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Storia di Thai KIM (neonato prezioso)

Storia di Thai KIM (neonato prezioso)
17 dic 2004

Carissima Kim, vogliamo raccontarti una storia, ma non una storia qualunque, questa e' la NOSTRA storia; tua, di mamma e papa'. Forse non sara' la solita storia con principi a cavallo che salvano le principesse ma in compenso ci sono sventure, colpi di scena e l'immancabile lieto fine. Te ne facciamo dono sperando che ti faccia piacere almeno quanto ne ha fatto a noi scriverla. Quando io e mamma ci siamo conosciuti, abbiamo subito capito che ci amavamo. Ci siamo messi insieme e ti assicuriamo che non e' stata una cosa facile. Si perche' io ero molto scontroso e mamma aveva molti dubbi sul buon fine della nostra storia. Pero' con il passare del tempo frequentandoci abbiamo capito che potevamo star sereni perche' il nostro destino era quello di stare insieme. Una sera, ed esattamente la sera di capodanno, ho chiesto a mamma di sposarmi. Lascio a te immaginare la felicita' di quella sera. Il fatidico giorno del matrimonio, ti assicuro, nessuno al mondo era piu' felice di noi in quel momento. Per un po' di tempo abbiamo avuto tante cose da organizzare e la nostra nuova vita ci assorbiva completamente. Eravamo solo l'uno per l'altra. Dopo un po' pero', ci siamo accorti che tutto l'amore che avevamo era troppo solo per noi due e cosi' abbiamo deciso di darne un po' anche ad un bambino. Cominciammo a volerne uno tutto per noi e lo cercammo per molto tempo, fino a quando ci accorgemmo che da soli non ce l'avremmo mai fatta; si perche' per avere il bambino che tanto desideravamo servivano due cose molto importanti: un grande cuore, che serviva per contenere tutto l'amore da donare a quel bambino, ed una grande pancia, che serviva per tenere il bambino al caldo ed al sicuro fino a quando non sarebbe stato abbastanza grande da poter accogliere tutto l'amore che i suoi genitori gli avrebbero donato. Noi purtroppo avevamo solo il grande cuore, ci mancava la grande pancia e di questo ne soffrivamo molto. Avevamo pero' sentito dire che, se si andava nei posti giusti e si parlava con le persone giuste, si poteva adottare un bambino, cioe' aprire il nostro grande cuore per dare tutto l'amore che c'era dentro a quel bambino. Cosi' abbiamo cominciato a fare tutto quello che dovevamo per adottarne uno; ci siamo recati in una grande casa che si chiama tribunale, e li', dopo aver dimostrato ad alcune persone che avevamo tanto amore da donare a un bambino, siamo andati da una signora molto gentile che tutti chiamavano signor giudice, che ci ha detto che il bambino che tanto desideravamo sarebbe sicuramente arrivato, dovevamo solo aspettare un po' di tempo. Un giorno un amico di papa', ci da' il numero di telefono dello Zio Ferry, dicendoci che lui poteva aiutare, tutti i genitori che ne avevano bisogno, a trovare i loro bambini sparsi per il mondo. Lo chiamammo subito e ci disse che aveva saputo che in un paese molto lontano, c'erano un signore ed una signora che stavano per avere un bambino, loro pero' avevano solo la grande pancia ma non il grande cuore. Avevano provato a cercarlo per molto tempo, mentre quel bimbo si trovava dentro la grande pancia di quella signora al caldo e al sicuro, ma alla fine non riuscendolo a trovare decisero che quando sarebbe nato avrebbero lasciato quel bimbo in un istituto dove si sarebbero occupati di lui dandogli il meglio che potevano, sino a quando i suoi genitori, quelli con il grande cuore, sarebbero andati a prenderlo. Ci saluto' e anche lui ci disse che era solo questione di tempo. Intanto noi ti pensavamo sempre e fantasticavamo su come saresti stata. Ancora non sapevamo se tu saresti stata maschio o femmina, di che colore avresti avuto gli occhi, i capelli, insomma eravamo ansiosi di vederti e soprattutto di averti con noi. Ma non eravamo i soli a pensarti; tutti ci chiedevano, quando ci vedevano, se c'erano novita'. Noi purtroppo non avevamo nulla da dire e anche gli altri si dispiacevano per noi. Un giorno di luglio finalmente Zio Ferry ci telefona. «Ci sono novita', venite qui a Torino sabato?» Non capivamo piu' niente. Sapevamo che il momento era arrivato ma non ci sembrava vero. La cosa brutta era che ci aveva telefonato di mercoledi' e arrivare a sabato con questa notizia !.. Non abbiamo detto niente a nessuno per scaramanzia. Ma le ore sono state interminabili, non sappiamo dirti quanto ti abbiamo pensata e quante volte avremmo voluto fosse gia' sabato. Ma ecco che finalmente, e questa volta non era solo la nostra immaginazione, arriva sabato 17 luglio. Partiamo alla volta di Torino. Per strada non sappiamo piu' di cosa parlare, chiacchieriamo ma non saprei dirti di cosa, siamo agitati e l'autostrada sembra interminabile. Ma quanto e' lontana Torino? Arriviamo finalmente in quello che per noi e' un posto splendido. Un piccolo paesino semi deserto e silenzioso, quasi che sapesse quanto eravamo agitati e ci faceva il regalo di stare buono e non disturbarci. E' prestissimo, e' ancora tutto chiuso. Ci tocca passeggiare. Mano nella mano nervosi e felici. Arriva l'ora e insieme ad altre coppie veniamo fatti accomodare dallo zio Ferry nel suo ufficio. Siamo agitatissimi e ormai quasi distrutti dall'emozione che sentiamo dentro. Mi consegna la preziosissima busta con dentro le tue foto. Io le guardo subito e capisco ancora prima di leggere il tuo nome, che sei una splendida bambina. Mamma invece, che si da le arie di essere forte, non ha fatto altro che piangere e dice che non vuole vedere la foto. Poi con calma mi ha spiegato che era perche' non riusciva ad accettare che il sogno fosse finalmente diventato realta' ed era li' a portata di mano. Lo aveva tanto desiderato da non essere sicura di essere pronta a riceverlo. Poi quando si e' calmata un po' ha preso finalmente le tue foto in mano! e si e' rimessa a piangere ! Appena usciti dall'ufficio dello zio Ferry io guidavo e la mamma ha chiamato i nonni per dargli la notizia della tua «nascita tra noi». Abbiamo trovato solo la zia Tere che, buon sangue non mente, si e' messa a piangere anche lei. A parte la burrasca emozionale, del primo istante in cui ti abbiamo vista il nostro cuore si e' aperto e abbiamo capito che a quella bimba sarebbe andato tutto il nostro amore. Da quel momento abbiamo cominciato a fare tutti i preparativi per accoglierti nel miglior modo possibile; intanto il tempo passava e non facevamo altro che pensare a te, al fatto che tu eri li' ad aspettare, magari un po' arrabbiata perche' noi non arrivavamo e tu ti sentivi sola. Anche noi eravamo arrabbiati perche' non riuscivamo ad essere piu' veloci per arrivare prima da te. Poi e' anche arrivato Natale e per noi era la cosa piu' brutta. Avevamo fantasticato di averti gia' con noi, di fare l'albero insieme a te. In casa erano gia' arrivati regalini per te e sognavamo di darteli sotto l'albero. Invece man mano che il tempo passava ci rendevamo conto che avremmo trascorso il Natale da soli. Eravamo terribilmente tristi e non ci importava per niente che arrivassero le feste. Noi, al contrario di tutti, volevamo che passassero in fretta cosi' si sarebbe avvicinato di piu' il momento di averti con noi. Gli zii Simone e Patrizia si sono resi conto che eravamo veramente stanchi e abbattuti e cosi' ci prospettarono di andare nella loro casa al mare dopo Natale e passare li' il capodanno insieme. Tutto sommato forse allontanarci un po' da casa, dove ogni cosa e' gia' pronta per te, e' un bene (se da una parte e' una gioia avere le tue cose intorno, dall'altra ci riporta alla triste realta': non sei ancora qui). Si abbiamo bisogno di ricaricarci un po', dopotutto a breve saremo in tre. Partiamo la mattina di una bella giornata di sole e appena arrivati a casa degli zii suona il telefono. Io stavo aiutando lo zio Simone a portare le valige e la mamma ha risposto al telefono. Non aveva neanche capito chi era ma ha capito solo che le dicevano che si partiva. E' venuta in cucina e con la voce tremante ha fatto il grande annuncio. «Non ci credo, chiama Torino» e cosi' cominciamo a fare un giro di telefonate per capire se crederci o no. Ebbene si', e' vero si parte. Qualche lacrima e tante telefonate a tutti. Finalmente era giunto il momento di partire per raggiungerti. La partenza era fissata per il 17 gennaio e non c'era molto tempo, e se da una parte ci faceva piacere dover aspettare poco, dall'altra abbiamo dovuto correre per preparare le ultime cose che ad un certo punto ci rifiutavamo di fare perche' molto scoraggiati. E' stata una corsa interminabile ma e' stato bellissimo. Eravamo cosi' felici di essere stanchi per questo motivo. 17 gennaio 2000 si va all'aeroporto. Li' incontriamo le altre coppie che erano con noi al momento della consegna delle foto. Siamo riconoscibilissimi. Tutti stanchi, agitati e con l'aria di aver appena vinto una lotteria. Abbiamo preso l'aereo volando per tante ore perche' tu eri molto lontana da noi in un paese che si chiama Vietnam. Qui e' tutto cosi' magico, o forse solo ai nostri occhi. Ci troviamo nel tuo paese e cerchiamo di osservare tutto quanto per cercare di capire le tue origini. Purtroppo non siamo in grado di vedere con calma le cose. Il caldo e la stanchezza ci pesano addosso. Ma in questi momenti per noi la cosa che piu' conta e' trovarti. Cosi' tutto ci scivola addosso lasciando posto solo al momento in cui ti incontreremo. Siamo partiti da Milano ormai quattro giorni fa e, a parte qualche fugace dormita, non ci siamo ancora fermati con tranquillita' in nessun posto. Ma oggi e' il gran giorno. Siamo arrivati alla fine di tutte le nostre preoccupazioni. Oggi ti avremo con noi. Partiamo, ormai come sempre, con una levataccia e, a bordo del nostro solito pulmino anche quest'oggi ci incamminiamo verso te. Ad un certo punto, quasi d'improvviso, zio Ferry che e' nel pulmino davanti a noi ci fa un cenno e capiamo, con un tonfo al cuore di essere arrivati. Siamo arrivati nell'istituto dove si erano presi cura di te e subito siamo stati accolti con grandi sorrisi dalle signore che ti avevano curato, perche' anche per loro era un momento di gioia. C'erano molti altri bambini in quell'istituto e anche loro stavano aspettando che i loro genitori li andassero a prendere. Dopo aver salutato i bambini siamo stati portati nell'ufficio della direttrice, che e' la persona che sapeva tutto di voi bambini e che, insieme ad altre persone, aveva cercato i genitori di tutti voi bimbi. Era una signora molto gentile, ci ha fatti sedere e ha parlato un po' di te dicendo che eri bella e che cominciavi a dire le prime paroline. Eravamo tutti molto emozionati, noi non vedevamo l'ora di poterti abbracciare; la direttrice ci ha fatto firmare un registro dove c'era scritto che da quel momento la tua mamma ed il tuo papa' ti avevano finalmente trovato. Poi ad un certo punto una signorina ha aperto la porta ed e' entrata tendendoti in braccio. Papa' si e' messo a piangere dalla gioia mentre mamma ti prendeva in braccio e, non ci crederai, questa volta e' riuscita a trattenere le lacrime ma era comunque felice come papa'. Finalmente avevamo trovato la bambina a cui donare l'unica ricchezza inesauribile che possediamo: l'amore. Finalmente avevamo trovato nostra figlia. Avevi una tutina azzurra ed un profumo buonissimo. Eri cosi' piccola. Eri tenerissima, piccina e con gli occhietti che mostravano un po' di paura. Come darti torto. Nel momento in cui sei entrata i figli degli altri genitori che erano con noi piangevano tutti e tu ti guardavi in giro spaesata. Pero' non hai pianto. Ti abbiamo preso in braccio e ti sei lasciata prendere senza dare segni di contestazione. Ti abbiamo subito cambiato perche' avevi fatto la pipi' e ti abbiamo messo i vestitini che avevamo portato per l'occasione. Mentre ti vestivamo e' arrivata la vicedirettrice, che e' la persona che aiuta la direttrice in tutti i lavori, si e' chinata verso di te, ti ha accarezzata e mentre lo faceva ti parlava. Lo so che non sappiamo il vietnamita ma la mamma e' assolutamente certa che ti stesse dicendo che noi eravamo la tua mamma e il tuo papa'. Poi ti ha baciato ed ha fatto una carezza alla mamma. Non dimenticheremo mai la dolcezza dei suoi gesti. Siamo rimasti con te per qualche giorno in Vietnam, perche' altre persone, oltre alla direttrice dovevano sapere che ti avevamo finalmente trovato. Noi tre assieme abbiamo fatto tante belle cose: giocato, cantato, passeggiato, coccolati. Tu eri bravissima e noi eravamo molto orgogliosi di te. Quando andavamo a passeggio, molte persone del tuo paese si fermavano a parlarci e ad accarezzarti; erano tutte molto gentili e ci facevano i complimenti perche' vedevano quanto eravamo felici. Tu non te lo ricorderai ma, guardando il filmino e le foto che abbiamo fatto, potrai capire che il paese dove sei nata e' abitato da persone splendide e speciali proprio come te. Poi un giorno ci hanno detto che potevamo rientrare a casa e, sai una cosa, a noi un po' dispiaceva dover partire perche' il Vietnam tuo paese di origine, tramite te che sei nostra figlia, era diventato un posto speciale anche per noi. Comunque c'era anche la felicita' di tornare a casa, a Milano, dove c'erano tante altre persone che ci aspettavano e ti amavano come noi: i nonni, gli zii, tutti gli amici e anche il Tex. Cosi' abbiamo ripreso l'aereo, questa volta tutti insieme, e siamo partiti. C'e' un momento del rientro che non dimenticheremo mai. A Milano, con noi, sono arrivate altre cinque famiglie, gli altri avevano altri scali. Si tornava a casa con i nostri figli. Quando e' iniziata la fase di atterraggio abbiamo istintivamente trattenuto tutti quanti il fiato. Ci sono passati davanti tutte le emozioni provate: le attese, i pensieri, le arrabbiature, i timori, le preoccupazioni e le gioie. Nell'istante in cui l'aereo ha toccato terra c'e' stato il pandemonio. Ci siamo alzati e ci siamo abbracciati urlando con tutta la forza che avevamo, abbiamo applaudito e pianto tutti insieme, complici di condividere un momento unico della nostra vita con chi ha provato le nostre stesse emozioni. C'e' stato uno sfogo generale di tensione che ci ha procurato una bella sgridata da parte delle hostess che ci dicevano che dovevamo stare seduti perche' l'atterraggio non era ancora terminato. Anche gli altri passeggeri ci hanno guardato malissimo. Noi, i disturbatori. Ma loro non potevano sapere che tipo di sensazione ci era scoppiata dentro. Le emozioni che in questi anni, mesi e, non per ultimi, giorni abbiamo dovuto tenere sempre sotto controllo. «Finche' non c'e' non ci credo» questa era la parola d'ordine; e adesso non solo c'eri, non solo ti avevamo con noi, ma eravamo addirittura a casa con te. All'uscita dell'aeroporto c'erano la zia Patrizia e lo zio Simone. Sai erano rimasti a casa dal lavoro per venire a prenderti. La zia Patrizia piangeva senza freno e lo zio riprendeva i tuoi primi momenti a Milano. Poi ad un certo punto sono arrivati i nonni Alfonso e Carmela, la zia Tere con Gianni e la zia Angela. Ti hanno vista dalla vetrata ed hanno cominciato a correre verso di Te. Sai chi e' arrivato per primo? Non ci crederai: il nonno! Anche in questa occasione tanti baci ed uno strano miscuglio di felicita' e lacrime. Eravamo molto stanchi ma, quando siamo arrivati a casa, la stanchezza e' passata. Ci siamo ricaricati subito di energia vedendo l'accoglienza che i nonni ci avevano preparato. Gia' arrivando in macchina faceva un bel figurone uno splendido ficco rosa nel nostro portone d'ingresso sopra il quale era stato ricamato «BEN ARRIVATA KIM». Lo avevano fatto per te l'Antonella e la Morena. Ma non solo, appena scesi dalla macchina ci sono venuti incontro tante persone per vederti, baciarti e per farci gli auguri. Quando siamo arrivati davanti alla porta di casa nostra un altro bellissimo fiocco ti dava il benvenuto. Appena abbiamo aperto la porta abbiamo avuto la sorpresa di trovare casa addobbata di tutto punto. Festoni, palloncini, tavola apparecchiata con torte e dolci di ogni tipo, insomma una festa come si deve. Tu stavi dormendo e in un attimo ti sei svegliata e hai cominciato a sorridere a tutti, a giocare e a mostrare tutte le cose che noi ti avevamo insegnato a fare. I nonni, gli zii e tutti gli amici erano felici e commossi nel vedere quanto eri brava e, visto che anche a loro e' bastata un'occhiata per volerti bene, in quell'occasione a piu' di una persona sono venute le lacrime agli occhi dalla gioia. In quel momento sei stata accolta con gioia e amore da tutta la tua famiglia. Carissima Kim, questa e' in breve la storia del tuo arrivo tra noi. Abbiamo cercato di rivivere e di farti vivere, alcuni momenti che nel corso di questa nostra bellissima avventura a noi sono sembrati importanti, anche se di sicuro non saremo riusciti a descrivere in pieno le sensazioni che abbiamo provato. Ma, come dicevamo all'inizio, di una cosa siamo sicuri: questa e' una storia a lieto fine.