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"L'amore vince sempre", la storia dei coniugi Ferrarese

La testimonianza alla festa NAAA della coppia che ha adottato in Cambogia e Cina

"L'amore vince sempre", la storia dei coniugi Ferrarese
Foto: La piccola Xiang Qin con mamma Ana alla festa di Bonavicina
15 set 2015

“Sarei stata disposta anche a prendere in affitto un appartamento a Phnom Penh pur di abbracciare mio figlio. Ma non ho mai perso la speranza, anche quando il mondo sembrava crollarci addosso”. Nonostante siano passati ormai cinque anni, Ana Puente ricorda ancora con commozione il periodo dell’attesa. Dopo aver conferito il mandato al NAAA, Ana e suo marito Andrea Ferrarese hanno dovuto aspettare due anni in seguito all’abbinamento prima di poter partire per la Cambogia. “È stata dura – ricorda ancora Ana durante la testimonianza in occasione della festa di Bonavicina – abbiamo cercato tutti i colpevoli: il Paese, l’ente, persino il cane. Dobbiamo dire, però, che non siamo mai stati lasciati soli e, alla fine, abbiamo potuto abbracciare il nostro Vichhay”. L’arrivo del piccolo porta tantissimo amore nella casa di Andrea e Ana. Che decidono di allargare ancora la famiglia rimanendo ancora in Asia, spostandosi soltanto più a nord, in Cina. “Avremo voluto andare di nuovo in Cambogia – ammettono i due coniugi residenti nella provincia di Veronama purtroppo il Paese, in quel momento, non era disponibile. La nostra speranza era che il canale potesse riaprire dopo il blocco delle adozioni e invece ci siamo ritrovati in Cina, quasi senza accorgercene”. Roberta Weiss, responsabile della sede di Trento, ha seguito fin dai primi passi i coniugi Ferrarese e Puente insieme a Marie Pratz, l’operatore Paese che segue i Paesi asiatici. “E dire che Roberta ci aveva assicurato che al 99,9 per cento avremmo avuto un altro maschietto – sorride mamma Ana – e, invece, è arrivata una femminuccia”. Se nel primo caso l’attesa è stata lunga, questa volta l’iter si è concluso in pochissimo tempo. “Non ci sono state sorprese – continuano i due – i costi, i tempi e le procedure che il NAAA ci aveva prospettato alla vigilia sono poi coincisi con la realtà. La Cina dà informazioni molto dettagliate sui bambini, i funzionari sono molto scrupolosi e gli istituti sono ben curati”. E così poco meno di dodici mesi fa Xiang Qin, 9 anni, è arrivata a far compagnia al fratello maggiore Vicchay, che ora ha 14 anni. “Era molto spaventata – conclude la mamma – ma, nonostante le difficoltà linguistiche, siamo riusciti a farci capire quasi subito. Abbiamo comprato un vocabolario visuale cinese proprio per agevolare la comunicazione tra di noi, tanto che il secondo giorno la nostra Xiang Qin già diceva “mangiale” quando aveva fame. Consigliamo a tutti i neo genitori di imparare qualche parola nella lingua dei propri figli perché può aiutare molto, soprattutto durante i primi giorni di convivenza. Non fatevi terrorizzare dalle prime difficoltà e dagli imprevisti, la gioia che portano questi bambini nelle nostre case è indescrivibile”.