I miracoli, a volte, accadono: la storia del piccolo Den
Il bimbo cambogiano salvato dall’amore di due coniugi romani, diventati poi suoi genitori.
Il bimbo cambogiano salvato dall’amore di due coniugi romani, diventati poi suoi genitori. I miracoli a volte accadono. Anche quando tutto sembra impossibile. E’ il caso di Den che, proprio quando sembrava non ci fosse più nulla da fare, non solo è guarito, ma ha trovato persino una nuova famiglia. Era il 2008 quando Giuseppe De Simone e Monica Colajacomo partono alla volta della Cambogia. Lui è un medico, lei è un’infermiera. Ed entrambi lavorano all’ospedale Bambin Gesù di Roma, che soltanto pochi anni prima aveva aperto una struttura dedicata ai bambini proprio nel sud-est asiatico. “Mio marito avrebbe dovuto operare due bambini. Uno di loro aveva una brutta cardiopatia – racconta la signora Colajacomo – solitamente si opera entro i sei mesi, mentre il piccolo ormai aveva già tre anni e mezzo. Sembrava davvero non ci fosse più nulla da fare”.
Così i due coniugi tornano nella capitale, che dista 200 chilometri dall’ospedale. “Siamo andati a letto – prosegue Monica – e, il mattino dopo, Pino decise di operare quel bambino. Difficilmente mio marito, cardiochirurgo con 30 anni di esperienza alle spalle, sarebbe tornato sui suoi passi. Evidentemente, quella notte, qualcuno da lassù gli ha infuso un dubbio. Sinceramente non ero molto contenta di dover percorrere di nuovo altri 200 chilometri su strade tutt’altro che scorrevoli. Ma non potevo dire di no”. Così, dopo aver visitato il piccolo Den, il dottore decide di operarlo – insieme all’altro bambino – in Italia. Una volta completate le procedure burocratiche, i due piccoli cambogiani arrivano a Roma insieme ad altri bambini accompagnati dai loro genitori. “Den era da solo, insieme ad un medico – prosegue La signora Colajacomo – e, nonostante siano già passati alcuni mesi, ci ha subito riconosciuti. Siamo rimasti basiti. Così, un mese e mezzo dopo il suo arrivo, è arrivato il giorno dell’operazione” . E qui la vita di Den, oltre che quella di Pino e Monica, cambia.
“L’intervento è andato molto bene – continua ancora Monica, con la voce rotta dall’emozione – e, quattro ore dopo, il bambino era in terapia intensiva, completamente sedato. Una volta uscito dalla sala operatoria, mio marito ha iniziato a chiamarlo, a chiedergli se stava bene. L’anestesista lo guardava stranito, perché Den non avrebbe mai potuto sentirlo. Invece, dopo che Pino lo aveva accarezzato, il bambino si girò, lo guardò e lo chiamò papà. A raccontarlo è difficile crederci: ma è successo per davvero, ero presente e ho visto tutto con i miei occhi”.
E per i coniugi De Simone si apre un mondo tutto nuovo. “Mai avremo pensato di diventare genitori adottivi, dal momento che avevamo già tre figli biologici, già grandicelli. Ma non potevamo permettere che Den tornasse in Cambogia – ammette la Colajacomo – ancor di più dopo un’operazione complessa come quella che aveva appena subito. Per noi era come se fosse già nostro figlio”. Così iniziano le procedure per l’adozione. “Quando eravamo in Cambogia abbiamo conosciuto Martina Cannetta, la responsabile del NAAA in quel Paese. Abbiamo subito contattato l’ente, che ci ha dato una grossa mano – sottolinea Monica – e ci siamo sbrigati a chiedere la tutela a tempo indeterminato in Italia. E’ stata un’adozione speciale: soltanto io avevo l’età per poter adottare Den, mio marito aveva già superato i limiti imposti dal Paese. Ma è stato favorito dal fatto di essere il suo medico curante”.
Così, dopo tre anni, finalmente il piccolo Den diventa, a tutti gli effetti, figlio di Pino e Monica. “Ma è stata durissima – non nasconde la Colajacomo – abbiamo avuto il decreto a febbraio del 2010 e in quel periodo in Cambogia le adozioni erano sospese. Ma grazie alla Cai e soprattutto alla presidente del NAAA, Ingrid Maccanti, siamo riusciti ad adottare Den. Ed è stato un bellissimo regalo di Natale 2010”. Oggi Den ha 10 anni, frequenta la quinta elementare. Gioca a golf, gli piace nuotare in piscina.
Ed è il cocco di casa. I suoi fratelli gli vogliono un bene dell’anima. Come la mamma Monica. E come gliene voleva papà Pino, che è volato troppo presto in cielo. “Non ci si deve mai fermare – svela Monica – neppure di fronte a quelle avversità che sembrano insuperabili. Esistono delle malattie a cui si può porre rimedio, e lo dice una persona che da 34 anni lavora in ospedale. Bisogna avere la forza di andare oltre”.
E non manca poi un consiglio alle future mamme: “La maggior parte delle donne che decidono di adottare un bambino – conclude la Colajacomo – non provano la maternità. E così rimane il dubbio: sarà la stessa cosa? Posso dire, io che sono sia mamma biologica che adottiva, che non c’è alcuna differenza, anzi. Sono molto orgogliosa e fiera del fatto che a casa mia sia arrivata una cicogna più scura delle altre”.


