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Epatite C

28 ago 2007
a cura della dssa BOCCUZZI Adriana L’epatite da virus C (HCV) è un’infezione virale endemica in tutto il mondo: all’incirca il 3% della popolazione mondiale (170 milioni di persone) risulta infetta. Il riconoscimento dei bambini infetti è particolarmente importante per permettere un corretto monitoraggio e gli eventuali trattamenti adeguati. La prevalenza (percentuale di popolazione affetta) dell’HCV è variabile nelle diverse regioni geografiche. Nell’Europa dell’Est, in Medio Oriente e in Asia la prevalenza si aggira tra l’1 e il 5%, mentre negli stati dell’Europa Occidentale, dell’America del Nord ed in gran parte di quelli dell’America Centrale risulta inferiore (intorno all'1%). La trasmissione del virus C dell’epatite nei bambini può avvenire per via verticale, cioè per trasmissione materno-infantile, oppure per via parenterale, cioè attraverso il contatto con sangue infetto (trasfusioni di sangue o emoderivati, punture con strumenti contaminati). Negli ultimi anni grazie al maggior controllo sulle trasfusioni e su tutte le procedure medico-infermieristiche il numero di bambini infettati per via parenterale è notevolmente calato. La via di trasmissione materno-infantile risulta quindi attualmente la principale causa di infezione nei soggetti in età pediatrica. All’incirca il 5% dei bambini nati da madri HCV-positive risulta infetto. Il rischio di infezione aumenta al 10-11% nei casi in cui sia riscontrabile RNA virale (HCV RNA) nel siero materno al momento del parto e un ulteriore aumento del rischio è stato registrato in caso di madri contemporaneamente infette da HIV. A differenza di quel che riguarda l’epatite B, non sono stati individuati fino a questo momento mezzi efficaci per ridurre la trasmissione perinatale dell’epatite C e non risulta ancora chiaro se la trasmissione avvenga prevalentemente durante la vita fetale o al momento del parto. In confronto al virus B dell’epatite (HBV), la trasmissione del virus C (HCV) nei normali contatti familiari è inusuale, ma può avvenire attraverso l’esposizione al sangue infetto anche non evidente (scambio di spazzolini da denti, rasoi, ecc.). Sono stati caratterizzati sei differenti genotipi di virus C. I genotipi 1 e 2 sono ampiamente distribuiti nel mondo, con una prevalenza negli Stati Uniti e nell’Europa Occidentale dei sottotipi 1a e 1b, seguiti dai genotipi 2 e 3. Il genotipo 4 risulta più diffuso in Africa, in particolare in Egitto, il genotipo 5 in Sud Africa mentre il genotipo 6 è più frequentemente riscontrato nei pazienti provenienti dal Sud Est asiatico. Il genotipo virale è importante in quanto determina alcuni aspetti clinici dell’infezione e soprattutto la responsività ai trattamenti. Generalmente l’epatite C nei bambini decorre in maniera asintomatica, alcuni bambini possono presentare dolori addominali, inappetenza e sintomi simil-influenzali. La comparsa di ittero di verifica nel 4-25% dei casi e solo raramente sono stati descritti casi di epatite acuta fulminante. Dopo l’esposizione al virus il periodo di incubazione risulta di circa 6 settimane. La progressione dell’infezione dopo la fase acuta è estremamente variabile e soprattutto nei bambini non si ha ancora una conoscenza completamente definita dell'andamento a lungo termine. La giovane età sembrerebbe però avere un ruolo in qualche modo protettivo nell'andamento dell'infezione ed anche la trasmissione per via materno-infantile sembrerebbe determinare un decorso dell'epatite C meno grave rispetto a quella contratta per via parenterale. E' stata riporata in alcuni casi la scomparsa spontanea del virus entro i tre anni di età. In genere l'infezione da HCV nel bambino è una condizione ad evoluzione favorevole anche se in alcuni casi può comunque evolvere in epatite cronica e, nell'arco degli anni, in fibrosi epatica, cirrosi e, eccezionalmente, epatocarcinoma. La diagnosi di infezione da HCV è basata su due tipi di test di laboratorio: il dosaggio degli anticorpi anti-HCV circolanti e la ricerca della presenza del virus nel sangue del paziente (HCV RNA). Solo quest'ultima permette di avere la certezza della presenza di infezione. E' importante ricordare che un'elevata percentuale di neonati nati da madri HCV-positive ha nel sangue anticorpi anti-HCV che derivano dal passaggio transplacentare degli anticorpi materni. Tale positività si può mantenere fino ai 12-18 mesi di età. Quindi la presenza di anticorpi anti-HCV nei primi mesi di vita non significa obbligatoriamente che sia stata contratta l'infezione. La certezza di infezione è data dal riscontro ripetuto di HCV RNA nel sangue. La presenza di HCV RNA nel sangue non vuol dire necessariamente che il fegato sia danneggiato: i marcatori di danno epatico generalmente utilizzati sono le concentrazioni sieriche di transaminasi. Nei bambini HCV RNA positivi va sempre comunque attuato il monitoraggio dell'infezione con periodiche valutazioni del danno epatico. Altri esami come la biopsia epatica e la determinazione dei genotipi virali vengono riservati a casi selezionati. La decisione di trattare o meno un'infezione da HCV nei bambini va presa valutando ogni singolo caso, tenendo in considerazione sia i vantaggi sia gli effetti collaterali della terapia. Questa è attualmente basata sull'utilizzo di farmaci antivirali come la ribavirina e dell'interferone.