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"Isaac e Vera? È come se fossero sempre stati fratelli"

La storia dei coniugi Pisaturo e dei loro bambini provenienti dall'Honduras e dalla Federazione Russa

"Isaac e Vera? È come se fossero sempre stati fratelli"
Foto: Papà Filippo e mamma Maria Laura con Isaac e Vera
25 mar 2016

“Isaac e Vera? Il loro legame è nato dopo appena due ore dal loro primo incontro. Si vogliono un bene dell’anima”. Non è passato nemmeno un anno da quando la piccola Vera, di tre anni, è arrivata dalla Federazione Russa ad ottobre 2015. Ad accoglierla papà Filippo, mamma Maria Laura e Isaac, il fratellino più grande arrivato nel 2011 dall’Honduras. Un cammino iniziato nel 2007. “L’anno prima avevamo deciso di sposarci dopo tanti anni di convivenza – raccontano Filippo Pisaturo e Maria Laura Morello, residenti in provincia di Genovae, una volta tornati dal viaggio di nozze, abbiamo deciso di presentare la domanda di adozione al tribunale. Una volta ottenuto il decreto abbiamo incontrato un po’ di enti, ma fin da subito il NAAA ci ha fatto un’ottima impressione”. Era il 2008, anno in cui erano arrivati in Italia 175 bambini. “Non era facile trovare un posto libero per partecipare agli incontri informativi – proseguono Filippo e Maria Laura – infatti siamo dovuti andare fino ad Urbino. Ci siamo innamorati dell’ente leggendo i diari di viaggio del Vietnam e il fatto che si potessero scegliere molti Paesi è stato determinante nella nostra decisione”. Filippo e Maria Laura optano così di andare in Cambogia e di accogliere due fratelli. “Purtroppo era il periodo in cui il Paese ha iniziato a rallentare, fino a chiudere le adozioni internazionali – evidenziano i due coniugi liguri – e non è stato semplice, anzi. Ma non ci siamo arresi, anche quando sembrava esserci un muro di fronte a noi”. Poi, forse nel momento più difficile del percorso adottivo, è arrivato un brusco cambio di rotta. “Dal momento che in Cambogia la situazione anziché sbloccarsi andava peggiorando – ammettono – a luglio del 2010 il NAAA ci ha proposto di andare in Honduras: era arrivata una segnalazione di un bambino di un anno e mezzo. Così a febbraio del 2011 siamo partiti per l’America”. E con Isaac è stato amore a prima vista. “Siamo rimasti quattro mesi in Honduras, è vero – proseguono Filippo e Maria Laura – ma non ci è pesato restare tutto quel tempo lontani da casa. È stato il periodo più bello della nostra vita, ci siamo goduti quei primi momenti insieme, la nostra era diventata una famiglia”. A riaccompagnarli in Italia, nel viaggio di ritorno, c’era la presidente del NAAA, Maria Teresa Maccanti. “Ci ha fatto davvero piacere – non nascondono i due – e ci ha dimostrato, ancora una volta, la serietà e la professionalità dell’ente che non ci ha mai lasciati soli. Il suo intervento in Honduras è stato decisivo per sbloccare alcuni intoppi burocratici che si erano verificati all’epoca nel Paese e tutto è andato per il verso giusto. Ci siamo trovati talmente bene che avremmo voluto ritornarci per una seconda adozione”. Isaac avrebbe sognato un fratellino maschio, più piccolo, honduregno. Invece, com’era accaduto pochi anni prima, è arrivata un’altra segnalazione. Ma non dall’America Latina, bensì dall’est Europa. “La presidente aveva ragione – scherzano i due – perché sul volo di rientro dall’Honduras aveva predetto che il nostro secondo bambino sarebbe arrivato dalla Federazione Russa. E così è stato”. A marzo del 2015 è arrivato l’abbinamento e a maggio il primo viaggio, seguito ad ottobre dal secondo e, infine, dal terzo. “E Isaac si è subito innamorato di Vera, così come Vera di Isaac. Sono inseparabili e si è subito instaurata quella complicità che esiste tra fratelli”, sorridono mamma e papà. Oggi Filippo e Maria Laura lanciano un invito a tutte le coppie che stanno intraprendendo il proprio percorso verso l’adozione internazionale. “Un consiglio? Non aspettare troppo. Bisogna essere elastici, affidarsi in tutto e per tutto all’ente. Non bisogna mai disperare né lasciarsi prendere dallo sconforto, anche quando sembra non esserci una via d’uscita. È un atto d’amore: c’è sempre un lieto fine”, concludono.