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mag
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Il ritardo motorio

Domenica 19 Giugno 2016

Dalle h. 14.30 alle h. 16.30

Presso la sede Marche di Naaa Onlus - Via Santa Chiara 15 – Urbino (PU)

Naaa Onlus, ATS IV – Comune capofila Urbino e Centro Pippi Calzelunghe di Fano

Presentano il seminario

“Il ritardo motorio”

La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti gli interessati. L’ iscrizione per la partecipazione è obbligatoria.

Il seminario sarà tenuto dalla Dott.ssa Selena Astuni – Psicologa e Responsabile del Centro Pippi Calzelunghe di Fano (PU)

Durante il seminario saranno utilizzati come strumenti supportivi slide e vignette cliniche, ovvero esempi di bambini del Centro Pippi Calzelunghe di Jonas.

Il ritardo motorio spesso viene associato a quello psichico, ma non sempre è una regola, quello che però riscontriamo è un’associazione tra la difficoltà di simbolizzare il proprio corpo e il ritardo motorio. Il movimento del nostro corpo può subire un’alterazione a seconda di quanto è alterata l’immagine corporea. Infatti il corpo non è costituito solo da componenti organico-biologiche ma anche da quelle psico-relazionali, cioè comunicative. Se manca la componente comunicativa il corpo si muove come un robot, se l’immagine del proprio corpo non è ben integrata e il corpo non ha acquisito un valore simbolico, il corpo resta imprigionato nella sua dimensione meccanica, inespressiva. La goffaggine, l’impaccio motorio, le problematiche di lateralizzazione sono tutte manifestazioni fenomenologiche-comportamentali, dettate da una difettosa percezione strutturale. Per la psicoanalisi il corpo è anche teatro dell’inconscio, sulla sua superficie si scrive la storia del bambino e l’osservazione di questi sintomi privi di patologie organiche , mettono in evidenza una mancata soggettivazione, ovvero l’assunzione di una coscienza del proprio corpo; in questo caso, l’atto motorio, non si svincola dalla pura finalità di movimento.

Lo sguardo dell’altro primordiale, cioè del genitore al bimbo appena nato può produrre o no l’umanizzazione del corpo del bambino. Uno sguardo critico o ansiogeno può far emergere delle insicurezze sul buon funzionamento di quel corpicino che sta prendendo forma, ma altrettanto decisivo è la forza del desiderio delle famiglie adottive che incontreranno quel bambino e potranno guardarlo con uno sguardo diverso, desiderante, non intrusivo, non minaccioso. La cura amorevole, l’accoglienza e il riconoscimento diventeranno i primi trattamenti inconsapevoli.

Per info:
Sandra Crowther
Naaa Onlus - Sede Marche
T 0722.320742 C 340.0780489 E sandra@naaa.it