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Storia di una mamma

Storia di una mamma
15 apr 2005

Questa e' una storia di adozione che va decisamente contro corrente rispetto a tutte o almeno a molte di quelle sentite, una storia dove nulla è andato storto, una storia nata e cresciuta sotto una BUONA STELLA, che nulla lascia al caso e che di ogni cosa, magari non subito, ma trova il motivo.. Ma partiamo da un po’ piu' lontano. La nostra storia comincia più o meno nel 1994, circa un anno dopo il nostro matrimonio. Da subito abbiamo cercato di avere dei figli ma non arrivavano, e visto la nostra giovane età e la nostra impazienza, subito abbiamo pensato che ci fosse qualcosa che non andava, e infatti è proprio così. Noi non possiamo avere figli, ovvero ci sono pochissime probabilità che ciò accada in maniera biologica. L’adozione ci è stata proposta la prima volta proprio da un medico del centro di sterilità al quale ci eravamo rivolti, lì per lì ci è caduta addosso come un sasso tra capo e collo, se proprio un dottore di proponeva l’adozione voleva dire che non c’erano alternative… All’inizio non è stata vissuta e accolta da noi come una cosa bella, ma come una sorta di veto definitivo al nostro “diritto di avere un figlio”; si perché era questo che pensavo, ero giovane, avevo un buon lavoro, una casa dignitosa, perché proprio a me questa “disgrazia” quando ci sono persone che buttano i bambini nel cassonetto???? Passata la rabbia e la delusione ma non la voglia di combattere questa “ingiustizia”, ho tentato più volte con la fecondazione assistita: probabilità di rimanere incinta 2/3%, probabilità di portare a termine la gravidanza 25% circa. Ho un diploma di ragioniera, so bene come si calcolano le probabilità, ma con la testa al cuor non si comanda, e tanto meno all’orgoglio. Ho investito quasi tre anni della mia vita in questa avventura, e il mio orgoglio e il mio ego ne sono usciti a brandelli. E’ stata l’esperienza più artificiale e innaturale che abbia mai vissuto. Ma forse è stato proprio per questo che ho iniziato il cammino dell’adozione con un umiltà che non è affatto tipica del mio carattere ma che mi ha permesso di aprirmi senza pregiudizi a questa nuova esperienza. Contro corrente dicevo, è proprio così; in mezzo a esperienze di lungaggini burocratiche più o meno giustificate, noi siamo l’eccezione, dopo meno di due anni dalla presentazione della domanda al Tribunale dei Minori di Milano, noi eravamo genitori felici di Minh Trang Emanuele. In questi due anni abbiamo incontrato una marea di persone decisamente straordinarie; l’assistente sociale di zona e lo psicologo, che ci hanno fatto i colloqui preliminari, e anche i giudici del Tribunale dei Minori, i quali dopo aver sondato la nostra convinzione a perseguire la strada dell’adozione, ci hanno dato utili e preziosi consigli, non ultimo quello di frequentare altre famiglie che già stavano vivendo questa esperienza; conoscemmo così Ambrogio ed Emi, i capostipiti dei nostri fortunati incontri, genitori responsabili di una figlia adottiva, uno naturale e di una bimba in affido. Sono state le prime persone che pur senza averci mai visti, ci hanno aperto la loro casa e ci hanno parlato di tutte le difficoltà che loro per primi avevano incontrato e ci hanno messo un contatto con un’associazione della quale anche loro facevano parte, Famiglie per l’Accoglienza. Abbiamo frequentato quello che loro chiamano minicorso, che altro non è che l’ascolto dell’esperienza di adozione già vissuta da altre 2-3 coppie relatrici. Esperienze che non si limitavano alla descrizione dell’aspetto burocratico, ma che desse la possibilità di capire quali problematiche andavano da noi approfondite prima di prendere la decisione di adottare un bambino. Sempre da una coppia di questa associazione siamo venuti a conoscenza del NAAA, al quale ci siamo rivolti subito dopo aver ottenuto l’idoneità del tribunale, maggio 98. Al primo incontro il Rino ci ha esposto la maniera di operare del NAAA, al secondo incontro, mentre noi gli portavamo i documenti per l’iscrizione all’associazione usciva l’eventualità NEPAL, al terzo incontro ci siamo ritrovati in lista sul VIETNAM; tra le coppie cavia di quel paese. Per preparare la documentazione ho utilizzato tutta una settimana di ferie rincorrendo uffici per vidimazioni, lettere e referenze. A fine luglio 1998 i nostri documenti partivano per il Vietnam. 28 ottobre 1998 avevamo l’abbinamento con Minh Trang: non dimenticherò mai l’emozione di quella sera. La proposta di adozione diceva solo SANO ma quella foto inviata mediante e-mail, quei due occhi neri che mi guardavano, quel sorriso, sembrava dirmi proprio “mamma, ti sto aspettando!”. Da subito mi è sembrato il bambino più bello del mondo (naturalmente) e dal quel momento già lo sentivo mio figlio. Pochi giorni dopo ci arrivava la telefonata di convocazione del tribunale relativamente alla nostra domanda di adozione nazionale, non ci siamo andati… 5 Marzo 1999 la partenza per il Vietnam. Siamo partiti in 3 coppie, 1 papà e Ferruccio del NAAA, ora Zio Ferry per tutti. Viaggio interminabile: dell’arrivo a Saigon, oltre alle facce severissime dei doganieri ho ancora impresso il traffico cittadino, mai visto tante biciclette e motorini tutti insieme. Insomma, 10 Marzo, ora locale 8 circa arrivavamo in istituto, la cerimonia dura circa mezz'ora, quando arrivano i bambini pianto generale genitori e figli, breve visita all’istituto e di nuovo partenza. Ero talmente agitata che non ricordo bene le emozioni di quella mattina, forse perché il bello deve ancora venire….. Dal primo istante tutto mi è sembrato estremamente naturale, tenerlo in braccio, dargli il latte con il biberon, pulire il suo vomito dal giubbetto di papà, persino cambiargli il pannolino, non ricordo perché o come, ma mi sembrava di averlo già da sempre. Dopo 600 km di pulmino, in serata di nuovo in albergo a Saigon e subito portiamo i bambini in clinica per i controlli di routine. In istituto avevano dato dei medicinali per 3 dei 4 bambini consegnati ma non sapevamo bene cosa farne. La pediatra visita prima le due bambine; scabbia, avitaminosi, catarro, poi arriva il turno di Emanuele, cominciamo a compilare la cartella con l’aiuto di Beth come traduttrice, gli misuriamo la febbre, finalmente entro per la visita. Ad un certo punto la pediatra si volta e ci guarda, poi ricontrolla, poi si rivolta. La pediatra è spagnola e parla solo con Ferry, lui è l’unico che la capisce e poi i papà erano rimasti in albergo. Intuisco comunque che qualcosa non va.Ferry traduce che pare ci sia una massa dura poco sotto le costole: suggerisce una radiografia. In meno di 5 minuti siamo già in sala radiografie, io e Thai teniamo fermo Emanuele che piange disperato spaventatissimo da quella enorme macchina che gli cala addosso. Naturalmente io sto già pensando al peggio ma in quel momento il peggio non era per me il fatto che potesse essere un tumore, quanto il fatto che non gli permettessero di uscire dal Paese o che non potesse volare e quindi non potesse venire via con me. Finita la radiografia l’istinto mi portava a stringerlo forte forte e, per quanto possibile, la paura è cresciuta quando con la radiografia in mano la pediatra chiede il parere di un altro medico, poi ci chiama nella stanza, io Emanuele e Ferry, agli altri dice di restare fuori e chiude la porta: ho creduto di morire in quell’istante! Sempre in spagnolo la pediatra comunica che si tratta di “fecis” o qualcosa del genere, il Ferry non capiva ma io subito dissi “cacca?”, Ferry chiese nuovamente “merd?” alla conferma della pediatra che si trattava di costipazione io cominciai a piangere ma non ho smesso di stringere a me Emanuele fino a quando non sono tornata in albergo. Ancora adesso a distanza di un anno il solo pensiero di quel momento mi fa venire le lacrime agli occhi e non ne parlo molto volentieri perché parlarne mi fa rivivere le stesse fortissime emozioni. A volte mi domando come è possibile amare così tanto un bambino che conosci da così poco tempo? E’ possibile creare un legame così forte in poche ore? Era predestinato il nostro incontro o le mie sono solo immaginazioni? Molte persone mi hanno chiesto come fanno ad abbinare i bambini e se ho potuto scegliere. Io non ho scelto e mai avrei voluto, ma se avessi dovuto farlo, certamente non avrei potuto scegliere meglio di così. Minh Trang Emanuele dimostra di assomigliarmi in maniera esagerata: sorridente, disponibile e contemporaneamente deciso e caparbio, sa essere tenerissimo e anche un tremendo rompiscatole. Evidentemente la mia BUONA STELLA era anche la sua e magari, perché no, anche quella del suo probabile prossimo fratellino. Una mamma felice!