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Lavorare con i minori adottati: "La rete è fondamentale"

Il NAAA ha incontrato gli studenti e gli operatori del territorio presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica, a Piacenza

Lavorare con i minori adottati: "La rete è fondamentale"
Foto: Gli studenti e gli operatori del territorio presenti all'incontro
22 apr 2016

A lezione di adozione e cooperazione internazionale. Il NAAA ha incontrato gli studenti e gli operatori del territorio presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica, a Piacenza, per affrontare il tema delicato - e poco trattato - del lavoro con i minori adottati. Presenti, lunedì 11 aprile, la responsabile Formazione, Claudia Perello; la responsabile Cooperazione e sviluppo, Paola Riccardi; la psicologa Irene Pavese; e l’assistente sociale e antropologa, Silvia Minetti. “Ci tengo a ringraziarle davvero tanto – spiega la professoressa Stefania Mazza, ideatrice dell'appuntamento – per l’opportunità che ci hanno offerto. I temi toccati sono stati tanti ma, in sintesi, sono state tre le cose che abbiamo condiviso rappresentare il nucleo di partenza. Per lavorare con minori adottati è fondamentale costruire una rete, favorire un intreccio di persone prima che di Enti per collaborare insieme, utilizzando un linguaggio comune. L’intreccio si tesse grazie al contributo volenteroso e generoso di esperti in adozioni e post adozione, genitori adottivi, insegnanti, educatori. Il linguaggio comune permette a tutti di esplicitare in modo onesto e umile le difficoltà, i bisogni e le proposte. Le storie di vita dei minori, delle famiglie e le narrazioni professionali sono i testi di ricerca e i minori adottati sono i destinatari delle buone pratiche che possono nascere”. Nel corso della giornata si è parlato di “Un compagno che arriva da lontano”, il percorso adottivo del bambino, le diverse aree geografiche, le caratteristiche dei contesti che si prendono cura dei bambini e l'arrivo in Italia; ma anche di “Accogliere e condividere la loro storia”, la storia e i ricordi di questi bambini, l’autobiografia, il diverso ruolo che i genitori adottivi assumono a seconda che i minori siano accolti in età molto piccola o già più grandicella, il confronto con i propri figli rispetto alla tematica delle appartenenze e le fragilità conseguenti alle cure ricevute nel Paese di origine. Spazio, infine, a “Uno sguardo su mondi diversi”, le scolarizzazioni possibili dei bambini nei contesti di origine, l'influenza sulla prestazione dei vissuti emotivi, le linee guida del Miur e la legge 107 (sull'autonomia scolastica) ed i possibili programmi di accoglienza e inserimento (ad esempio, la condivisione della propria storia a scuola). “Abbiamo sentito la forte necessità di progettare modalità nuove – conclude Stefania Mazza – per tradurre in maniera semplice chiara ed efficace le indicazioni nazionali per le scuole che accolgono minori adottati. I documenti normativi non raggiungono chi di dovere e spesso non sono compresi. Che cosa potremmo fare? È stata la domanda con cui ci siamo salutati. Abbiamo sentito il desiderio di dare seguito alle riflessioni emerse e ci siamo impegnati a provare ad ipotizzare un percorso di approfondimento sul tema. Per gli studenti- educatori è stata un’occasione che ha suscitato interesse e fascinazione. Speriamo che alcuni di loro trovino modo di svolgere il loro tirocinio in una delle tante sedi NAAA presenti sul territorio nazionale”.