Storie di adozione: Il nostro viaggio verso Julio (Perù)
Con questa rubrica, il NAAA vuole dare voce alle famiglie adottive che hanno concluso il proprio percorso e desiderano condividere la loro esperienza, raccontando emozioni, attese, difficoltà, incontri e, soprattutto, la vita costruita insieme ai propri figli.
Sono storie diverse, ciascuna con il proprio percorso e le proprie sfide, ma tutte accomunate dalla scelta di aprirsi all’adozione e di trasformare un progetto di vita in una famiglia.
Attraverso queste testimonianze vogliamo offrire agli aspiranti genitori uno sguardo autentico su ciò che significa affrontare un percorso adottivo: con le sue attese e le sue incertezze, ma anche con la possibilità di scoprire che alcuni abbinamenti, apparentemente più complessi, possono essere affrontati e vissuti con consapevolezza, preparazione e accompagnamento.
Le famiglie che incontreremo in questa rubrica hanno scelto di raccontarsi proprio per questo: condividere la propria esperienza può essere un modo per informare, sensibilizzare e accompagnare chi oggi si trova all’inizio del proprio cammino.
Perché ogni storia di adozione è un viaggio unico. E ogni viaggio, quando si conclude, può diventare una storia da condividere.

Com’è stata la vostra esperienza con l’ente?
“Guarda, noi ci siamo trovati davvero bene. È stata un’esperienza molto positiva fin dall’inizio. Abbiamo incontrato persone che ci hanno accompagnato passo passo: Monia, Marlene, Hugo… e la Dottoressa Rossi, che per noi è stata davvero eccezionale. Ci siamo sempre sentiti seguiti.”
Come avete vissuto l’attesa?
“L’attesa… è stata tosta”, raccontano. “Abbiamo iniziato a preparare i documenti a gennaio 2020, senza immaginare minimamente cosa sarebbe successo con il Covid. Dopo la relazione della Dottoressa Rossi e dell’assistente sociale, è stato un po’ come entrare in un limbo.”
“Con il lockdown era tutto fermo. Non potevamo fare niente e questo ci metteva tanta ansia, soprattutto per le scadenze dei documenti. Avevamo paura che non venissero prorogati e che in Perù non capissero la situazione.”
Poi sorridono: “Però c’è stata anche una coincidenza bella: i documenti sono stati spediti e ricevuti a luglio 2020, che è lo stesso mese in cui è nato Julio, e sono stati protocollati il 16 luglio, che è anche l’onomastico del suo papà.”
La mamma aggiunge: “Io l’ho vissuta proprio come se fossimo in mezzo al mare, su una barca. Ci siamo aggrappati tanto alla fede… è stata fondamentale. E poi cercavamo di distrarci: passeggiate, chiacchiere, serie tv. Guardavamo This is us e, in un certo senso, ci ha aiutati ad aprire la mente su tante cose legate all’adozione.”
Ci sono stati momenti difficili?
“Sì, tanti”, ammettono. “E li abbiamo affrontati da soli, uno con l’altro. Non è semplice quando il dolore è lo stesso per entrambi: da una parte ti capisci al 100%, dall’altra non sai davvero come aiutare l’altro.”
“La fede anche lì è stata importante. Pregavamo tanto, ci stringevamo, cercavamo di ritagliarci momenti nostri. Abbiamo fatto anche qualche gita: Padova, Assisi, Napoli… giravamo per santuari e monasteri. Era un modo per staccare, ma anche per trovare un senso a quello che stavamo vivendo.”
E l’esperienza in Perù com’è stata?
“Bellissima… ma non senza intoppi”, raccontano. “Siamo partiti il 9 dicembre 2022 e due giorni prima c’era stato un colpo di stato. Questo ha rallentato alcune pratiche, soprattutto i documenti di Julio, e abbiamo perso una decina di giorni. Da lì è stato un po’ tutto a catena, come ci aveva detto Hugo.”
“Però quei due mesi… sono stati i più belli della nostra vita. Ci sembrava di volare. Dormivamo pochissimo, perché Julio doveva abituarsi a una vita completamente nuova, ma eravamo felici.”
“Anche le cose più semplici diventavano particolari. Julio si svegliava alle 6, ma a Lima prima delle 10 non apriva nulla… quindi facevamo colazioni infinite”, ridono. “Le giornate erano lente, ma belle. Passeggiate, gite, momenti tranquilli… alternati a giornate più piene per tutte le pratiche.”
E su Hugo dicono: “Per noi è stato fondamentale. Sempre presente, sempre comprensivo. Anche nei momenti in cui eravamo stanchi o arrabbiati, lui riusciva a capirci.”
Il rientro in Italia com’è andato?
“Molto bene, meglio di quanto pensassimo. Eravamo un po’ preoccupati per il viaggio, 24 ore sono tante, ma Julio è stato bravissimo: nel primo volo ha dormito praticamente sempre.”
“Per lui era tutto nuovo, ed era bellissimo vederlo. Aveva una curiosità incredibile: guardava tutto, le persone, gli aerei, il traffico… sembrava in un parco giochi. Era affascinato dai motori, dalle ruote… infatti adesso va matto per le macchinine.”
“Quando siamo arrivati a casa era felicissimo. E la cosa che ci ha fatto sorridere è che si è emozionato più per la cucina che per la sua cameretta”, raccontano. “La prima notte abbiamo dormito tutti insieme e pian piano abbiamo costruito la nostra routine.”
E il periodo di monitoraggio?
“Un po’ complicato da organizzare”, spiegano, “perché dovevamo andare a Carpi e incastrare tutto non era semplice. Però i colloqui sono stati tranquilli, sereni.”
“Julio è un bambino che osserva tanto prima di lasciarsi andare. Il primo giorno, da soli, abbiamo giocato, mangiato… e a un certo punto gli ho fatto il solletico e lui è scoppiato a ridere fortissimo.”
“Le suore e le assistenti sociali ci dissero una frase che non dimenticheremo mai: ‘quando Dio ci mette la mano, unisce subito due parti mancanti del puzzle’.”
E concludono: “Con Julio è stato amore immediato. A volte sembra davvero di averlo sempre avuto. Si è creata una sintonia naturale… e oggi non riusciamo nemmeno a immaginare la vita senza di lui.”


