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Russia: "Poche le informazioni, ma tante le emozioni"

Il racconto di Barbara Tamburrino e dei piccoli Alexandr Sasha e Giulia Liuba alla festa NAAA

Russia: "Poche le informazioni, ma tante le emozioni"
Foto: La piccola Giulia Liuba con mamma Barbara alla festa NAAA di Bonavicina
18 set 2015

“L’adozione nella Federazione Russa? Non bisogna farsi troppe domande, anche perché non ci sono risposte”. Non usa tanti giri di parole Barbara Tamburrino nel corso della sua testimonianza in occasione della festa NAAA di Bonavicina, in provincia di Verona. “Nome, cognome, età e luogo di nascita – prosegue la mamma – sono queste le uniche informazioni che si hanno sui bambini al momento dell’abbinamento”. Barbara e il marito Giovanni Diprè avevano deciso di adottare nella Repubblica Democratica del Congo. Ma, dopo la chiusura del Paese, hanno deciso di dirigersi verso l’est Europa. “Durante il proprio percorso – racconta Barbara – bisogna solo mettersi sotto e andare avanti. Chi dice che sia facile, mente. Quel che conta è la forza di volontà”. I due coniugi trentini partono alla volta della Federazione Russa. “Il NAAA non ci ha mai lasciato soli – ci tiene a precisare la mamma – siamo sempre restati in contatto con la referente nel Paese, con l’operatore Marlene Rocchietti, e con la dottoressa Laura Rossi, a cui più volte abbiamo chiesto consigli via Skype”. Poi, il primo incontro con Alexandr Sasha, 8 anni, e Giulia Liuba, 5. “Un’emozione fortissima – continua – se ci penso mi emoziono ancora adesso. Consiglio a tutti i genitori in attesa di imparare la lingua dei propri figli perché aiuta a creare più velocemente un legame con loro. I piccoli, però, hanno bisogno dei loro tempi: non bisogna forzare la mano, ricordiamoci che sono cresciuti all’interno degli istituti”. Tra un viaggio e l’altro passano sei mesi. “Sembravano non trascorrere mai – dice Barbara – non vedevo l’ora di poterli riabbracciare”. Prima di tornare a casa, però, occorre attendere la sentenza del tribunale russo. “Durante l’udienza il giudice chiede ancora se ci sono parenti che vogliono prendersi cura dei piccoli – dice Barbara – e nel nostro caso non si è fatto avanti nessuno. Così, alla fine, siamo potuti tornare in Italia. Tutti insieme”. La neo mamma pone l’accento anche sulla situazione sanitaria dei bambini. “Nella Federazione Russa i minori destinati all’adozione sono classificati con un numero da uno a cinque. Non lasciatevi spaventare – consiglia – perché, seppure con un pizzico di pazienza e grazie al supporto di medici e professionisti, la maggior parte delle patologie presentate sono risolvibili”. E conclude: “I bambini imparano in fretta: dopo quattro mesi parlavano già benissimo l’italiano, la piccola anche troppo”, sorride.