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L'adozione e l'attesa: "Il cammino si fa camminando"

L’intervento della responsabile Formazione, Claudia Perello, alla festa NAAA di Verona

L'adozione e l'attesa: "Il cammino si fa camminando"
Foto: L'intervento di Claudia Perello alla festa di Bonavicina
16 set 2015

 

L’attesa è sicuramente uno dei momenti più difficili da gestire per le coppie che intraprendono il percorso adottivo. E proprio l’attesa è stato il tema affrontato da Claudia Perello, responsabile Formazione, nel suo intervento durante la giornata inaugurale della festa NAAA di Bonavicina, in provincia di Verona. “Il tempo dell’attesa dà origine a diversi stati d’animo – spiega Claudia Perello – fatica, ansia, scoraggiamento, ira, intolleranza, invidia, senso di solitudine e abbandono, senso di impotenza e di incontrollabilità. Questi impulsi sono direttamente proporzionali alla durata dell’attesa. Più è lunga, peggio è. Tutte le coppie passano alcuni di questi momenti con picchi più o meno acuti e più o meno lunghi. La sensazione più brutta, quando presente, è quella di subire il proprio percorso. I fattori che determinano i tempi di una adozione sono numerosi, variabili nel tempo e alcuni imprevedibili. I protagonisti che intervengono e quindi sono in tempi e occasioni diverse attivi nel tracciare il percorso sono la coppia, il tribunale, i servizi sociali, l’ente, l’autorità estera. Siamo in cinque e l’unico protagonista che, nella realtà dei fatti, subisce l’evento non fa parte di questo gruppo: è il bambino, assolutamente inconsapevole di tutto quanto sta accadendo dall’altra parte del mondo”. Le reazioni, da parte dei futuri papà e mamma, possono essere molteplici. “C’è chi stabilisce un colpevole assoluto. C’è chi chiede aiuto. C’è chi rinuncia. C’è chi sta in silenzio. C’è chi si butta a capofitto sul web. C’è chi minaccia di far intervenire le autorità o gli avvocati. Alla domanda “perché siamo ancora fermi mentre tutto intorno a noi si sta muovendo?” in alcuni casi è possibile una risposta ragionevole – precisa la responsabile Formazione – mentre in altri non esiste risposta che possa in qualche modo attenuare quel momento così difficile da sostenere e gestire. Ma qualcosa si può fare, intendo da entrambe le parti, ovvero coppia e associazione. Per esempio utilizzare il tempo che ci è dato a disposizione in nostro favore. Come? Accrescendo le occasioni di preparazione a diventare genitori; accettando i momenti di vuoto che si creano, perché abbiamo bisogno anche di tempi vuoti per scaricare la tensione e la fatica; raccogliendo il momento di crisi e farne una riflessione che magari costruisce qualche cosa di nuovo; tenendo presente che non tutto è controllabile; imparando a chiedere aiuto; valutando opportunità nuove che prima non esistevano perché la strada da percorrere non è già tracciata, perché il cammino si fa camminando”. Cosa fa il NAAA durante il periodo dell’attesa? “Mette a disposizione della coppia gli operatori territoriali – evidenzia Claudia Perello – che sono il primo punto di riferimento e vivono insieme alla coppia il progetto adottivo. Spesso si tratta di genitori adottivi che hanno percorso le stesse tappe e conoscono molto bene ciò che si prova e quando non sono genitori adottivi sono comunque figli, padri, madri, mogli e mariti. Ci sono poi gli operatori Paese che aiutano nella preparazione del fascicolo che dovrà essere presentato all’estero e gestiscono tutto lo scambio di informazioni con le autorità estere su ogni singola pratica. Non è certamente un mestiere facile, perché ci sono casi dove il Paese ti “fa sudare” l’adozione per la mole di richieste che fa e in questo la coppia deve essere molto collaborativa, altri dove “si suda” perché sono poche e a volte incerte le informazioni che arrivano sul bambino e quindi l’operatore non è in grado di ricavare molte notizie e deve lavorare con tanti “non so” alle domande che arrivano. Altri hanno tempi biblici, altri ancora in cui sembra essere arrivati ad un traguardo e, improvvisamente, c’è un cambio di rotta che ti fa crollare il mondo addosso. Da non dimenticare gli psicologi e gli assistenti sociali che gestiscono l’accompagnamento durante la fase dell’attesa attraverso incontri organizzati di gruppo come la formazione di secondo livello, descrivono all’autorità estera le evoluzioni della coppia sulle disponibilità e motivazioni all’adozione, incontrano le coppie in colloqui individuali per aiutare e sostenere le scelte che la coppia fa per il proprio progetto adottivo, incontrano le coppie per ritrovare la motivazione laddove si è persa. Ma non solo: il NAAA mette a disposizione un servizio di supporto aggiuntivo che è il counseling a cui la coppia può chiedere sostegno in qualsiasi momento del proprio percorso”. Ma tutto questo è sufficiente? “No – conclude la responsabile Formazione – e per questo il NAAA ha deciso e sta programmando ulteriori tipologie di relazione di sostegno all’attesa perché l’obiettivo è quello di diminuire sempre più le occasioni di fatica, ansia, scoraggiamento, senso di solitudine e abbandono di ciascuna coppia perché sappiamo cosa significa. Tutto ciò con la consapevolezza che niente e nessuno è infallibile e che esiste sempre una soluzione”.