03
dic
2022
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NAAA Onlus

Stefano Ohran... nostro figlio

Fam. Domanico-Ceccato

Stefano Ohran... nostro figlio
Foto: Stefano
07 mar 2005

Il nostro viaggio ha inizio a febbraio 99 quando abbiamo presentato domanda di adozione internazionale al Tribunale per i Minori di Torino, dopo un anno e mezzo ci viene comunicato che non siamo idonei all'adozione internazionale, da qui il ricorso e quindi l'idoneità a marzo 2001.L'immediata iscrizione al NAAA che rispetto ad altre associazioni ci ha dato l'impressione di trovarci con persone cordiali in grado di capire i nostri problemi e di guidarci ed accompagnarci nel nostro viaggio. Dopo i vari corsi ed approfondimenti psicologici, arriviamo al momento della fatidica scelta, in che paese sei disposto ad andare ad adottare?In pratica non siamo riusciti a prendere una decisione e li abbiamo elencati tutti (eccetto il Vietnam per cui saremmo stati considerati troppo vecchi). Restiamo in attesa per diversi mesi di una risposta da parte del NAAA e finalmente a febbraio 2002 veniamo convocati da Cinzia che ci chiede se anche se non indicata fra le nostre destinazioni in quanto non ancora disponibile saremmo disposti ad andare in Bielorussia. Ci guardiamo negli occhi e rispondiamo in coro SI!!!. Cinzia è entusiasta in quanto sapeva che iniziavamo a patire psicologicamente l'attesa. Ad inizio giugno arriva la fatidica lettera con l'elenco dei documenti da presentare, corsa contro il tempo per riuscire a fare tutto, ai primi di luglio avevamo tutto pronto ed è qui che c'è stata la felice svolta della nostra vita. In contemporanea io stavo parlando al telefono con Giancarlo per prendere un appuntamento per la consegna degli stessi, Cinzia stava parlando con mio marito per chiederci se eravamo disponibili a partire entro la fine del mese per la Bulgaria dove c'era un bimbo di sei anni, che ci aspettava!!! Non so dire se mio marito sia stato più emozionato e nel contempo spaventato in quel momento od il giorno in cui ci siamo sposati. Mi telefona immediatamente comunicandomi la notizia e passandomi la palla per la decisione, in quanto parlandone già in precedenza avevamo manifestato i nostri timori derivanti dal lungo periodo che intercorreva fra il primo ed il secondo viaggio (6/8 mesi), trasmettendomi contemporaneamente la sua eccitazione e felicità. Ho richiamato Cinzia quasi immediatamente chiedendole quando partivamo e che se un figlio chiama bisogna rispondere subito. Rifacciamo velocemente i documenti per la Bulgaria e con la nostra lettera di abbinamento finalmente il 30 luglio dopo voli pindarici e notti insonni, saliamo sull'aereo che ci porterà a conoscere nostro figlio Orhan. Poi l'incontro con Irena la nostra referente ed Irina L'interprete (leggendo tutto quello che è stato scritto sui vari referenti, mi sono chiesta come faccia il NAAA a trovare sempre delle persone così disponibili a capire gli smarrimenti dei vari neogenitori ed a prevenire qualsiasi problema possa presentarsi) veniamo accompagnati in albergo per la notte in attesa di ripartire il giorno successivo alla volta del villaggio di Stojkite (circa 300 km da Sofia) dove incontreremo il nostro bambino. Arrivati in albergo parlando con Irena scopriamo che nostro figlio non si chiama Oran come l'abbiamo sempre chiamato ma bensì Orkan (con l'acca aspirata oltre tutto) nome per noi italiani difficilmente pronunciabile e che sarebbe stato continuamente storpiato e decidiamo sul momento di sceglierne un altro, ma quale? Notte insonne e risveglio senza soluzione, durante il lungo viaggio continuavamo a pensarci, senza risultato quando l'avvocato bulgaro che ci accompagnava, facendosi tradurre l'argomento di conversazione non ha esordito con "perché non lo chiamate Stefano" e così è stato. Dopo un lungo viaggio fra le montagne finalmente arriviamo a Stojkite ridente villaggio fra le montagne dove si trova l'istituto, lasciamo tutto in macchina tanta è la voglia di conoscere il nostro piccolo!!! Entriamo con Irena dove veniamo accolti dalla direttrice che ci fa accomodare nel suo ufficio e dove trenta secondi dopo entra un bimbetto con due grandi occhi neri ed un faccino disorientato e spaurito che sedutosi vicino a noi ci guarda serio serio dall'alto in basso quasi sottoponendoci ad un esame (anche se poi mi ha detto che la sensazione era reciproca). La direttrice gli parla ed all'infuori di qualche DA (si) detto fra le labbra non dice nulla. Irena ci invita tutti ad andare al ristorante in modo da sciogliere il ghiaccio, ed è lì che scopriamo che Stefano è un bambino deciso che sa quello che vuole anche nella scelta di quello che deve ordinare al ristorante, compitissimo, non ha reagito neanche quando per ben tre volte si è visto portare via da sotto il naso il piatto in quanto aveva iniziato a piovere e cercavamo riparo. In tutto questo tempo ci siamo studiati a vicenda non sapendo bene come muoverci. Dopo pranzo ci siamo recati nell'appartamento di fronte all'Istituto dove avremmo soggiornato per i successivi quindici giorni. Il ghiaccio ha iniziato a sgretolarsi quando gli ho chiesto in quale letto voleva dormire e dopo aver attentamente valutato l'intera camera ed i due letti ne ha indicato uno con un sorriso (lì abbiamo tutti scoperto che un topolino gli aveva preso un dente davanti). Scarichiamo le valigie, tiriamo fuori i vestiti ed i giochi che gli abbiamo portato, i secondi non destano granché la sua curiosità mentre vuole subito provare i vestiti nuovi, ed è durante le varie prove che ad un certo punto si blocca e chiede ad Irina (l'interprete che starà con noi nei primi tre giorni di soggiorno e che è stata più che un amica per noi aiutandoci anche nelle piccole problematiche quotidiane): "Di chi sono i genitori questi signori?" La mia risposta è stata immediata "I tuoi se Vuoi" ci ha guardato entrambi e sorridendo ha detto "DA!" L'emozione è stata grande ancora oggi mi sento gli occhi umidi anche se in quel momento pur sentendoci scoppiare dalla gioia non siamo riusciti ad esternarla. Da quel momento in poi i baci gli abbracci si sono sprecati, il bimbo timido che ci squadrava è diventato un diavoletto che non stava mai fermo e non si stancava mai di coinvolgerci nei suoi giochi od esperimenti, così i primi quindici giorni insieme sono trascorsi allegramente fra camminate nei boschi in cerca di funghi, visite alle cittadine limitrofe su una vecchia "trabant"anni ‘60 (per chi non la conosce è un facsimile dell'auto di Fantozzi) e giochi con gli altri bimbi che vivevano in Istituto, il suo passatempo preferito era dividere tutti gli accessori, medicine e altro in -di mamma -di papà -di Stefano scegliere le valigie -la più grande di papà -la media di mamma -la più piccola di Stefano, e fare le prove ad infilarsi nella valigia più grande dicendo "anche Stefano Italia?!!" cosa particolare era che a seconda delle situazioni il suo nome era prima Orhan e se non otteneva diventava Stefano (ad esempio "Orhan può avere la caramella?" risposta NO! e Stefano ?). Purtroppo è rapidamente arrivato il momento della nostra partenza con Stefano che ha deciso di farci pagare caro il distacco combinandone di tutti i colori, sino al momento di lasciarci quando è ritornato il bimbo timido con gli occhi pieni di lacrime che dopo un ultimo saluto ed un bacio è stato mandato dalla direttrice a dormire con gli altri bimbi (il suo ultimo tentativo per venire in Italia è stato quello di presentarsi con il nome Stefano all'autista dell'auto che era venuta a prenderci ). I mesi successivi sono stati lunghissimi anche perché non avevi possibilità di metterti in contatto con Lui per problemi di lingua e le notizie che avevi arrivavano sempre solo dalla direttrice. Il 5 dicembre arriva una magnifica telefonata di Irena che ci dice che il giorno precedente c'era stata l'udienza in Tribunale e che tutto era andato bene, dovevamo solo aspettare che venissero espletate le pratiche burocratiche per il rilascio del passaporto. Il 17 gennaio 2003 tutte le coppie che aspettavano di partire per la Bulgaria si ritrovano a Ciriè per un corso di aggiornamento, Cinzia comunica a noi ed ad altre 2 coppie che saremmo partite entro il 10 di febbraio, non ci sembra vero, non stavamo più nella pelle dalla gioia, invece il 31 dello stesso mese siamo scesi dalle stelle alle stalle, Giancarlo ci comunica che fino a marzo non si parte!!!. Se sino a quel momento avevo retto bene la separazione, a quel punto sono crollata, pensavo al mio topolino che rimaneva ancora là in attesa di mamma e papà. Finalmente a metà febbraio la conferma che la data per la partenza è il 2 marzo con rientro già programmato per 3 biglietti il 10, ed allora prepara le valigie, controlla e ricontrolla che tutti i documenti siano in ordine, ma forse sarebbe meglio portare anche questo oppure quello e così via. Il 2 marzo sembrava una data lontanissima ed invece alla fine è arrivata, siamo saliti sul nostro aereo e volati a prendere Stefano. La prima volta non eravamo riusciti ad immortalare il nostro primo incontro per il rapido evolversi degli eventi e questa volta ci eravamo preparati per tempo, siamo scesi dalla macchina armati di macchina fotografica e telecamera, ma ce ne siamo dimenticati nel momento in cui Stefano sentendoci arrivare è sbucato fuori dalla porta dell'Istituto per venirci incontro, l'attesa era stata dura per noi ma più per Lui, un abbraccio ed un bacio ci hanno dato la consapevolezza che finalmente eravamo insieme e nessuno poteva più separarci, anche se quei momenti non sono stati immortalati, rimarranno sempre con noi nel nostro cuore. Sono passati tre mesi da quel giorno ed il nostro topolino, ogni giorno ci regala una gioia nuova, e qualche problemino in più da affrontare. Arriva il suo ultimo giorno di scuola, periodo trascorso senza traumi pur con qualche episodio non proprio edificante (morso alla bidella perché lo teneva, irrequietezza a stare a posto, qualche dispetto ai compagni) e non vede l'ora di partire per il mare, anche se gli spiace lasciare i suoi compagni con cui si è trovato subito bene e che invita spesso a giocare con lui a casa. Oggi i risultati (Stefano è molto emozionato, il suo cuoricino ha qualche decina di battiti in più) “Spera di essere promosso” leggiamo insieme i risultati “ammesso alla 2° classe” i suoi occhi brillano di felicità . Ci spiace solo che in questo momento stia dimenticando le sue radici e la sua lingua, in quanto lui vuole essere a tutti i costi un bambino italiano. Il nostro viaggio è stato difficoltoso, irto di intoppi ma da quando la voce e la presenza di Stefano ci riempiono la casa pensiamo che valeva la pena di compierlo sino in fondo.