"Non basta un sorriso", il sogno di Lucia e Massimo è diventato realtà
L'associazione opera dal 2012 nella Repubblica Democratica del Congo e sostiene oltre 300 bambini
“Kinshasa? È un vero inferno. Per questo abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e aiutare i bambini a sognare un futuro migliore”. Quando parla della Repubblica Democratica del Congo, Lucia Della Bartola ha gli occhi lucidi. “Nonostante tutte le sue contraddizioni – racconta Lucia, che vive in provincia di Modena – per me questo Paese è come una seconda casa. Tutto è nato dopo aver trascorso sei mesi come volontaria nella foresta che si trova appena fuori la capitale, in un piccolo villaggio in cui aiutavo la maestra ad insegnare le nozioni di base ai piccoli che frequentavano la scuola. Un’esperienza che mi ha cambiato la vita”. Tanto che, una volta rientrata a casa, grazie alle fotografie e ai racconti pubblicati sui social network, molte persone rimangono colpite dall’esperienza di Lucia, che a febbraio del 2012 decide di fondare una nuova associazione, “Non basta un sorriso”. L’inizio è tutt’altro che semplice. “Non avevamo un soldo – prosegue la presidente – nessuna banca ci finanziava. Ma grazie all’aiuto degli amici, con i primi soldi raccolti abbiamo potuto dar vita ad un progetto che ha coinvolto cinque ragazzi di strada. Li abbiamo portati in una fattoria ed insegnato a lavorare, grazie anche all’aiuto di due educatori per insegnare loro il francese, dal momento che parlavano solamente il lingala. Il percorso è durato un anno: al termine uno dei giovani è rientrato nella propria famiglia, che ha accettato di riprenderlo con sé, due hanno trovato un lavoro e ora autonomi, mentre gli altri due, ancora minorenni, sono rimasti con noi”. Pochi mesi più tardi, arriva una vera e propria “manna” dal cielo. “A gennaio del 2013 una matta, così amiamo definirla simpaticamente – sorride Lucia – ci ha donato 25mila euro. Una somma enorme. Così abbiamo potuto comprare una casa e ristrutturarla”. Nasce così la “Maison du Sourire”, la Casa del Sorriso. “Il nostro sogno era diventato realtà – prosegue Massimo Pagliai, marito di Lucia e volontario di “Non basta un sorriso” – un luogo sicuro, accogliente, dove i bambini abbandonati, abusati e violentati nell'anima hanno potuto trovare serenità e sorrisi. Una casa-famiglia, gestita dalla nostra collaboratrice Mireille insieme al marito Bienvenu e alle loro due figlie”. Lucia, Massimo e gli altri soci dell’associazione vogliono fare ancora di più per i piccoli che vivono nella Repubblica Democratica del Congo. “Abbiamo cercato di sostenere a distanza i bambini di una scuola materna del quartiere. Poi, con il passare dei mesi, abbiamo deciso di prendere in affitto una struttura – proseguono Lucia e Massimo, che due volte all’anno vanno nel Paese africano – e a settembre del 2014 abbiamo una scuola materna-elementare”. Noè - La scuola dei sorrisi, oggi, ospita 306 bambini. “Al mattino ci sono i piccoli della materna – spiegano i due coniugi emiliani – mentre al pomeriggio quelli delle elementari. Abbiamo cercato un’altra struttura, comprato i banchi, e oggi c’è un nuovo edificio che ospita i più grandi: abbiamo tre classi di scuola materna, oltre a due prime, una seconda ed una terza elementare”. Fondamentale l’aiuto che arriva grazie al sostegno a distanza. “Questo ci permette di pagare i maestri – evidenziano i due – gli affitti delle strutture e le spese per mandare avanti le scuole. Le famiglie dei bambini non pagano nulla, cosa che nella Repubblica Democratica del Congo non è concepita. Inoltre i bambini sono seguiti anche a livello sanitario, vengono curati gratuitamente, grazie ad un accordo che abbiamo siglato con un dispensario della zona. Inoltre a tutti i piccoli che frequentano la scuola offriamo anche la colazione”. Il sogno di Lucia e Massimo è quello di garantire un futuro migliore a questi bambini. “I nostri piccoli stanno bene, sono coccolati – concludono i due responsabili dell’associazione – però vivono praticamente dentro quattro mura, escono solo per andare a scuola. Vorremmo portarli via da quel Paese, dove non c’è futuro per i bambini. A Kinshasa la morte ti cammina accanto, l’unico pensiero è quello di arrivare a fine giornata con la pancia piena. Nient’altro. Per questo abbiamo pensato di iniziare una collaborazione con un ente autorizzato per le adozioni internazionali che fosse operativo nella Repubblica Democratica del Congo. E molti amici, tante coppie che hanno già accolto nella loro famiglia un bambino congolese ci hanno consigliato il NAAA. E dobbiamo dire che l’impressione, una volta conosciuta personalmente la presidente Maria Teresa Maccanti e tutto lo staff è stata ottima. Speriamo sia l’inizio di un percorso comune, con l’unico obiettivo di poter contribuire a offrire un futuro migliore a questi bambini”.


