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Congo 2013

Ferry De Bastiani (Responsabile ufficio stampa)

Congo 2013
17 ott 2014

Viaggio in Congo per monitorare i progetti di cooperazione avviati in questo Paese.

Martedì 26 novembre 2013

Sono le ore 07:30 quando l’Ambraer dell’Air France si stacca dall’aeroporto di Torino Caselle direzione Parigi. Qui ci attende un Airbus A330 sempre dell’Air France con destinazione Kinshasa, Congo. Paola e io siamo al primo viaggio in questo paese lontano e non nascondo una certa preoccupazione nel recarmi in un paese completamente nuovo per me. Dopo un volo piacevole passato a vedermi 4 film, attorniato da congolesi che tornano a casa e ti fan sentire “in minoranza”, finalmente alle ore 19:00 atterriamo a Kinshasa. Malgrado l’ora tarda, una bella ventata di aria calda, ci accoglie. Disbrigate le pratiche doganali e ritirato i bagagli ci rechiamo verso l’uscita dove ci accoglie il nostro referente che con la sua Toyota ci porta nella nostra dimora locale. Una casa con appartamento che divido con Paola, bagni e stanza da letto private, salotto e angolo pranzo con cucina in comune. Poco distante c’è l’ufficio NAAA che visitiamo prima di ritirarci a cenare con pizza e succo d’arancia! Cominciamo bene! Poi, fatta una doccia e cambiato per la notte cerco di dormire, cosa che avviene a fatica…

Mercoledì 27 novembre 2013

Alle ore 09:30 ci rechiamo presso l’ufficio ci raggiunge il referente alle ore 10:00. Si va a fare colazione in città… Ormai sono le ore 11:00 e la colazione diventa un mezzo pranzo, come si usa dire oggi, un brunch. Terminata la colazione ci rechiamo a trovare le due famiglie che sono in fase d’adozione. Le troviamo presso un centro medico in una casetta a due piani con alloggi confortevoli e spaziosi dove i bimbi possono giocare e muoversi. Andare in giro non è consigliabile e quindi gli spazi a disposizione sono ampi, incluso un bel cortile. Il morale delle famiglie è buono. Ci offrono un caffè fatto con la moka che apprezzo molto. Dopo un’oretta ci congediamo con la promessa di rivederci ancora. I papà vanno a fare la spesa e noi ci rechiamo presso l’ufficio dove lavora il Presidente dell’ONG con cui collaboriamo in Congo. Lui già conosce Ingrid e Marie e ci chiede di mandare i suoi saluti, invitandoci a cena in data da destinarsi. Ci congeda dopo una mezz’ora e salutandolo gli raccomando di fare qualcosa per sbloccare la situazione di stallo delle pratiche delle nostre famiglie. Si parte quindi direzione supermarket no? No, si va a Baraka, ovvero presso il Centro di “Santè et Maternitè” intitolato a Maria Ingrid. Il vedere il suo nome scritto sull’ingresso del centro mi da una gioia e soddisfazione per quello che Ingrid e tutti noi abbiamo creato, ma soprattutto vedere il suo nome mi riempie d’orgoglio e uno stato d’agitazione mi prende, tanto che non riesco a filmare i ragazzi che ci accolgono con una poesia di benvenuto e quattro dipinti fatti da loro per noi. Un turbinio di sensazioni miste tra gioia e rispetto continua a sopraffarmi. Dopo il benvenuto di rito e una bella canzone cantata da tutti i bimbi presenti sotto una tettoia di legno col tetto in metallo, assistiamo a una breve commedia eseguita dai bimbi e alcuni attori locali. La storia parla ovviamente di abbandono e speculazione verso i più deboli, ma la storia finisce bene e tutti applaudono i recitanti. Un breve discorso del referente chiude l’ora dedicata a noi. Ci rechiamo quindi ad assistere ad un incontro di calcio tra la locale squadra del centro e i ragazzi di un altro istituto, Inter loro e Real Madrid i nostri che perdono 2 a 1 ma alla fine con la foto di gruppo son tutti felici, bevendo aranciata fresca. Ci rechiamo quindi a visitare il luogo dove sono ospitati i piccoli della comunità, il loro dormitorio, la mensa e dove vivono. Sono le 17:00 e per loro è ora di cena, riso e fagioli con un bicchierone d’acqua. E’ ora di salutarli e dopo alcune foto di gruppo, salutiamo i nostri piccoli amici e le didi che li assistono. Il solito groppo alla gola mi accompagna verso il Centro medico dedicato a Ingrid dove ci illustrano i vari ambienti, la sala parto e degenza (hanno già fatto partorire 4 mamme) il gabinetto medico e il laboratorio dove spicca un bel microscopio donato da una nostra famiglia. Foto di gruppo e saluti. L’emozione mi sopraffa e a stento trattengo le lacrime. Paola se ne accorge, mi prende in giro e do la colpa al sudore che mi bruciano gli occhi. E’ ora di rientrare in città e il traffico caotico ci inghiotte. Il tramonto rosso fuoco ci accompagna. Fermata ad un supermarket dove facciamo la spesa per il nostro soggiorno aiutati e consigliati da M.C. la nostra assistente sociale che ho conosciuto al Centro ed è tornata con noi in città, tappa ad un vicino ristorante per mangiare qualcosa e ora, all’alba delle ore 24:00 termino il mio racconto di una giornata stancante, piena di emozioni e provante, sia per il caldo che l’esperienza che ho vissuto.

Giovedì 28 novembre 2013

Prima colazione congolese in tutti i sensi, caffèlatte, pane burro e marmellata, succo di frutta. Malarone e via, si parte con M. C. direzione Istituto “Store House”, alla periferia di Kinshasa, che chiameremo #1. Prima visitiamo l’Istituto che ospita le ragazze dove incontriamo “P”, bimbo già abbinato e la piccola “T”, che non ha ancora una famiglia. Durante la visita si scatena un bel acquazzone tropicale che dura un paio d’ore, allagando il cortile dell’Istituto e dando la possibilità a bimbi e bimbe di farsi una bella doccia e relativo shampoo. Giocano e si divertono come matti e alla fine sono tutti tirati a lucido. L’Istituto #1 ha bisogno di alcuni interventi di ristrutturazione, infatti sul retro una voragine ha spaccato un grosso tombino in cemento che ha reso difficoltoso l’accesso ai bagni e relative docce. Visitiamo i vari locali che necessitano di un bel intervento. Pensavamo d’aver visto il peggio e invece ancor peggio è lo “Store House #2“ dove si trovano solo bambini di tutte le età. Conosciamo i fratelli “J&E”, già abbinati. Con loro il fratello “E”, di 12 anni, che non ha ancora una famiglia. Presente con noi anche il piccolo “F”, già abbinato e il gran finale con il piccolo “W”, fratello di “P” e anch’esso abbinato. Splendidi tutti quanti. Decisamente meno splendido lo stato di questo Istituto che se volessimo fare le cose per bene, si dovrebbe ricostruire piuttosto che ristrutturare. Il Direttore, un gran uomo con il sorriso triste che fa quello che può per dare una parvenza di dignità alle difficoltà che lo affliggono. Un pasto caldo al giorno è tutto quello che riesce a dare.

Piove, le strade sono un rigagnolo di fango e melma, la macchina si impantana e la “compagnia della spinta“ la tira fuori dal fango, dietro lauto compenso. Siamo ormai bagnati da almeno quattro ore, senza un posto asciutto e il conforto di una bibita calda. Pioggia, vento e freddo. Ma va bene lo stesso, si va avanti col lavoro. La zona dove sorge il “#2” è il classico quartiere stile bidonville, con immondizia ovunque e sacchi pieni di terra e/o sabbia dove si può camminare per raggiungere l’auto rimasta in luogo sicuro. Torniamo silenziosamente in città. Traffico impazzito, caos di macchine ovunque, camion e bus che ti sorpassano da ogni lato su una strada di fango rossiccio. Ma la cosa non ci scuote, chiusi come siamo nei pensieri di ciò che abbiamo visto. In ufficio incontriamo il referente che ci accompagna a fare due compere e insiste per una cena veloce. Siamo stanchi e infreddoliti. Si scherza a tavola per esorcizzare la giornata. Ormai la notte ricopre il tutto e nel buio non vedi le ombre che vagano veloci e ripensi a quei bimbi nel loro squallore. Con M.C., Paola e il referente, torniamo a piedi alla nostra residenza. Il traffico caotico ha bloccato la via d’accesso verso casa. Salutiamo i nostri accompagnatori e ci fiondiamo in casa, occorre una bella doccia calda, un letto e riparte direzione Baraka per altro lavoro per Paola e M. C. Sarà l’ennesima giornata piena. Speriamo non piova. Io sarò testimone della giornata coi miei scatti e video.

Venerdì 29 novembre 2013

Ritorno a Baraka…

Ore 10:30 si parte con M.C. che si porta il piccolo “M”, che segue personalmente portandoselo a casa per curarlo e aiutarlo. Il piccolo soffre di un ritardo psicofisico, malgrado sia bello in carne ma assolutamente immobile, fatica a nutrirsi col biberon, non deambula e muove poco le braccia. Ha 14 mesi. Arrivati al Centro non senza difficoltà a causa delle condizioni pessime delle strade, soprattutto la parte finale che porta al Centro. Ma l’autista è bravo e raggiungiamo senza grossi problemi la nostra meta. Incontriamo i nostri piccoli amici sotto la tettoia. E’ ora di pranzo e la cuoca assistita da un volontario del Centro stanno terminando la preparazione della zuppa di verdure, unico piatto mattutino. Sono le ore 11:00 e tutti seduti ai propri tavolini, dopo la preghiera, mangiano la zuppa. Gli facciamo compagnia. Al Centro Medico non c’è praticamente nessuno e questo preoccupa un po’ la Paola… “ma il Centro lavora o no?” questo è il suo primo pensiero. Approfondiremo in seguito. Finito di pranzare, tutti insieme ci rechiamo alla Casa di N’Selè, dove i piccoli si radunano sotto un grande albero per l’attività col maestro.

Noi ci rechiamo all’interno della struttura dove Paola e M.C. iniziano il loro lavoro, procedure nell’arrivo dei bimbi al Centro, come è strutturato, la giornata tipo e le varie attività. Difatti, dopo la spiegazione del maestro su cosa preparare, i bimbi hanno iniziato a colorare dei cartoncini natalizi, usando pennelli logori, pezzi di ramoscelli e persino le dita. Man mano che terminano il lavoro si dividono a giocare tra di loro col nulla, ma almeno sono allegri e vederli razzolare con la classica bacchetta che fa girare un disco a mo di ruota, o giocare con una scatoletta vuota che simula un auto con due figure di carta che raffigurano il poliziotto e il bandito. Si gioca con niente, altro che Playstation! Nel frattempo la Paola inizia la raccolta di informazioni sui bimbi e il sottoscritto inizia ad immortalarli con alcune foto. Arrivano le ore 16:00 e la cena incombe. Riso bollito con fagioli rossi e una salsina al pomodoro. Un bicchiere d’acqua e la cena è fatta. Altre foto di bimbi… foto di momenti di gioco e canzoni con Paola mattatrice. Trovarsi attorniato da tanti bimbi che ti toccano, accarezzano i peli delle braccia, si confrontano col mio pallore e il loro bel colore ambrato dicendomi che è meglio il mio pallore e io che gli rispondo che sono meravigliosi loro, coi loro sorrisi e lineamenti delicati, occhioni grandi e pelle vellutata. Non manca la spettinata finale, visto che ho i capelli lunghi, bianchi e a loro dire morbidi. A me paiono umidi, sporchi e disordinati… E’ ora di tornare a casa. Sono le ore 17:00 e ci avviamo verso la macchina. Per strada incontriamo la prima mamma che ha partorito al Centro Medico e una foto di rito con il suo bambino è d’obbligo. Si rientra, solito traffico caotico e strada semidistrutta. Un cartello riporta “Conclusione lavori, Aprile 2013” , Paola commenta ironica, che somiglia al cartello di Milano Fiera… eterni lavori. Arrivo in ufficio, breve relazione con il referente su cosa abbiamo visto il giorno prima allo “Store House 1 e 2” , le nostre impressioni e velati consigli. Valuterà lui il da farsi. Cena in camera! Spaghetti al tonno, antipasto con salame, formaggino e frutta finale. Sono le ore 20:00… ci attende una lunga serata. Domani, Sabato, non abbiamo un programma. Vedremo.

Sabato 30 novembre 2013

Mi sono alzato con comodo… gli operai nella casa di fronte hanno iniziato a martellare e picconare dalle ore 8:00. Riesco a stare a letto sino alle 9:00, poi esigenze di bagno e voglia di un caffèlatte mi hanno schiodato dal comodo lettone. Colazione con Paola a base di pane burro marmellata, succo di frutta, yogurt, caffèlatte e Malarone! Abbiamo la connessione WiFi e quindi si va a scaricare la posta, un giro su Fb, caricato una foto di gruppo con le famiglie qui a Kinshasa e scritto queste poche righe. Ora sono le 13:00, di mangiare non si parla. In salotto con 20 gradi si sta bene. Peccato che la tv ha 40 canali ma nessuno che meriti! Vediamo se succede qualcosa più tardi… Pranzo alle ore 14:00 con panino al prosciutto, birretta, arancia e caffè. Pomeriggio in relax e con Paola abbiamo scaricato le foto dei bimbi e messo in ordine le informazioni ricevute. Arriva l’ora di cena, le 19:00 e ci cuciniamo nel buio della cucina senza luce momentaneamente, 4 uova sbattute, piselli e carote al burro, frutta e sigaretta. Alle ore 23:00 ci ritiriamo nelle nostre stanze. Letto un po’ e poi nanna. Domani è il 1° Dicembre…

Domenica 1 dicembre 2013

Oggi gli operai non lavorano e me ne resto a poltrire sino alle ore 9:00. Il programma prevedeva l’incontro con le famiglie e cena fuori tutti insieme, invece il referente chiama Paola e le comunica il cambio di programma. Si va a cena a casa dal presidente dell’ong e famiglia, quindi dobbiamo prepararci per le ore 18:00. Paola avvisa le famiglie del cambio programma. Ci rimangono un po’ male ma gli promettiamo di vederci prima di ripartire. Pranzo verso le ore 14:00 a base di paninazzo al prosciutto e frutta. Alle 17:30 arriva il referente con la gentil consorte, signora “L” e tutti insieme ci rechiamo all’appuntamento, una bella casa in stile congolese con enormi poltrone e mega tv. Conosciamo la signora “A”, moglie del presidente, simpaticissima e allegra, gran amica di Ingrid. I figli prendono Paola per Ingrid, accorgendosi successivamente di una leggera differenza somatica! In compenso sono accolto bene pure io. Cena tipicamente congolese con Fufu, spezzatino di trippa, pesce arrosto, pesce marinato, patate arrosto, pollo grigliato, riso, minestra di legumi, fagioli, crauti, insalata di foglie di manioca cotte, banane lesse e macedonia di frutta finale. Assaggio un po’ di tutto. Tutto buono. Complimenti alla cuoca. Piano piano arrivano tutti i figli del presidente e ne conto sette, cinque maschi e due femmine! Che famiglia spettacolare! Alcune foto di gruppo suggellano la serata. Quindi, verso le 20:30 si rientra passando da un market per acquistare latte, caffè e un po’ di frutta. Alle ore 21:00 eccoci nuovamente a casa. Salutiamo il referente e la moglie “L”. Ci vediamo domattina in ufficio verso le 10:00. E una settimana è quasi andata.

Lunedì 2 dicembre 2013

Ore 10:00 in ufficio. Insieme al referente e a M.C. si va a vedere due istituti, il primo si chiama CMC e si trova all’interno di una complesso religioso che comprende una grande chiesa e una scuola. Qui incontriamo il piccolo “A” di circa 5 anni, che probabilmente ci prende per i suoi nuovi genitori e quando dopo aver visitato l’Istituto, le camerate e le zone di svago, ci congediamo dal giovane direttore e qui “A” diventa triste e gli scappano le lacrime quando lo salutiamo dandogli un bacio sulla fronte e lo lasciamo lì… Ci mancava solo questa situazione per iniziare la giornata sotto un cielo che non promette nulla di buono. Per tirarci su il morale facciamo uno stop a casa delle nostre due famiglie per un caffè. Stanno tutti bene anche se inizia a diventare pesante il soggiorno, chiusi in casa senza poter uscire e solo lo svago di un piccolo cortile. Ci confidano il loro disagio dato che accanto alla casa c’è un istituto psichiatrico e alle cinque di mattina, quando c’è il cambio turno, si accendono le luci, lo stereo a palla e si sente bimbi urlare e piangere. Non un bel risveglio. Inoltre avendo saputo che le altre famiglie erano state in residence con piscina e ristorante, anche se costava un po’ di più, ne varrebbe la pena. Riferirò a casa. Dopo una mezzoretta ripartiamo direzione secondo istituto, Colk, dove facciamo la conoscenza di “J”, di circa 5 anni. Visitiamo anche questo istituto che raccoglie bambini/e da pochi mesi a quindici anni. Rientro in ufficio per le ore 15:00. Salutiamo M.C. che rivedremo Mercoledì. Domani in ufficio tutto il giorno. Stasera si esce con il referente per cenare. Lui si preoccupa perché mangiamo poco, il mattino e la sera, ma non patiamo certo la fame. Abbiamo da smaltire alla grande, almeno io, e il caldo del mezzogiorno non ti invita a mangiare. Alle ore 18:00 siamo in ufficio e insieme al responsabile della cooperazione, M. C., il referente, “C.” un collaboratore e Paola ci fiondiamo nel ristorante di fronte all’ufficio. Ottimo ossobuco innaffiato con birra Skol, l’ennesima birra congolese. Buona, anche se somiglia alle altre marche locali che ho bevuto. Ora sono le 21:10 e Lunedì se ne va.

Martedì 3 dicembre 2013

Mattinata in casa tra foto da scaricare, posta da leggere e bighellonare sulla rete. Paola è in ufficio a colloquio con il responsabile della cooperazione. Li raggiungo verso le 12,00 e saluto un po’ tutti… Verso le 13:30 Paola termina la prima parte del meeting. Torniamo in casa e ci colleghiamo via Skype con Marie, l’operatrice in Italia che segue il Congo. Chiacchierata di mezz’ora sui problemi e novità dal Congo. Una buona notizia è che domani alle ore 15:00 siamo in visita dal Console Italiano a Kinshasa e vediamo se riusciamo a capirne un po’ di più su questa situazione di stallo provocata dai locali. Speriamo di non fare solo un giro turistico. Ore 14:30 Paola torna in ufficio per continuare il suo lavoro. Li raggiungerò più tardi. Alle ore 17:00 Paola ritorna e mi comunica che usciremo verso le ore 18:00 con il nostro referente e con il nostro responsabile della cooperazione per recarci a trovare le famiglie. Arrivano alle 19:00. Saliamo in auto e qui il referente inizia a parlarci della situazione di grave disagio che stanno vivendo tutte le venti e più famiglie che si trovano a Kinshasa, i loro avvocati che premono verso l’Ambasciata italiana perché sblocchi le loro situazioni di stallo. Internet è bombardato di notizie di famiglie allo stremo della sopravvivenza e costretti a rimanere “prigionieri” del paese. Chiede a Paola di riferire ogni parola che comunicherà alle famiglie… siamo un po’ interdetti e ci guardiamo con fare interrogativo e preoccupato. Duex petit diable… questa è il simpatico appellativo che ho forgiato per il nostro referente e il responsabile della cooperazione. Arrivati a casa delle famiglie che stanno cenando e si sorprendono nel vederci arrivare così tardi. Raduniamo le famiglie in casa di una di loro e il referente inizia a raccontare la situazione che si sta creando nel paese, delle notizie che girano sulla rete, l’impotenza dell’Ambasciata e la assoluta necessità che le due famiglie non parlino con nessuno di ciò che sta per dire loro. Ed ecco che dalla sua valigetta estrae due buste gialle che contengono i passaporti dei bimbi, i loro e tutta la documentazione necessaria per lasciare il paese. Rimaniamo tutti sorpresi e da una sensazione di sgomento e preoccupazione si passa alla gioia per la bella notizia. Le famiglie possono anticipare il rientro appena trovano un aereo per casa! L’aria si carica di positiva elettricità e siamo tutti felicissimi per la notizia. Naturalmente questa soluzione vale solo per loro e dovranno tacere la notizia persino alle famiglie in Italia, onde evitare comunicati sulla rete. Comunicheranno del loro arrivo una volta arrivati a Bruxelles, tappa d’avvicinamento a Milano. Li lasciamo coi loro preziosi plichi gelosamente custoditi dai papà. Ci salutiamo con la promessa di rivederci in Italia. Usciamo e si va a cenare in un bel ristorante con cucina italiana. Cena allegra e sostanziosa. Offro volentieri la cena ai nostri “diavoletti”. Grazie anche all’aiuto del presidente dell’ONG con cui collaboriamo e coloro che hanno aiutato il nostro referente. Si rientra in casa verso le 22:20 e ora termino di scrivere di questa ennesima giornata piena d’emozioni. Domattina appuntamento anticipato alle ore 11:30 con l’Ambasciatore. Il nostro incontro sarà molto soft…

Mercoledì 4 dicembre 2013

Usciamo alle ore 10:30 dall’ufficio NAAA con M.C., l’assistente sociale NAAA. Direzione: la casa delle famiglie per controllare che siano quasi pronte per la partenza. Così è… Quindi Paola, io e il referente ci rechiamo all’Ambasciata Italiana a far conoscenza con l’Ambasciatore che ci riceve puntuale alle ore 11:30. Ci intratteniamo una mezz’ora, presentando il nostro ente e cosa stiamo facendo sul paese. Paola relaziona. Il nostro referente cerca di comprendere tutto o quasi e il sottoscritto annuisce. Foto finale di rito e alla domanda dell’Ambasciatore, “se abbiamo nostre famiglie qui”, rispondiamo di sì, ma che sono serene e tranquille. Lui conferma che aveva sconsigliato agli Enti Italiani di far partire le famiglie. Si rischia un blocco di 12 mesi. Ci congediamo e torniamo alla casa delle famiglie che nel frattempo hanno terminato di preparare le valigie e zaini. Con due auto strapiene si parte per la sede di Bruxelles Airlines in città, dove si fa il check in, controllo valigie, passaporti e biglietti. I bagagli verranno portati direttamente all’aeroporto. Usciamo quindi solamente coi bagagli a mano. Passaggio in ufficio per scaricare Paola e il sottoscritto e con la sola auto del nostro referente (9 persone su una Toyota da 5 posti!) si dirigono verso l’aeroporto dove l’assistente sociale e il referente li seguiranno il più possibile. Noi rientriamo in casa. Cielo plumbeo e qualche scroscio d’acqua. Scrivo queste ultime righe all’alba delle 17:40. Serata in casa. Urge organizzare cena. Domami si va a Baraka. Speriamo non piova.

Giovedì 5 dicembre 2013

Mattinata agitata con continui cambi di programma. Prima in ufficio a sentire le ultime novità dal referente e poi con l’assistente sociale a fare shopping per Baraka. Partiamo con un auto, a mio avviso, troppo piccola per caricare il necessario che ci siamo proposti. Spesa: 100 kg di fagioli di prima scelta, 100 kg di riso thailandese, latta di olio x cucinare da 30 L., saponette, detersivo per lavare i panni, due sacchi di farina di semola, sale e zucchero. Spesa di circa 600 dollari + mance per extra. Alla casa di N’Selè avranno da mangiare per un mese e mezzo come minimo. Carichiamo tutto sulla macchina troppo piccola e in effetti, io sto davanti con un sacco di sale, l’assistente sociale e Paola si devono dividere un sedile posteriore in due! Il colmo che al momento di partire, si scopre che l’auto ha la gomma anteriore sinistra a terra! Tutti giù meno io, bloccato in auto ed ecco la solita compagnia della spinta che diventa la compagnia del sollevamento auto che tira su la macchina con me dentro insieme a tutta la spesa. Infilano un crick già sollevato e in due minuti si cambia ruota. Altra sollevata d’auto generale e via il crick, a posto la vecchia ruota e si torna in ufficio. Ormai sono le 14:40 e non si va a Baraka in queste condizioni. Scarichiamo l’auto e quindi saluto la compagnia e vado a cambiarmi. Sono fradicio e spossato per i farmaci, il caldo e la tosse che mi fa dormire poco e male. Pomeriggio in relax… Paola lavora in terrazza e io qui in salotto scrivo il mio diario congolese. Sono le ore 18:00… Domani si dovrebbe andare a Baraka a consegnare la spesa e visitare l’ultimo Istituto che ci manca alla lista. Sabato si avvicina e il rientro incombe. Piccola spesa per gli ultimi giorni e cena veloce con il referente. Sentito il “capo” via SMS , sta tornando da Roma e la riunione, come al solito, è stata a suo avviso, inconcludente. Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni.

Venerdì 6 dicembre 2013

Mannaggia che giornatona! Partiti con M.C. e C. per conoscere il piccolo… che si trova in un centro a Kinshasa, l’Ece, che accoglie piccoli ospiti. Venti minuti intensi e poi si riparte direzione Baraka dove consegneremo la spesa fatta ieri. Arriviamo che i bimbi stanno pranzando, sono le 11:30. Naturalmente son felici di rivedermi anche se una bimba mi sgrida dicendomi che mi aspettava Martedì! Mi scuso, avevo da fare… in compenso, visto che mi chiamano “Papà Noel” per ovvio bianco e panza, gli comunico che ho portato i doni per tutti loro. Una macchina piena di cose buone! Tutti danno una mano a scaricare e trasportare il tutto presso il Centro. Qui un solerte militare con sgherro armato al seguito è venuto a “controllare” le attività del centro. In realtà vuole denaro e M.C. gli risponde sprezzante che di denaro non ce né, ma se vogliono, un sacchetto di riso. Accettano e se ne vanno… Restiamo un po’ a giocare con i nostri amici, ma il tempo è tiranno e dobbiamo rientrare. Saluto tutti, abbraccio le didi e coloro che assistono i miei amici. Un “cinque” a tutti e poi scappo, senza voltarmi. Si rientra a Kinshasa e cambio d’auto. Con il referente e l’assistente sociale si va a fare shopping. Sono le 14:30, fa un caldo tremendo sotto i teloni di plastica del mercato artigianale. Sto collassando. Acquisto rapido alcune cose e scappo verso l’auto. Dopo cinque minuti arrivano pure Paola e M.C . Ne hanno abbastanza anche loro. Si parte quindi per un tour della città, la zona delle ambasciate (molto curata e verde), il Palazzo del Governo, bello blindato con strada chiusa e altre attrattive della città. Zona decisamente occidentale e molto verde con spazi curati e aiuole piene di fiori. Ma il bello è la fermata per fare alcune foto al fiume Congo, largo, immenso, che scorre maestoso. Scatto alcune foto ed ecco che arrivano tre militari con tanto di Kalashnikov al collo. Il referente interviene. Dicono che non si può fare foto perché di là dal fiume c’è il Congo Brazzaville! Che stronzata! Mica ci sono soldati armati o istallazioni militari. Solo vegetazione. Il referente li sistema con il suo modo affabile e deciso. Alla fine ci lasciano fare. Non possiamo filmare però! Altra cazzata. Se voglio faccio tutti i video che voglio. La mia reflex digitale fa anche ottimi video in HD. Finito il “reportage”, si riparte direzione “La Citè du Fleuve”, ovvero un complesso residenziale molto bello e colorato, costruito sull’acqua ai bordi del fiume Congo che lì scorre immenso. Le costruzioni sono in struttura di acciaio foderate in legno e rivestite con un cemento particolare, tutta roba che arriva dal Nord Europa, come il personale italiano che mangia vicino a noi in un bel ristorantino sul fiume. Niente zanzare per fortuna! Pizza e birra e poi si rientra. Sono le 21:00 quando i nostri amici si congedano dalla nostra dimora, donandoci alcuni regali per lo staff Naaa e Ingrid, oltre che a noi, ovvio. Ora sono le ore 23:15. Vado a fare la valigia. Domani sarà un altrettanto lungo giorno!

Sabato 7 dicembre 2013

Programma: Check in all’Air France, visita ad un resort sul fiume Congo, causa pioggia e impossibilità di andare a vedere i gorilla, e nel pomeriggio tardi, all’aeroporto… Il resort è molto bello, luogo per stranieri e ricchi locali. Una camera d’hotel viene 100 dollari al giorno e affittare un villino con doppie camera da letto con servizi, salone, cucina e tinello, aria condizionata e tv satellitare, chiedono 300 dollari al giorno! Mi pare un po’ caro… Smette di piovere, si pranza in terrazza con vista sul maestoso fiume. Poi ci spostiamo su una terrazza coperta in lato, dove il panorama a 360 gradi è ancora più spettacolare. Ci passiamo le foto scattate, le ultime impressioni e al calar della sera si riparte direzione aeroporto. Saluti e ringraziamenti al referente e M.C. e quindi entriamo in aeroporto. Il resto è cronaca recente. Questa volta le considerazioni su questo viaggio me le tengo per me. E’ stata una esperienza bellissima ma allo stesso tempo durissima. Il lavoro paga e qui si è lavorato bene. Speriamo di non doverci fermare proprio adesso. Sarebbe uno spreco e un insulto a tutti quegli esserini e quelle meravigliose persone che ho incontrato.

Arrivederci Congo, arrivederci Africa.