dell’Associazione Pontili di Cernobyl, organizzazione che permette ai bambini di trascorrere le vacanze estive nel nostro paese. Ma da Kiev nessun segnale, e nessuna disponibilità da parte dei parenti di Alina a farla venire in Italia. E nulla vale la sentenza del tribunale dei Minori di Torino, che già a ottobre aveva dato il consenso all’adozione di Alina. Ulteriore rifiuto d’incontro il 2 giugno. «Se la ragazza non è adottabile significa che l’Italia non ha alcuna giurisdizione per intervenire in merito alle decisioni dello stato ucraino» dice Giulia De Marco, ex presidente del tribunale per i Minori di Torino. «Neanche le autorità politiche possono fare qualcosa al momento, intendo dire la Cai, la Commissione italiana per l’Adozione Internazionale». Il destino, insomma, sembra scritto. Il futuro di Alina e di Alba non sembra destinato ad un’adolescenza da trascorrere sotto lo stesso tetto. Tra loro ci sono tremila chilometri. E ci sono le regole. Quelle italiane e quelle Ucraine. E se il cuore vorrebbe vedere fin da subito Alina e Alba riunite, la legge non lo consente. Potranno, certo, essere amiche, forse anche per sempre. Potranno scriversi, scambiarsi confidenze. Ma mai vivere da sorelle, con gli stessi genitori e nella medesima casa