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Cassazione: nelle adozioni no a scelte razziste

29 apr 2010
Roma, 28-04-2010 L'intero caso nasce da un ricorso. Una coppia che si dice disponibile ad adottare un bambino straniero non può fare distinzioni di carattere raziale, dicendosi indisponibile ad accogliere un piccolo di pelle scura o di etnia diversa da quella europea. Ne è convinta la procura generale della Cassazione, che ha chiesto alle sezioni unite civili della Suprema Corte di segnare in tal senso l'orientamento giurisprudenziale sulle adozioni internazionali.Una coppia che si dice disponibile ad adottare un bambino straniero non può fare distinzioni di carattere raziale, dicendosi indisponibile ad accogliere un piccolo di pelle scura o di etnia diversa da quella europea. Ne è convinta la procura generale della Cassazione, che ha chiesto alle sezioni unite civili della Suprema Corte di segnare in tal senso l'orientamento giurisprudenziale sulle adozioni internazionali. L'intero caso nasce da un ricorso, presentato dalla associazione Ai.Bi., impegnata nella tutela dei diritti dell'infanzia, alla procura generale della Casszione, con il quale si chiedeva che il procuratore generale, ai sensi dell'articolo 363 del codice di procedura civile, proponesse ai giudici di piazza Cavour di illustrare la corretta interpretazione dell'articolo 30, comma 2, della legge n. 184/1983. Al centro della vicenda, l'accoglimento, da parte del tribunale dei minorenni di Catania, dell'istanza di una coppia che si era dichiarata disponibile "all'accoglienza fino a due bambini, di età non superiore ai 5 anni senza distinzione di sesso e religione" e "non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea o in condizione di ritardo evolutivo". Il tribunale di Catania, aveva quindi dichiarato i coniugi "idonei all'adozione sino a due minori di nazionalità straniera che presentino le caratteristiche risultanti dalla motivazione". Secondo Marco Griffini, presidente dell'associazione che ha presentato l'esposto, il decreto emesso dal tribunale contiene "una palese discriminazione su base raziale nei confronti di minori di colore e di etnia straniera a quelle presenti in Europa". La procura generale della Cassazione ha quindi deciso di sollevare a sua volta il caso di fronte alle sezioni unite, chiedendo, come ha fatto il sostituto pg Aurelio Golia, l'accoglimento del ricorso. La decisione delle sezioni unite civili, che non avrà ripercussioni sul caso di Catania, ma stabilirà soltanto un orientamento giurisprudenziale, arriverà nelle prossime settimane. In particolare la procura della Suprema Corte ha preso questa posizione contro la discriminazione razziale nelle adozioni internazionali dei minori , richieste da coppie italiane, a seguito del decreto con il quale il tribunale dei minorenni di Catania nel 2009 aveva dato la 'patente' di idoneità all'adozione a marito e moglie che non volevano bambini neri o di etnia non europea. Secondo l'Aibi - il cui parere è stato condiviso dalla procura della Cassazione - consentire alle coppie di scegliere il colore della pelle dei bambini viola numerose convenzioni internazionali e il principio di uguaglianza stabilito dalla nostra Costituzione. Per l'Aibi "la dichiarazione 'mercantile' delle coppie , come quella catanese, avallata dalla decisione del tribunale , contrasta con il principio del miglior interesse del minore e rivela semplicemente una mancanza di requisiti necessari negli aspiranti genitori". Le Sezione Unite non potranno annullare la 'patente' di genitori idonei data alla coppia di Catania ma potranno ammonire tutti i tribunali di merito a non accogliere più, d'ora in avanti, richieste di adozioni subordinate ad indicazioni razziali. fonte:Rainews24.it