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Genitori-nonni? Colpa dei giudici

19 set 2011
La sentenza sui genitori-nonni ha fatto molto discutere. Ecco due opinioni.Marco Griffini, presidente dell'Ai.Bi, associazione di adozioni. Il suo punto di vista è quello di una persona che nel campo delle adozioni lavora da anni e di quel meccanismo conosce ogni più piccolo ingranaggio. Se i due genitori si trovano in questa situazione la colpa non è loro, sostiene. E di chi, allora? «Dei tribunali. La devono smettere di entrare nel merito dell'idoneità con una procedura giudiziaria». I due genitori avevano tentato di adottare in passato e non ci erano riusciti. Proprio questo è il nodo. Una coppia si rivolge ad un centro per adottare un bambino. Il giudice non li considera idonei perché troppo maturi, e considera questa loro scelta un atto egoistico. Ma ben venga un egoismo del genere! E i giudici, ancora una volta, dimostrano soltanto di non aver capito che cosa è l'adozione». Sarebbero stati dei bravi genitori di un figlio adottivo, secondo lei? »Non solo. Sarebbero stati preziosi per un bambino di 10 o 12 anni. E di bambini così grandi ce ne sono centinaia. Il giudice che ha negato loro la possibilità di adottarlo ha creato con un unico divieto tanti danni. Al bambino che, invece di essere tolto dalla strada e essere accolto in una casa accogliente e desiderosa di dargli amore, continuerà a restare in un istituto. Al bambino che è nato quando ormai la coppia era in età anche più avanzata costringendolo a diventare un figlio-nipote e ad avere dei genitori-nonni». Come si può evitare il ripetersi di vicende come questa? «Cancellando i tribunali per i minorenni dalla procedura di idoneità per le adozioni: è un passaggio inutile. Una coppia disponibile all'adozione è già di per sé idonea. Le coppie non vanno selezionate, ma accompagnate. E questo possono farlo solo gli enti autorizzati e i servizi sociali». -------------------------------------------------------------------------------------- Lo ammette anche Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia e presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali: si tratta di «una situazione intricatissima». Iniziamo da qui: i tribunale non permette a due genitori di crescere la loro figlia perché troppo anziani «La verità è un'altra: i figli devono stare con i genitori, il loro diritto di avere un rapporto con il padre e la madre deve prevalere su tutto». Il tribunale sostiene che quei genitori non hanno riflettuto seriamente sul fatto che la bimba si ritroverà orfana in giovane età. «Non entro nel caso specifico ma l'età è un problema. La fecondazione eterologa con un padre che ha una speranza di vita di pochi anni è qualcosa su cui si dovrebbe riflettere di più. E' una pratica possibile anche a novantenni. Come può essere accettata?» In Italia l'eterologa è vietata ma basta andare all'estero e il gioco è fatto. Lei vorrebbe dei limiti d'età? «Non si possono stabilire limiti ma ormai anche i Paesi dove questo tipo di fecondazione è possibile si stanno rendendo conto dell'errore. C'è chi ha centinaia di figli ed è terrorizzato di fronte alla possibilità di doverli riconoscere. C'è anche chi in questo modo è riuscito ad avere un figlio desideratissimo e lo sta crescendo bene. «Certo, ma quello che va considerato è innanzitutto il diritto del minore ad essere cresciuto ed accudito. Lo dice una convenzione internazionale, non io. Non esiste invece il diritto dei genitori ad avere una gratificazione sotto forma di figlio, nonostante l'età. La fecondazione eterologa permette l'esistenza di fratelli e sorelle che non si conoscono, problemi di incesto. Dovrebbero esserci dei limiti di buonsenso. Non si può pensare di mettere al mondo dei figli a 61-62 anni, bisognerebbe fermarsi a riflettere». fonte: La Stampa di FLAVIA AMABILE 17/9/2011