"Rilanciamo la bellezza e la positività dell'adozione internazionale"
Il portavoce di Ola, Pietro Ardizzi: "Dopo quattro anni di sofferenza, serve una svolta"
Sono giorni di tensione, ma anche di attesa, per il mondo delle adozioni internazionali. Dopo gli interventi di Gianfranco Arnoletti (Cifa) e Maria Teresa Maccanti (NAAA), ora è Pietro Ardizzi, portavoce di Oltre l’Adozione (Ola), coordinamento nato nel 2004 che raggruppa quindici enti autorizzati, a dire la sua sul difficile momento che sta attraversando il sistema.
Ardizzi, cosa la preoccupa?
“Partiamo da un dato che è sotto gli occhi di tutti: da quattro anni il sistema adozioni internazionali è in grave sofferenza. Ed è un vero peccato, visto che il nostro è sempre stato riconosciuto, sia in Italia che all’estero, come un sistema di alta qualità ed efficienza. Siamo preoccupati, perché tutto ciò comporta ricadute negative sulle famiglie, sugli enti e soprattutto su quei bambini che, in molti Paesi del mondo, aspettano soltanto una mamma ed un papà. Questo rallentamento progressivo ci fa capire che c’è qualcosa da correggere, al più presto, altrimenti il sistema rischia di arrestarsi definitivamente”.
Qual è il vostro rapporto con la Commissione Adozioni Internazionali?
“Fin dalla pubblicazione del primo albo abbiamo instaurato una ottima collaborazione e intrapreso un lavoro comune, intenso e qualitativamente produttivo con la Cai. Quattro anni fa, però, questo rapporto è venuto meno. E ciò ha penalizzato il sistema e ha interrotto il confronto con quegli enti che hanno sempre collaborato e dato un contributo qualitativo non indifferente. Devo dire poi che, soprattutto negli ultimi due anni, l’assenza di dialogo sta pesando tantissimo”.
Nelle ultime settimane, l’operato di alcuni enti è finito al centro delle polemiche. Questo potrebbe condizionare il pensiero dell’opinione pubblica sul mondo delle adozioni internazionali?
“Abbiamo assistito a fatti fortemente critici e negativi. Purtroppo non sono i primi, ma speriamo invece che siano gli ultimi. Il sistema adozioni internazionali deve tornare ad essere di altissima qualità. Forse le caratteristiche richieste all’inizio della pubblicazione dell’albo, che sono cambiate un po’ nel 2008, oggi non sono più sufficienti. Capacità, esperienza, professionalità sono i requisiti che devono essere richiesti agli enti per tutelare le coppie e soprattutto i bambini. Forse bisognerebbe aggiornare queste caratteristiche, in modo che episodi del genere non accadano mai più. Fin dal principio sono stati gli stessi enti autorizzati ad incoraggiare e richiedere che l’autorità centrale potesse svolgere ruolo di controllo, ma questo comporta la necessità di investire risorse che negli ultimi anni non ci sono più state”.
Cosa si aspetta dal futuro?
“Chi è chiamato ad assumere una decisione deve ripristinare, fin da subito, il funzionamento del sistema. E’ necessario rilanciare la bellezza e la positività dell’adozione internazionale. Per fare questo, però, ciascun attore deve dare il proprio contributo. E’ urgente, non si può più aspettare. Penso che tutti gli enti abbiano il desiderio, la volontà e la capacità di sacrificio. Aspettiamo quindi con ansia una presa di posizione da parte del Governo, che purtroppo negli ultimi anni è stato in silenzio e forse anche un po’ distratto”.
Quali sono le iniziative che l’Ola sta mettendo in campo?
“Ci sono due punti che riteniamo importanti. Il primo riguarda la formazione e l’accompagnamento delle coppie lungo il percorso adottivo, ancor di più oggi che le caratteristiche e i problemi dei bambini sono cambiati rispetto al passato, con un investimento ed un impegno maggiore soprattutto nella fase di post adozione. Il secondo, invece, è un auspicio di maggior collaborazione ed aiuto tra gli enti autorizzati e le associazioni familiari: fino a quando le regole non saranno rese più semplici, bisognerà lavorare tutti insieme per garantire una maggiore efficienza ed un minor costo delle adozioni internazionali, per venire sempre più incontro alle esigenze dei futuri genitori e, soprattutto, dei bambini”.


