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set
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Non solo adozione: dieci anni di cooperazione

Nel corso del 2013 sono stati 310 i bambini sostenuti a distanza dal NAAA

Non solo adozione: dieci anni di cooperazione
Foto: Non solo adozione: dieci anni di cooperazione
24 gen 2014

Sono passati dieci anni da quando il NAAA ha voluto dare il via ad una serie di iniziative rivolte alla cooperazione. Nel 2003, infatti, c’è stato il primo finanziamento di due progetti da parte della Cai, la commissione per le adozioni internazionali. “Il bambino, fino a quando è possibile, deve continuare a vivere nel Paese in cui è nato - spiega Paola Riccardi, responsabile Cooperazione e Sviluppo per il NAAA - e l’adozione internazionale dev’essere soltanto l’ultima possibilità. Per questo, da sempre, lavoriamo insieme alle donne per prevenire l’abbandono”. Togo, Repubblica Democratica del Congo, Vietnam e Nepal. Sono questi i Paesi in cui il NAAA attualmente opera a sostegno dell’infanzia: qui sono in corso diverse iniziative per la creazione di laboratori artigianali, centri sanitari, case per orfani, senza dimenticare i sostegni alimentari. “Ci appoggiamo alle realtà locali - prosegue la Riccardi - perché questo ti permette di conoscere meglio il problema e riuscire ad arrivare dove gli Occidentali non potrebbero arrivare. Il nostro non vuole essere puro assistenzialismo, poiché l’obiettivo è creare un’opportunità. I progetti, come la costruzione di una scuola o di una struttura sanitaria, non vanno quindi a sostenere una singola persona, ma coinvolgono un’intera comunità”. Esistono poi i sostegni a distanza, che nel 2013 hanno permesso di aiutare 310 bambini: 123 in Nepal, 96 in Cambogia, 28 in Ucraina, 22 in Vietnam, 21 in Perù, 12 in Togo e 8 in Polonia. “Sono interventi mirati sul singolo e sulla famiglia e si concentrano prima di tutto sul sostegno scolastico - conclude la responsabile Cooperazione e Sviluppo del NAAA - poi su quello alimentare e sanitario. Inoltre, da qualche anno, abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione in Italia sull’intercultura rivolta soprattutto ai più piccoli: integrazione e tolleranza devono essere le parole d’ordine”.