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Honduras, quando l’attesa ti regala un piccolo Angel

La storia a lieto fine di Izabelle Daher e Francesco Mauro raccontata alla festa NAAA

Honduras, quando l’attesa ti regala un piccolo Angel
Foto: L'intervento dei coniugi Mauro e Malucelli, con il piccolo Angel, alla festa di Bonavicina
17 set 2015

“Il segreto per ingannare l’attesa? Ottimizzare il tempo e godersi gli ultimi momenti di coppia prima dell’arrivo di vostro figlio”. Questa la ricetta di Izabelle Malucelli Daher e Francesco Mauro che, a luglio dello scorso anno, hanno accolto il piccolo Angel dall’Honduras. Un percorso iniziato trentatré mesi prima. “Non è stato facile, anzi – ricorda mamma Izabelle – perché, in quel periodo, c’è stato anche lo sciopero dei tribunali nel Paese centroamericano. Ci sono stati alcuni momenti di sconforto, durante i quali non sapevamo davvero che fare. Ma non ci siamo mai rassegnati, anzi: abbiamo persino deciso di iscriverci ad un corso di spagnolo”. I mesi passano e la tensione aumenta. “Chissà quante telefonate avremo fatto a Sarah Cavagliato, l’operatore Paese che ci ha seguito fin dai primi passi – ammette papà Francesco – ma il NAAA non ci ha mai lasciato soli, nonostante l’attesa non dipendesse dall’ente. Abbiamo cercato di frequentare il più possibile l’associazione ed è stato utile, soprattutto quando saliva l’ansia oppure quando aumentavano le perplessità. Il percorso adottivo è come un puzzle: bisogna avere pazienza, ma alla fine tutte le tessere si inseriscono al posto giusto”. Poi arriva la telefonata tanto sospirata. “In Honduras c’è davvero un’attenzione particolare nei confronti dell’infanzia – evidenziano i due coniugi di Milanoe si hanno molte informazioni mediche e psicosociali sul bambino. Non potevamo sognare un’esperienza migliore: e vedere per la prima volta il nostro piccolo Angel, che aveva 22 mesi, è stata un’emozione fortissima”. Ci sono poi voluti altri quattro mesi prima di ripartire per il centro America. “E’ stata davvero dura sentirci solo attraverso Skype – conclude Izabelle – non vedevamo l’ora di poterlo riabbracciare. Non abbiamo preparato nulla prima di partire, abbiamo preferito farlo al nostro rientro”. E’ la volta del secondo viaggio in Honduras. Dall’Italia partono in due e ritornano – finalmente – in tre.