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Nel 2019, grazie al NAAA, 55 bambini hanno trovato una famiglia

Il primo Paese di provenienza si conferma essere il Vietnam

Nel 2019, grazie al NAAA, 55 bambini hanno trovato una famiglia
07 feb 2020

Nel 2019 è stato registrato il più basso numero di adozioni internazionale degli ultimi vent’anni. Per la prima volta in Italia, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, le procedure adottive si sono fermate sotto quota mille. Nel corso del 2019 - si legge nel comunicato pubblicato sul sito della CAI - sono state concluse 969 procedure di adozione. Un declino del 14% rispetto all’anno precedente che concludeva con 1130 adozioni e una diminuzione del 3,4 rispetto al 2017”.

Ma il trend della decrescita non è registrato solo in Italia. Francia, Spagna e Germania riportano dati ancora più negativi e anzi, l’Italia dimostra di essere un Paese molto accogliente, secondo solo dopo gli Stati Uniti, anche verso i bambini che rientrano nelle liste special needs, ovvero bambini che hanno problematiche fisiche, psicologiche o perché semplicemente grandicelli.

"Nonostante un calo generalizzato riscontrabile in quasi tutti i paesi di provenienza dei minori - ci informa la CAI - alcuni paesi hanno invertito positivamente la tendenza come, per esempio, la Colombia e il Perù".

NAAA si conferma comunque tra i primi cinque enti italiani per numero di adozioni concluse: grazie all’intenso lavoro svolto dal nostro ente ben 55 bambini hanno trovato una famiglia. Il Paese da cui proviene il maggior numero di minori è il Vietnam, con 14 bambini. Al secondo posto c’è la Federazione Russa con 15 bambini seguito dal Perù con 11 bambini accolti.

Per quanto riguarda i tempi di attesa, oltre due adozioni su tre si concludono entro i due anni dal conferimento del mandato all’ente. I Paesi che registrano i migliori tempi sono l’Ucraina, la Federazione Russa e il Perù.

"Per il 2020 ci auguriamo - conclude Maria Teresa Maccanti, Presidente NAAA - che alcuni Paesi storici per il NAAA, come la Cambogia e la Repubblica Democratica del Congo, possano riavviare le procedure d’adozione interrotte ormai da molto tempo e con cui la CAI ha in corso una collaborazione per lo sblocco della situazione".