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dic
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NAAA Onlus

In viaggio verso la felicita’

di Franza Fabio e Milva

In viaggio verso la felicita’
20 dic 2004

Il 10 di Gennaio ero al lavoro quando, a meta’ mattina, suono’ il telefono :”Ciao sono io: SI PARTE !!!”. Quelle poche parole uscite dall’emozione di mia moglie ebbero l’effetto immediato di colorare il mondo attorno a me...Insomma: dal NAAA ci comunicarono che il 22 di Gennaio saremmo dovuti partire per Kiev e che il giorno successivo avremmo avuto il colloquio al Centro Adozioni. Da quel momento tutte le nostre risorse mentali furono rivolte alla preparazione della partenza: i visti sui passaporti, l’organizzazione dei voli (era il nostro primo viaggio in aereo: un battesimo dell’aria a dir poco particolare, sicuramente il piu’ significativo che potessimo avere) la verifica del vestiario (era gennaio e l’inverno ucraino un po’ ci preoccupava). Finalmente arrivo’ il gran giorno della partenza ! L’arrivo a Kiev Nel primo pomeriggio di Martedi’ 22 Gennaio arrivammo all’Aeroporto di Borispol dove trovammo ad accoglierci Cristina, la figlia della mitica Vera. I saluti di circostanza e subito ci siamo diretti verso il pulmino Volkswagen modello Figli dei fiori di proprieta’ del simpaticissimo Vadim. Anche lui sara’ un personaggio importante nella nostra storia perche’ incontreremo anche durante il secondo viaggio. All’esterno dell’Aeroporto notammo decine di persone che vagabondavano in cerca di un cliente da trasportare a bordo delle loro vecchie e trasandate automobili. Purtroppo la precarieta’ e’ un comune denominatore che incontreremo in tutti i luoghi dell’Ucraina che visiteremo in seguito. Abbiamo abbandonato Borispol dirigendoci verso Kiev. Quando siamo arrivati a destinazione nell’alloggio che ci avrebbe ospitato nelle successive due notti, Milva ed io abbiamo cercato un po’ di riposo per prepararci alla giornata successiva. Riflettemmo sul nostro passato: la nostra storia, probabilmente comune a tanti altri, ci ha riservato momenti durissimi, prove continue, ma crisi mai. E in quei momenti abbiamo capito l’importanza di aver sempre creduto in una conclusione positiva, di aver saputo aspettare il nostro turno con ostinata pazienza ed immancabile ottimismo. Il Centro Adozioni: l’abbinamento La mattina seguente Vadim ci accompagno’ all’appuntamento con Vera e Yuri. Siamo rimasti subito ben impressionati dal carisma di Vera, dal suo continuo ragionare alla ricerca della soluzione migliore ai problemi che le si parano davanti e dalla calma che lei cerca di trasmettere a chi, per circostanza, calmo lo e’ sicuramente di meno. Yuri, il nostro secondo delegato, e’ un ragazzo giovane, serio e molto attento alle indicazioni che Vera gli sta passando. Infatti sara’ solo lui ad assisterci durante l’abbinamento; inoltre il nostro e’ stato il primo abbinamento seguito operativamente in prima persona ed era evidente la sua emozione e preoccupazione. Entrammo nell’edificio del Centro Adozioni raggiungendo l’ultimo piano del palazzo dove trovammo, disposti lungo un corridoio interminabile e poco illuminato, gli uffici dedicati agli abbinamenti. Credo che chiunque si sia seduto o si siedera’ su quelle sedie per aspettare il proprio turno non possa non rimanere impressionato dal continuo andirivieni di persone che entrano ed escono da quegli uffici provocando uno scricchiolio perpetuo degli infissi ormai ampiamente usurati. Il tempo passava ed il timore di non riuscire a concretizzare l’abbinamento nel corso di quella mattinata (gli uffici chiudevano alle 13,30) si fece spazio, ma finalmente un cenno di Yuri e ci sedemmo di fronte ad una delle psicologhe. In quel momento ci saremmo aspettati di vedere la scheda a noi abbinata riportante i dati e le informazioni sul nostro bambino o bambina, invece abbiamo capito subito che le cose non sarebbero state cosi’ lineari. La psicologa comincio’ ad estrarre dai propri raccoglitori schede su schede relative a bambini di diverse fasce di eta’, alcuni dei quali, i piu’ piccoli, presentavano problemi di varia entita’ e tipologia. Non avremmo mai voluto essere nelle condizioni di dover scegliere, ma ora dovevamo farlo forzatamente e con la maggior calma possibile. Percepii il disorientamento di mia moglie, di conseguenza dovetti prendere coraggio e gestire, con l’aiuto di Yuri, la situazione. È fondamentale che nella coppia vi sia sempre almeno una persona con la lucidita’ sufficiente per non lasciarsi travolgere dagli eventi. In definitiva notammo due schede riguardanti una bimba ed un bambino che erano ospitati in un Istituto di Priluky, una cittadina a 150 km ad est di Kiev. Alina, la bambina , da poco operata di labbro leporino, e Mykola, il maschietto, affetto da estrofia vescicale ed epispadia, entrambi sui due anni di eta’. Le foto erano poco significative poiche’ risalivano ai primi mesi di vita dei due piccini. Non ci siamo soffermati piu’ di tanto sui problemi fisici e abbiamo deciso per queste proposte. Ci sentivamo scossi, sebbene convinti di aver fatto il giusto, dall’idea di aver ragionato in quel modo; poi capiremo che anche quello, come tanti altri episodi della nostra storia di genitori adottivi, e’ stato un segno del destino. Finalmente siamo usciti dal Centro Adozioni ed abbiamo raggiunto Vera all’interno della vicina stazione ferroviaria con lo scopo di organizzare la giornata successiva. Mi sembro’ un po’ pensierosa e non mi immaginavo il motivo che le stava procurando tanta preoccupazione. Ci disse :”Ragazzi, domani dobbiamo partire presto perche’ ho saputo che una coppia di statunitensi sara’ la’ verso le nove” ed io subito: ”Noi abbiamo l’abbinamento, che cosa ci puo’ importare se incroceremo altre persone all’Istituto?”. Vera ci fece capire che, nonostante quello che le si stava dicendo era giusto, era meglio non correre rischi. Questo piccolo dubbio ci fece dormire poco durante la notte, ma eravamo felici in quanto sentivamo avvicinarsi il traguardo per il quale avevamo lottato con determinazione per tanto tempo. L’incontro Alle sei e trenta di Giovedi’ 22 Gennaio Vadim si diresse verso Priluky. L’alba creava un paesaggio suggestivo, irraggiando i suoi colori sulla immensa distesa di neve che copriva la campagna che stavamo attraversando. Lontano da Kiev incontrammo i primi villaggi: casette piccole e colorate, steccati di legno, pochissime automobili, qualche carro trainato da cavalli, un mondo d’altri tempi. E mentre le signore cercavano un po’ di riposo, rimasi costantemente ammirato e affascinato dalla terra di nostro figlio. Verso le otto e trenta, finalmente siamo arrivati all’Istituto. Milva ed io ci guardammo negli occhi trasmettendoci mutamente le nostre emozioni. Nello stesso tempo ci siamo resi conto di essere entrambi molto sereni, pronti a cio’ che ci attendeva. Entrando nell’Istituto ne abbiamo avuto una buona prima impressione: pareti dipinte, mosaici, arredi ed oggetti tipici di un luogo frequentato da bambini. Poi siamo stati accompagnati in una stanza ed abbiamo aspettato. Dopo qualche minuto entro’ Alina: si diresse verso di me con un sorriso dolcissimo, afferro’ una palla e mi invito’ a giocare. Guardando Milva scoprii che anche lei come me era turbata: quella bimba era affetta da microcefalea acuta. È stato un impatto molto duro poiche’ conoscevamo quella malattia; inoltre la sua situazione sanitaria non era assolutamente corrispondente a quella riportata sulla scheda del Centro Adozioni. Ad un certo punto entro’ concitata la Direttrice dell’Istituto che ci chiese di spostarci in un altro locale perche’ nel frattempo erano arrivati gli Americani. Quando la porta si apri’ di nuovo credo che abbiamo vissuto il momento piu’ emozionante della nostra vita: gli occhi del bimbo che entro’ in braccio alla propria Educatrice erano di una intensita’ e profondita’ tali da riempire, illuminare e colorare quella stanza che fino a quel momento ci stava angosciando. Il sorriso di Milva ne e’ stata una conferma: questo sara’ il nostro bambino! Durante gli ultimi appuntamenti formativi al NAAA le coppie vengono sollecitate ad immaginare e descrivere l’incontro con il bambino. Ebbene il nostro incontro e’ stato proprio come ce lo aspettavamo: sereno, tranquillo, lasciando al bambino tutto il tempo necessario per acquisire le prime sensazioni verso di noi, improvvisi sconosciuti. Dopo alcuni minuti in bimbo prese un giochino e mi si avvicino’ accennando un timido sorriso tra due guanciotte che si stavano arrossando per l’emozione che, evidentemente, anche lui stava vivendo. Gioco’ con me alcuni istanti, quindi si diresse verso Milva accettando le sue braccia tese e quando la mamma strinse il suo cucciolo al petto, lui si abbandono’ in quella sensazione di tranquillita’ e sicurezza. Quell’abbraccio duro’ a lungo e fu uno spettacolo di una infinita dolcezza. Nonostante l’emozione, dovevamo tornare alla necessita’ di una scelta. Abbiamo tirato un respiro profondo e preso rapidamente la decisione che, in realta’, era gia’ maturata spontaneamente: accogliere Alina sarebbe stato un rischio ed un impegno troppo grande, non ce la saremmo sentita comunque. I problemi di Mykola, invece, non ci spaventavano: il destino ci aveva portato da lui e noi lo avremmo aiutato a guarire. Quando Alina lascio’ la stanza fummo pervasi da una grande tristezza. Nel frattempo arrivo’ Ludmilla, la Pediatra dell’Istituto (avra’ un ruolo importantissimo nella nostra storia); ci illustro’ la cartella clinica di Mykola e ci mostro’ i suoi problemi: a differenza dell’epispadia, noi non conoscevamo l’estrofia vescicale, ma possiamo assicurare che e’ traumatizzante vedere un bambino cosi’ piccolo con la vescica completamente scoperta, senza nessuna copertura addominale. Giunti a quel punto dovevamo decidere se confermare o meno l’abbinamento con Mykola. Anche se, per conto nostro, eravamo fermamente convinti a diventare i genitori di quello stupendo bambino, Vera ci esorto’ a contattare il NAAA per avere un riscontro, per essere rassicurati sul grado delle patologie di Mykola. Telefonando al NAAA chiesi di Cinzia e le elencai, molto schematicamente, le malattie del bambino. Cinzia mi ha richiamato a distanza di venti minuti (!) descrivendomi le caratteristiche delle patologie del bambino, informandomi sui principali rischi e complicazioni possibili sia nell’immediato che nel futuro ed indicandomi i centri migliori ai quali rivolgerci. “Bene ! Ciao Cinzia, ci sei stata di grande aiuto nel momento piu’ importante” sono le parole con le quali l’ho salutata. È estremamente importante riuscire a gestire con quanta piu’ calma, freddezza e lucidita’ possibile questi momenti, cercando di non lasciarsi travolgere eccessivamente dalle emozioni. Dopo quella telefonata Milva ed io ci siamo sentiti profondamente aiutati, incoraggiati e sostenuti dal NAAA Comunicammo a Vera che la nostra decisione era definitivamente presa: Mykola sarebbe diventato nostro figlio e si sarebbe chiamato Gabriele Nicola (Nicola e’ traduzione italiana di Mykola). I primi giorni con nostro figlio Il tempo rimanente di quello splendido giovedi’ 22 gennaio lo abbiamo trascorso a rincorrere affannosamente Vera in un lungo e tortuoso percorso per gli uffici di Priluky che sarebbe risultato insopportabile se non fossimo stati animati dalla forza speciale che gia’ stava alimentando le nostre vite. Alla fine della giornata, insieme a Vera, abbiamo raggiunto la casa della famiglia di Ludmilla, la pediatra dell’Istituto, dove saremmo stati ospitati per i giorni successivi. In casa trovammo ad attenderci Luda (diminutivo di Ludmilla) con Igor, suo marito, ed i due figli Roman, il maggiore, e Olga, due ragazzi molto simpatici ed educati. Eravamo esausti e non siamo riusciti a socializzare piu’ di tanto, ma ci sarebbe stato modo per rifarsi. All’indomani, dopo aver pattinato per una mezzoretta sulle strade ghiacciate ed accompagnati da Luda, arrivammo all’Istituto: eravamo molto curiosi di verificare come sarebbe stato l’impatto con Gabriele. Una educatrice ci accompagno’ all’interno di una sala ludica molto ben attrezzata ed accogliente che sarebbe stata la nostra palestra nei giorni a seguire. Quando fummo raggiunti da Gabriele, notammo l’imbarazzo del bambino e la sua iniziale ritrosia ad avvicinarsi, ma non ce ne preoccupammo. Con pazienza e tranquillita’ abbiamo cercato di metterci sullo stesso piamo del bambino, stimolandolo con il gioco. Infatti, al di la delle apparenze, i suoi occhi lasciavano trasparire la sua voglia di ridere, di giocare con noi, di raggiungerci. La sua prima, fragorosa risata e’ stato un dono meraviglioso. Nei periodi durante i quali ci intrattenevamo con Gabriele, lui alternava momenti di comportamento normale e disinvolto, ad altri di crisi. Manifestava il suo stato di disagio infilandosi un pollice in bocca e gettandosi sul pavimento ignorandoci completamente. Con il passare dei giorni questi episodi si sono diradati e il bambino ha dimostrato sempre piu’ di gradirci. Ma l’aspetto secondo noi piu’ rilevante e’ stato quello legato al contatto fisico. Inizialmente Gabriele accettava le nostre effusioni, ma non riusciva a sbloccarsi. Noi abbiamo insistito senza forzare, dandogli la possibilita’ di maturare e sviluppare autonomamente il rapporto con mamma e papa’. Infine, era sufficiente allargare le braccia che vi si buttava gioioso e, per come si comportava, sembrava che ci conoscesse da sempre. Non c’e’ stata persona all’interno dell’Istituto che non sia rimasta impressionata dalla notevole somiglianza che Gabriele ha sia con me che con Milva: effettivamente un segno del destino. A proposito di destino: quando finalmente una coppia arriva a conoscere il proprio figlio, capisce che l’interminabile attesa che ha preceduto il primo viaggio ha permesso di arrivare direttamente a quel bambino; un mese in meno, forse il destino li avrebbe portati altrove e quel bimbo non lo avrebbero mai conosciuto. Discorsi forse empirici, ma ora non sopporteremmo di non avere con noi Gabriele e siamo felici del tempo che, nostro malgrado, abbiamo dovuto aspettare. Il soggiorno a Priluky Come ho anticipato, nei giorni di permanenza a Priluky siamo stati ospiti nella casa di Ludmilla. Vera e’ ripartita per Kiev la mattina di venerdi’ 23 Gennaio e da quel momento a livello comunicativo abbiamo dovuto arrangiarci da soli. Non e’ stato per niente difficile. Alla sera, dopo aver cenato, ci si riuniva e, con l’aiuto di due dizionari tascabili che avevamo con noi, si cercava di chiacchierare sui piu’ comuni argomenti (musica, sport, avvenimenti, ecc.), sull’andamento del tempo trascorso con Gabriele e si organizzava la giornata successiva. Abbiamo vissuto momenti molto piacevoli che non dimenticheremo mai. Generalmente ogni coppia di genitori adottivi vive la sua storia. La nostra e’ stata completamente positiva anche per il fatto di aver incontrato questa meravigliosa famiglia ucraina composta da persone che hanno fatto di tutto per trasmetterci il loro calore, per farci sentire a nostro agio e per darci quanto era nelle loro possibilita’. Auguriamo a tutte le coppie adottive in partenza di vivere un’esperienza come la nostra. L’ospitalita’ e’ un punto fermo nella cultura degli ucraini. La signora Svetlana e’ il notaio di Priluky e nei suoi uffici abbiamo trascorso il tempo necessario per espletare alcune formalita’. Ebbene, la signora Svetlana non ha voluto perdere l’occasione di invitarci a pranzare con lei e le sue due figlie con la motivazione di rinfrescare l’italiano della figlia minore, Jula. Abbiamo parlato poco in italiano, ma noi, insieme a mamma Svetlana, Jula e sua sorella Lena, abbiamo passato qualche ora di gradevole compagnia. Gli ultimi giorni in Ucraina e l’attesa di ritornare da Gabriele La sentenza del Tribunale di Priluky si e’ tenuta martedi’ 29 Gennaio ed e’ stato il primo passo verso la legalizzazione dell’adozione di Gabriele ai sensi della legge ucraina. Effettivamente sembrano procedure formali, ma e’ molto importante presentarsi rispettosi nell’atteggiamento e anche nell’abbigliamento: i giudici dimostrano di gradire particolarmente la corretta osservanza di questi aspetti e conviene sempre fare un piccolo sforzo, a scanso di spiacevoli equivoci. Il giorno successivo, percorrendo una strada dove si potevano contare tantissimi nidi di cicogna, siamo partiti per Cernighiv, la citta’, capoluogo di regione, dove nacque Gabriele. Due sono stati i momenti piu’ intensi che abbiamo vissuto in quella fase: quando ci siamo fermati per un attimo sotto la casa dove abitano i genitori naturali di Gabriele (una collaboratrice di Vera aveva riconosciuto l’indirizzo riportato nella documentazione che la famiglia ha presentato per rinunciare al bambino) e quando abbiamo sostato davanti all’ospedale dove e’ nato. Quando nel primo pomeriggio del 31 Gennaio l’aereo e’ decollato da Borispol per riportarci verso casa, Milva piangeva. Io ero teso ed emozionato, ma ero fiducioso e cercai di trasmettere quel sentimento anche a mia moglie. Comunque entrambi eravamo consapevoli che Gabriele era in buone mani e questo ci confortava. Speravamo solamente che il tempo fosse trascorso alla svelta e di non dover attendere piu’ del necessario. Invece non e’ andata cosi’. La documentazione necessaria alla Commissione per le Adozioni Internazionali sembrava non arrivare mai dall’Ucraina per diversi motivi e problemi. Un calvario. Alla fine tutto passa e tutto, piu’ o meno, si dimentica, ma e’ stato angosciante dover aspettare due mesi e mezzo prima di poter ripartire per l’Ucraina. Il NAAA si e’ dimostrata e si dimostra tuttora un’ottima associazione, formata da persone sensibili, competenti e volenterose. Vera e’ una persona straordinaria che si impegna con anima e cuore per aiutare i bambini ucraini ad avere una famiglia ed a conquistarsi un futuro. Ma, nonostante questo, il NAAA dovrebbe preoccuparsi di migliorare l’aspetto organizzativo affinche’ le famiglie non debbano penare piu’ del dovuto per ricongiungersi ai loro piccoli e, soprattutto, perche’ i bimbi possano al piu’ presto cominciare a vivere con mamma e papa’. Il secondo viaggio Il 10 di Aprile, sicuramente piu’ emozionati che non a Gennaio, volammo nuovamente verso Kiev. Giunti in Ucraina speravamo di poter riabbracciare quanto prima Gabriele, ma abbiamo dovuto fare i conti con il rilascio del visto sul suo passaporto. Finalmente nel primo pomeriggio del 12 partimmo, ovviamente trasportati dal simpaticissimo Vadim, verso Priluky. Quando siamo arrivati, abbiamo sostato alla casa di Luda ed Igor, trovando ad attenderci Olga ed una famiglia di triestini che avevano adottato Sergio, un bimbo dello stesso Istituto di Gabriele. Nonostante stessero gia’ ospitando quelle persone, i nostri amici ucraini non vollero rinunciare alla possibilita’ di accoglierci anche per il secondo viaggio. Il tempo di salutarci ed abbracciarci con Olga e ci mettemmo in strada per correre verso Gabriele. Uscendo incontrammo Luda che stava rientrando dall’Istituto e anche con lei ci siamo salutati calorosamente e con un po’ di emozione. Quando arrivammo all’Istituto, i nostri cuori erano in tumulto, ma eravamo consapevoli del fatto che qualcosa avremmo dovuto pagare. Infatti, quando siamo stati raggiunti da Gabriele, abbiamo avvertito il suo atteggiamento distaccato, quasi indifferente. E come potevamo dargli torto: gli abbiamo fatto passare dei giorni stupendi per poi sparire per due mesi e mezzo! Anche in questa circostanza abbiamo lasciato che fosse lui a dettare i tempi. Per facilitare le nostre manovre di riavvicinamento siamo ritornati nella stanza dove, a Gennaio, avevamo trascorso piu’ tempo con lui. Quel tentativo e’ stato decisivo perche’ d’un tratto Gabriele ha cominciato a ridere, giocare e prendersi le nostre coccole. Alla sera festeggiammo con Luda, Igor, Roman, Olga e la famiglia di Trieste. L’usanza in Ucraina e’ tale che in tavola devono essere presentate piu’ cibi e pietanze possibili, occupando ogni spazio. Tra le tante e ottime qualita’ di Luda, c’e’ sicuramente anche l’abilita’ culinaria: nel corso del nostro primo soggiorno le avevamo insegnato a fare la pizza che ora sfornava con pregevoli risultati e non manco’ neanche in quella occasione. Quando durante il secondo giorno, alla fine della nostra visita mattiniera, ci stavamo allontanando dall’Istituto per tornare verso casa, abbiamo sentiamo picchiare contro i vetri: Gabriele stava piangendo in braccio ad una Educatrice e ci indicava con disperazione. Non e’ mai bello vedere un bambino piangere, ma in quel momento ci siamo resi conto che Gabriele ci aveva definitivamente accettati come genitori e che non voleva piu’ perderci. L’unico inconveniente, se cosi’ si poteva chiamare, era che nostro figlio prediligeva quasi esclusivamente me a Milva: non potevo muovermi di un passo che mi stava incollato addosso. L’essenziale, in questi casi, e’ che il bambino fissi inizialmente almeno un legame forte, non importa con chi. Milva, che si e’ dimostrata da subito una grande mamma, lo ha capito e non ne ha sofferto. Al contrario, in certi momenti, era compiaciuta nel vedere Gabriele cosi’ simbioticamente attaccato al suo papa’. Inoltre era tranquilla in quanto consapevole che, al momento giusto, il piccolo avrebbe riequilibrato il rapporto con entrambi. Il giorno della nostra partenza e’ stato attraversato da tante emozioni e sensazioni: gli ultimi momenti del bambino in Istituto, i preparativi, il bagnetto, la pappa prima del viaggio, i saluti alle persone che tanto affetto hanno dato a Gabriele e ai suoi amichetti. Guardando quei bimbi vibravamo nella fervida speranza che un giorno ognuno di loro venisse accolto tra le braccia di due genitori che potessero dare loro un futuro migliore. Quando Gabriele li saluto’ per l’ultima volta non abbiamo potuto trattenere la nostra emozione. Prima di dirigerci verso Kiev, passammo a casa di Luda per recuperare i bagagli: nei loro occhi si leggeva la felicita’ per aver condiviso con noi momenti importanti in contrasto con la tristezza di un addio. Ma loro lo sanno: appena potremo Gabriele tornera’ con noi a Priluky ed in quell’occasione potremo salutare nuovamente le persone che tanto ci hanno aiutato e voluto bene nei nostri due viaggi in Ucraina. Finalmente a casa L’arrivo di Gabriele nella nostra famiglia ha portato gioia a tutti quanti. A noi genitori, ai nonni, ai parenti piu’ stretti e a tutti gli amici. Ha la fortuna di avere quattro nonni che non aspettavano altro che di diventare tali e tanti amici che hanno avuto modo di conoscere le nostre vicende, di sostenerci, aiutarci e volerci bene anche e soprattutto nei momenti estremamente duri che Milva ed io abbiamo passato negli anni scorsi. Raramente ho visto un bambino circondato da cosi’ tanto affetto. Ringraziamo tutti quanti. Ringraziamo gli amici del NAAA. Ringraziamo gli amici dell’Ucraina che tanto hanno fatto per noi e che rimarranno per sempre nei nostri cuori: Vera, Ludmilla, Igor, Roman e Olga. Sono passati i primi tempi, noi siamo cambiati e stiamo affrontando le difficolta’ della genitorialita’ rinfrancati dal tanto che il nostro Gabriele ci da’ ogni giorno. Alla fine di Giugno Gabriele e’ stato operato dell’estrofia vescicale all’Ospedale Gaslini di Genova: l’operazione ha avuto un buon risultato e Gabriele ha superato le difficolta’ della degenza grazie alle sue immense risorse. Nel futuro dovra’ essere sottoposto ad altri interventi per risolvere definitivamente i suoi problemi, ma noi siamo completamente fiduciosi e guardiamo con coraggio a quanto ci aspettera’. Nel frattempo Gabriele crescera’ e noi avremo la responsabilita’ e l’impegno di trasmettergli quanto di meglio sara’ nelle nostre possibilita’ e anche lui, come noi, ascoltera’ le Frasi antiche: Frasi antiche Caldi raggi di sole mi accompagnano per i vicini colli. Dolce e leggera sento l’aria sfiorarmi, e’ un attimo intenso, sento i boschi sussurrarmi: sono frasi antiche, arrivano diritte all’anima. Seduto su pietre conosciute lascio volare i miei pensieri, che tra viti e sentieri, riscoprono storie passate. Il calore di un brivido viaggia sulla mia pelle: la gioia di ricordare i canti contadini, le voci allegre dei bambini, quando tutti ci sentivamo piu’ vicini. Nella mente ritornano parole d’amore, di uomini semplici, di uomini forti, mi sono rimaste in fondo al cuore. Un tiepido rivolo sento scendere lungo il viso in cerca di un sorriso di un bimbo che verra’. Quando sara’ giunto il tempo di ascoltare, sentira’ i boschi sussurrare: saranno frasi antiche. Quando qualche anno fa scrissi questa poesia, attraversavamo momenti difficili, ma eravamo fiduciosi sul fatto che un giorno saremmo stati piu’ felici. Ora Gabriele e’ qui con noi.