25
set
2022
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"Avvicinatevi allo special needs aprendo il vostro cuore"

Il consiglio del pediatra Cristina Bellan, docente del corso on-line dedicato ai bimbi con bisogni speciali

"Avvicinatevi allo special needs aprendo il vostro cuore"
Foto: La dottoressa Cristina Bellan
24 set 2015

Cristina Bellan, medico pediatra e mamma adottiva di due splendide bambine (ormai ragazze), è una dei docenti del corso on-line promosso dal NAAA dedicato alle coppie che stanno intraprendendo il proprio percorso verso l’adozione. Il tema è molto delicato, dal momento che si parla di bambini “special needs”. I futuri genitori, però, non saranno mai lasciati soli, anzi: ci sarà sempre l’aiuto e il supporto degli esperti, degli operatori e dei professionisti. Il prossimo incontro on-line con la dottoressa Bellan è in programma lunedì 28 settembre alle 19. Verranno organizzati due seminari al mese e potranno partecipare anche le coppie che non stanno adottando con il NAAA. Per maggiori informazioni è possibile contattare la responsabile Formazione, Claudia Perello, scrivendo a: claudia@naaa.it.

Cristina, dopo la tua esperienza adottiva, quando ti è stato proposto di fare formazione alle coppie in attesa, cos’hai pensato?

“Alla proposta di fare formazione alle coppie in attesa ho risposto subito di sì, pensando che potesse essere utile il mio contributo di medico-pediatra che conosce il mondo dell'adozione. Nel mio percorso verso l’incontro con le mie figlie mi sono risultate utili le mie conoscenze pediatriche al momento dell’abbinamento e desidero portare questo aiuto anche a tante altre coppie. Spesso la coppia, al momento dell’abbinamento, si rivolge ad un collega medico per avere consigli e risposte di fronte al alcuni problemi o patologie di cui sono affetti i bambini, e ritengo sia importante che tali risposte vengano date, non solo da professionisti competenti e di fiducia, ma meglio ancora se il medico è un pediatra e ancor di più se il pediatra conosce la realtà dell’adozione. Infatti alcuni segni e sintomi, che potrebbero avere un significato di patologia seria, quando interessano bambini che siamo soliti vedere nei nostri ambulatori, possono avere tutto un altro significato se riguardano i “nostri bambini”. Non intendo dire che i bambini adottati seguono altri parametri clinici, che hanno patologie diverse da quelle che abbiamo studiato noi pediatri, voglio invece dire che alcuni problemi possono essere legati alla realtà vissuta da questi bimbi, per esempio l’istituzionalizzazione e che occorre sempre porre attenzione a tutto quello che può essere “recuperato” fornendo al bambino la propria famiglia, l’affetto, l’attenzione di cui ha bisogno che ha una forte azione terapeutica, talora inimmaginabile. Non voglio far passare il messaggio che si debba essere superficiali e che non vada dato peso ai sintomi, anzi: ribadisco che è indispensabile che sia un pediatra esperto a fornire supporto alle coppie, attento a valutare correttamente le schede che vengono sottoposte. Un grande punto di forza per me, pediatra ospedaliero, è la possibilità di potermi avvalere del confronto multidisciplinare con colleghi ortopedici, neurologi, cardiologi, chirurghi pediatri ai quali mi riferisco per problemi specifici”.

Quale consiglio ti senti di dare, come mamma e medico, agli aspiranti genitori che per la prima volta sentono parlare di bambini “special needs”?

“In realtà ogni bambino è uno special needs, ogni bambino ha dei propri bisogni particolari e specifici: sono i nostri occhi e cuori di mamma e papà che devono cogliere i loro personali bisogni. Scopo dei corsi “special needs” è anche quello di chiarirci: a quali bisogni siamo in grado di rispondere? Bisogni o patologie che possono sembrare “grandi, inaccettabili” per me, possono essere “piccoli” per altri, per esperienza o vissuto personale. Il mio personale consiglio di mamma adottiva e medico è quello di avvicinarsi allo “special needs” aprendo il proprio cuore, ma consapevoli. E’ importante conoscere le patologie e calcolare le proprie personali risorse. Non accettare aprioristicamente, senza conoscere. Anche in sala parto, dopo una gravidanza decorsa regolarmente, ci possono essere “sorprese” di patologie non diagnosticate, e lì è l’amore di mamma e papà che fa accettare, anzi amare incondizionatamente il nostro figlio”.

Siamo pronti a partire con la formazione on-line. Dopo il test di prova che c’è stato a fine luglio, che impressione hai avuto?

“E’ bellissimo poter avvicinare contemporaneamente coppie geograficamente lontane, dando loro il confort di stare a casa propria. Manca sicuramente la possibilità di guardare negli occhi le coppie e cogliere da loro le sfumature, i dubbi, le incertezze, o l'emozione davanti alle immagini e al racconto della mia personale esperienza che ogni volta ricordo, ma la priorità è che l'incontro possa chiarire quanto più possibile le varie patologie. Credo sia molto utile per le coppie poter accedere successivamente alla piattaforma, dopo aver metabolizzato la lezione e poter fare domande in un secondo tempo”.

Di che cosa parlerai nel corso della tua prossima lezione?

“Esporrò una carrellata di quadri clinici, con particolare attenzione alle patologie infettive, ricordando quali sono le più frequenti patologie nei diversi paesi, con il rigore della conoscenza scientifica, mai disgiunta dalla sensibilità di mamma adottiva che ha nel cuore l'immagine dei tanti bimbi conosciuti dapprima attraverso le schede cartacee e qualche foto scolorita o formato tessera dei paesi d'origine, e poi visti rinascere, rifiorire a casa, con i propri genitori”.

Perché è importante partecipare a questo corso?

“Ritengo che sia indispensabile la partecipazione a questo corso per una coppia che sta percorrendo la strada verso un figlio adottivo per raggiungere quanto più possibile consapevolezza e conoscenza nel campo dello “special needs”, spesso influenzato da informazioni superficiali, distorte”.