E' arrivato l'uragano Filippo
La nostra avventura iniziò nel dicembre 1998, quando decidemmo di adottare un bimbo. Dopo una serie di incontri con assistente sociale e psicologo, contattammo un'associazione che opera in Russia. La lista d'attesa era lunga, ma comunque il decreto di idoneita' ancora non c'era per cui aspettare non era un problema. Un giorno navigando nel mare di siti che riguardano le adozioni ne trovammo uno che ci incuriosi': " N.A.A.A." decidemmo di telefonare per chiedere informazioni. Ci rispose lo "zio Ferry" e come se ci avesse conosciuto da sempre ci tenne almeno mezz'ora al telefono senza spiegarci nulla, invitandoci ad andare a trovarlo in associazione. Ci venne proposto di adottare in Vietnam: era al di la' di ogni nostra immaginazione, ma fu come un colpo di fulmine, iniziammo da subito a sognare un bimbo con gli occhi a mandorla. La cordialita' e la familiarita' con cui fummo accolti furono decisivi, per cui ci affidammo al N.A.A.A. La vigilia di Natale 1999 arrivo' il decreto, a meta' gennaio erano pronti i documenti per il Vietnam e il 24 marzo, dopo aver ricevuto una telefonata da Ferry che ci fece ribollire il sangue, eravamo a Cirie' per l'abbinamento. E' difficile spiegare cosa si prova quando ti viene mostrata la foto di un bimbo di 13 mesi che diventera' tuo figlio, c'e' da perdere la testa; tant'e' che sbagliammo pure strada al ritorno pur essendo la quarta volta che la percorrevamo. Inizio' cosi' l'attesa di Filippo (Minh Duc), ogni tanto arrivavano nuove foto che appendavamo ovunque e mostravamo a tutti, ci siamo persino ritrovati a parlare con quelle foto!! A fine Luglio quando meno ce lo aspettavamo arrivo' la telefonata di Ferry: si parte!!
Mercoledì 2 Agosto partenza per il Vietnam assieme alla famiglia Palmieri, e dopo un volo di circa 17 ore siamo a Saigon. All'uscita voli internazionali troviamo un caldo a dir poco soffocante e una marea di persone in attesa con cartelli di tutti i tipi, ma nessuno era per noi. Beh!!, cominciamo bene!!!. Dopo circa un'ora d'attesa, abbastanza scoraggiati, cediamo alle insistenze di un tassista e ci facciamo accompagnare all'Evergreen (sperando che fosse l'hotel giusto), farsi capire dal tassista e' stato veramente duro, il loro inglese e' indescrivibile. Una volta in hotel, ricevute le scuse per l'inconveniente all'aeroporto, ci viene comunicato telefonicamente da Beth che il viaggio all'istituto di Tra Vinh è fissato per domenica, per cui faremo per 2 giorni i turisti. Uffa!!! Almeno cerchiamo di passarli bene. Il primo giorno e' di rodaggio, a spasso per la citte', stravolti dal fuso orario, dal rumore e dalla marea di motorini; il secondo giorno ci avventuriamo sul Mekong, e bisogna ammetterlo, ne e' valsa veramente la pena. Finalmente e' domenica, ore 12 partenza a bordo di un pulmino accompagnati da Thai e dall'autista, 5 ore di slalom fra biciclette e motorini, fra risaie e villaggi sperduti, con gli occhi fissi al finestrino stupiti e incuriositi. Passiamo la notte a Tra Vinh, una notte insonne: domani e' il grande giorno. Alle 8 del mattino siamo tutti pronti nella hall dell'albergo con i doni per l'istituto e le autorita', i pannolini e un'agitazione che va a mille. Dopo qualche minuto siamo nel cortile dell'istituto, il direttore ci riceve, su indicazione di Thai lasciamo alcuni doni poi senza tante formalita' veniamo accompagnati dai bimbi. Il tragitto e' breve ma le gambe tremano, ci indicano l'ultima porta del corridoio, sentiamo chiamare: "Duc", un frugoletto si affaccia alla porta, è Filippo!!!
Con gli occhi lucidi per la commozione Anna Rita lo prende in braccio, lui accenna ad un pianto, poi inizia a sorridere e a giocare con tutto quello che gli passa sotto mano (occhiali, bottoni ecc.), sta gia' mostrando il suo caratterino da birbante. Passiamo in istituto un'oretta, poi di nuovo sul pulmino verso la sede del comitato del popolo per la cerimonia. Nella sala del comitato, i bimbi sono tranquilli in compagnia delle ragazze dell'istituto e ci guardano incuriositi. Firmiamo i documenti, Elisabetta Palmieri sbalordisce tutti con un breve discorso di ringraziamento in vietnamita, poi la consegna ufficiale dei bimbi e dei documenti con foto di rito. Alla fine della cerimonia, torniamo nell'Hotel di Tra Vinh per un paio d'ore di riposo prima del ritorno; Filippo piange disperatamente in braccio alla sua nuova mamma, noi siamo pieni di gioia e allo stesso tempo ci piange il cuore nel vederlo cosi' angosciato, ma poi si addormenta. Al risveglio Filippo e' gia' piu' tranquillo, ci osserva, si guarda intorno….chissa' cosa sta pensando!! Durante il viaggio di ritorno non guardiamo più il paesaggio, ma gli occhi sono fissi sui nostri bambini che, o dormono, o guardano incuriositi il mondo esterno. La sera, arrivati in hotel a Saigon, ci avventuriamo nel primo bagnetto: la nostra esperienza e' poca, la sua paura e' tanta, il risultato e' stato un pianto disperato. Passata la disperazione del bagno, Filippo inizia a fare conoscenza con i nuovi genitori, e con nostro grande stupore comincia subito a giocare e a sorridere tranquillo, non ci saremmo mai aspettati di fare amicizia cosi' in fretta. I giorni seguenti in attesa del passaporto, passano molto tranquillamente: visita di controllo, passeggiate al parco, in citta' e chiacchierate con i locali (per quanto possibile) che appena vedono una famiglia occidentale con un bimbo vietnamita ci fermano incuriositi. Venerdì 11 Agosto ci vengono consegnati i passaporti e l'indomani partiamo per Hanoi dove sbrigheremo il resto delle pratiche. La citta' e' molto piu' caratteristica di Saigon, ma non cambiano caldo e caos. Alloggiamo al Claudia hotel, meno lussuoso dell'Evergreen ma altrettanto accogliente, il clima e' quasi famigliare, Mrs Thuy (mamma Claudia) e' molto disponibile: gioca con i bimbi, ci aiuta a farli mangiare, ci consiglia e sa persino qualche parola di italiano, cosa chiedere di più?? Anche qui come all'Evergreen sono tutti molto disponibili, ed e' importante per i bambini perche' si sentono coccolare e rassicurare nella loro lingua, mentre cercano di capire se possono davvero fidarsi di questi nuovi genitori; in qualche momento forse ci e' sembrata invadenza, ma ripensandoci e' stato solo un grosso aiuto. Lunedì 14 incontriamo Bobo, l'intraprendente referente locale, che ci manda in tutta fretta all'ambasciata italiana per richiedere i visti d'ingresso in Italia per i bimbi. All'ambasciata ci attende una sgradita sorpresa: i visti per adozione sono temporaneamente sospesi fino a Settembre a causa di alcuni accertamenti in corso. A noi e' crollato il mondo addosso, le abbiamo pensate tutte!!
Chissà quando torneremo a casa… Nel pomeriggio veniamo convocati d'urgenza in ambasciata e ci viene comunicato che si fara' tutto il possibile per risolvere la nostra situazione per il meglio, ma e' ferragosto, per cui ci vorranno almeno un paio di giorni per sapere qualcosa; iniziamo ad essere piu' tranquilli (ma non troppo). Durante questi due giorni interminabili inganniamo il tempo con passeggiate al lago e al parco cercando di schivare biciclette e venditori ambulanti, ce ne sono ovunque e vendono di tutto, con un paio di loro abbiamo quasi fatto amicizia: li incontravamo anche tre volte al giorno. Venerdì 18 veniamo nuovamente convocati in ambasciata e con nostra immensa gioia ci vengono consegnati i documenti tradotti e i visti: possiamo partire!! Prima pero' festeggiamo: cena al Mama Rosa (ottimo ristorante italiano) con spaghetti e vino. Il mattino seguente di corsa all'Air France nel tentativo di anticipare il volo fissato per Mercoledì 23, ma tutto e' inutile, non c'e' posto, per cui continuiamo a fare i turisti. E finalmente arriva il grande giorno. A dire il vero siamo un po' preoccupati per il viaggio: tante ore di volo con Filippo che non sta fermo un attimo; e' sereno, tranquillo ma perennemente "in moto". Il pulmino che ci accompagna all'aeroporto è pronto, emozionatissimi salutiamo Mrs Thuy, tutto lo staff e partiamo. Lungo il percorso fino all'aeroporto con la mente salutiamo questo strano paese e ripensiamo a tutto quello che abbiamo vissuto in questi giorni che ci hanno cambiato la vita. Sbrighiamo le formalita' per l'imbarco e finalmente siamo in volo. Fino allo scalo tecnico di Bangkok Filippo se la passa mangiando e facendosi spupazzare dalle hostess, poi essendo notte tentiamo di addormentarlo nella piccola culla messaci a disposizione, dopo un bel pianto Filippo si addormenta risvegliandosi bello vispo a un'ora da Parigi, mentre noi non avendo chiuso occhio per controllarlo siamo praticamente in coma, comunque meglio noi che lui!! Dopo l'atterraggio pochi minuti per salutare i nostri compagni di avventura e di corsa all'imbarco per Bologna. L'ultima ora e mezza di volo passa in un attimo, a Bologna ci attende un comitato di nonni e zii impazienti di conoscere il nuovo nipotino, con tanta commozione e qualche lacrimuccia. Un'ora di auto e finalmente a casa, quando apriamo la porta una grossa sorpresa ci attende: i nostri amici ci hanno infiocchettato la casa e ci attendono all'interno con i loro figli (almeno 8 bambini) per festeggiare l'arrivo di Filippo, che per nulla intimidito, comincia subito ad ispezionare il territorio. Sono passati 4 mesi intensi ma meravigliosi, Filippo è davvero un dono grande ha invaso la nostra casa e l'ha trasformata come un uragano, un uragano di simpatia, di coccole e di capricci. Auguriamo a tutti di vivere un'esperienza come questa.


