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Finalmente il momento è arrivato, si parte

di Fam. Riservato

Finalmente il momento è arrivato, si parte
09 ott 2008

Quanta agitazione nei pochi giorni a disposizione per preparare tutto, la scuola di Alessandra, il lavoro, la famiglia, e…eccoci in aeroporto con quelli che si riveleranno favolosi compagni di avventura.

Ad Hanoi, nonostante il lungo viaggio, siamo tutti carichi di energia, un bellissimo pulmino con tanto di tendine di pizzo ci accoglie e ci porterà all’Army Hotel dove, fortunatamente, veniamo sistemati tutti vicino. Mentre il pulmino percorre le strade, guardo per la prima volta il paese di mio figlio e ho paura di non riuscire ad innamorarmene perché ho ancora negli occhi il sole, i colori, i sorrisi, la musica, il mare e tanto di più del Brasile, il paese dove è nata Alessandra la sorellina più grande che ora ha 10 anni. Qui i colori sono più tenui, la gente ha sorrisi tristi, la musica è rappresentata dal suono dei clacson e la vita sembra scorrere lenta.

Comunque, tutti viviamo i primi giorni come in un limbo, facciamo i turisti in attesa che Bobo ci comunichi il giorno in cui finalmente incontreremo i nostri figli, i miei sentimenti sono contrastanti vorrei che arrivasse subito questo momento ma anche vorrei avere più tempo (e ne ho avuto tanto perché l’attesa è stata lunga) perché ho paura, in fondo siamo due estranei, ci piaceremo? Il 19 dicembre, alle 13 circa si parte alla volta di Thai Nguyen, dopo un viaggio durato circa 2 ore, finalmente arriviamo all’istituto, gli ospiti presenti ci guardano incuriositi, ad un bambino che gioca nel cortile diamo delle caramelle, veniamo fatti accomodare in una stanzetta, scattiamo delle foto prima le mamme e poi i papà e…arrivano i bambini.

Bobo inizia a chiamare le coppie, noi siamo i primi, “fam Riservato - Bison” mi tremano le gambe e poi eccolo il piccolo Van Thanh, l’unico maschietto del gruppo, le altre sono 5 splendide signorine, è uno scricciolo e a guardarlo viene in mente un folletto delle favole, il suo odore ricorda quello dei cereali, indossa 2 calzini di colore diverso ed un cappellino con il pom-pom. Non piange, ci guarda con i suoi occhioni scuri, è così fragile e ha la forza di spazzare via in un istante tutte le paure che fino a quel momento mi avevano accompagnato, ora l’unica preoccupazione è prendersi cura di lui. Anche per gli amici che ci accompagnano tutto avviene in un clima di grandi emozioni, chi ride e chi piange di gioia.

Dopo la cerimonia alla casa del popolo, si parte per il rientro in albergo e durante il viaggio di ritorno Lorenzo (abbiamo deciso di chiamarlo così) non piange mai e la cosa mi stupisce perché ricordo che Alessandra invece aveva pianto tanto. All’arrivo lui buono buono beve il suo latte, ne poco e ne tanto, continua a non piangere, durante la notte sembra caldo, ma io e Mauro, mio marito, pensiamo sia dovuto anche allo stress di tutti questi cambiamenti, l’alimentazione, il viaggio, le persone che lo circondano, l’ambiente ecc.

Il pomeriggio del giorno dopo costatiamo che ha la febbre alta e quindi senza esitazione corriamo all’SOS Clinic e solo allora scopriamo che ha la polmonite ed anche grave, il medico olandese parla in inglese, non capisco nulla, incominciano a mettere in quel piccolo braccino una flebo perché è disidratato con la prima dose di antibiotico, gli fanno la lastra, gli danno l’equivalente della nostra tachipirina e solo durante la notte la febbre inizia a scendere. Sono momenti di angoscia e solo all’ora mi vengono in mente le parole dette da Cinzia all’ultimo incontro paese che vai, è come se i bambini fossero sull’orlo di un precipizio e solo quando capiscono che sotto ci sono delle braccia che li prenderà decidono di lasciarsi andare e così è stato sia per Lorenzo ma anche per tutte le altre bambine dopo.

La mattina dopo mi viene comunicato che veniamo trasferiti all’ospedale francese e qui un bravo medico si occuperà di Lorenzo e mi tranquillizza dicendomi di non aver paura. Non so come avremmo affrontato la situazione se non avessimo avuto il sostegno di tutte le altre coppie: di Angelo che per sua sfortuna parla bene l’inglese e quindi ha dovuto mantenere per noi la lucidità che il momento richiedeva, me lo ricordo la sera al pronto soccorso, mentre io piangevo, lui cercava di consolarmi, nel frattempo mio marito Mauro era dovuto rimanere con Alessandra in albergo che era spaventata. Di tutti gli altri che si sono poi occupati della sorellina Alessandra ogni qual volta mio marito doveva raggiungermi in ospedale, di Natale e della fam Romoli che sono venuti a trovarci in quella piccola stanzetta d’ospedale.

Ricordo anche quando Alessandra ha chiesto al medico francese se avrebbe potuto trascorrere il Santo Natale con il fratellino e questi le promise che avrebbe fatto il possibile ed, infatti, il 23 dicembre eravamo di nuovo in famiglia, sì perché si può proprio dire che eravamo diventati una grande famiglia. Penso di aver trascorso uno dei natali più belli della mia vita, ricordo la precisione di Massimiliano nell’organizzare la festa, il cibo ordinato dal mitico ristorante “mamma rosa” che era ormai freddo quando ci siamo seduti a tavola, il panettone ed il caffè che alcuni di noi avevano portato dall’Italia, il coro improvvisato, insomma l’importante era essere tutti insieme con i nostri bambini.

Anche le bambine dei nostri amici, chi prima e chi dopo, hanno dovuto fare un viaggio al pronto soccorso per malesseri più o meno gravi ma l’importante è che tutto si è risolto per il meglio. Senza accorgerci, eravamo giunti alla partenza per il ritorno a casa, dove poi le nostre strade si sarebbero divise. Quante volte Alessandra ha pianto dicendo che le mancavano il Vietnam e tutti gli amici, è stata un’esperienza così intensa e forte per tutti noi che non è stato facile lasciare questo paese che ora vedo con occhi diversi, dove la gente ha sorrisi dolci e la vita scorre lenta senza la frenesia di casa nostra. Ora, alla sera, quando i pensieri mi impediscono di prendere sonno, chiudo gli occhi e mi immagino di essere ancora in Vietnam o in Brasile, percorro le strade di questi meravigliosi paesi e mi sembra ancora di sentire gli odori ed i suoni di questi luoghi così diversi tra loro ma così importanti per me.

Quella che segue è la poesia che la sorellina Alessandra ha scritto per il fratellino:

“E’ la parola fiore che ti dice quanto è bello tutto ciò un nuovo bambino che entra nei nostri cuori una mamma ed un papà che tutti i giorni ti fanno un sorriso e ti dicono vi vogliamo bene e poi era ora che arrivavi Lorenzo questa è la mia dedica sulla mia famiglia e che è diventata anche la tua.”