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Prosegue il giro del mondo: alla scoperta del Vietnam

Ogni anno arrivano in Italia con il NAAA una ventina di bambini con “bisogni speciali”.

Prosegue il giro del mondo: alla scoperta del Vietnam
20 mar 2015

Proseguiamo il nostro giro del mondo alla scoperta dell’adozione internazionale. Dal 1999 ad oggi, dal Paese del sud est asiatico sono arrivati in Italia quasi 900 bambini.

«È uno dei nostri canali storici – spiega la presidente Maria Teresa Maccanti – tanto che, con la vecchia normativa, eravamo presenti in 13 province su 40. E questo ci permetteva di poter trovare una famiglia a decine e decine di minori ogni anno».

Poi arriva la modifica della legge sulle adozioni internazionali. E da allora si parla soltanto di “special needs” , ovvero di bimbi con bisogni speciali. «Abbiamo molte famiglie che, dopo aver già adottato il primo figlio in Vietnam con la nostra assistenza, ci chiedono di poter ritornare in Asia: questa è sicuramente una testimonianza dell’ottimo lavoro svolto in tutti questi anni».

Dopo la modifica della legge sull’adozione, ogni anno arrivano con il NAAA dai 15 ai 20 bambini provenienti dal Vietnam. «Visto il cambio della normativa, abbiamo ridotto anche la nostra struttura nel Paese, che fino a qualche anno fa contava quattro dipendenti. Non prevediamo quindi un aumento dei numeri – sottolinea la Maccanti – nonostante le segnalazioni non manchino, anzi. I tempi di attesa sono superiori ai 24 mesi. La nostra filosofia, però, è sempre la stessa, ovvero quella di accompagnare la coppia nel proprio viaggio verso l’adozione indipendentemente dal Paese di origine dei loro futuri figli. Per questo chiediamo di essere disponibili ad andare praticamente in ogni parte del mondo, perché è il minore ad aver diritto di poter abbracciare una mamma ed un papà, non viceversa».

Dal 2013, inoltre, è possibile adottare con il NAAA anche in Cina.

«Le caratteristiche dei bambini sono abbastanza simili a quelle dei minori che vivono in Vietnam – conclude la presidente – sia per l’età che per la situazione sanitaria. Si tratta quindi di un’opportunità in più (che spiegheremo meglio in un prossimo articolo, ndr) per tutte quelle coppie che desiderano andare in Asia. Inoltre la nostra esperienza ventennale nel campo delle adozioni internazionali fa sì che non vengano destinate troppe coppie su un unico Paese, proprio per evitare che questo rischi di compromettere l’intero percorso. Infatti, in questo modo, se un Paese subisce uno stop o un rallentamento, è possibile ridestinare le future famiglie verso un’altra meta. Questo è senz’altro il vantaggio di avere molti Paesi operativi».